Salvo FALLICA* – La parabola del Camaleonte (“Inseguendo un’ombra”, un romanzo di Andrea Camilleri)

 

 

Scaffale*



LA PARABOLA DEL CAMALEONTE

“Inseguendo un’ombra”, il nuovo romanzo di Andrea Camileri

****

Vi sono personaggi che segnano la storia per la loro grandezza, la loro coerenza etica. Ve ne sono altri che sul palcoscenico della storia si affacciano per la loro capacità camaleontica, per il loro opportunismo, e pur avendo notevole talento non vogliono davvero realizzarlo ma utilizzarlo per ottenere sempre nuovi vantaggi.

Nella ricostruzione romanzesca del nuovo libro di Andrea Camilleri, Inseguendo un’ombra , (pagine 256, euro 14, da oggi nelle librerie edito da Sellerio), l’ambigua, complessa e misteriosa figura di Samuel ben Nissim, poi divenuto Guglielmo Raimondo Moncada e ancora Flavio Mitridate, rientra in questa seconda categoria. Con un’aggiunta non irrilevante: una forma di cattiveria, spesso sadica, che più volte depotenzia la pragmaticità del suo opportunismo creandogli effetti negativi e controproducenti.

Le vicende di Samuel ben Nissim nel nuovo romanzo storico sui generis di Camilleri, partono dal 1465, il luogo d’ambientazione è in Sicilia, precisamente a Caltabellotta, cittadina in provincia di Agrigento. Così Camilleri nella parte iniziale del libro tratteggia la figura del fanciullo: «Ha quindici anni, Samuel ben Nissim Abul Farag, ma già a quell’età oltre all’ebraico, che talvolta usano in famiglia e con gli amici, ha studiato il greco, il latino, il caldeo e l’aramaico. Nella judicca però l’arabo e il siciliano sono le parlate correnti. Ha una straordinaria vocazione a imparare le lingue e la storia, gli usi, i costumi di altri popoli. Inoltre, a notte alta, quando tutti dormono, Nissim sussurrando gli spiega gli scritti difficili e misteriosi della qabbaláh, il Ma’aseh merkabah, la visione di Ezechiele, e il Sefer ha-Zohar, ma soprattutto con lui ragiona delle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico e delle dieci sefirot, o numeri primordiali, della cui combinazione Dio si è servito per creare il mondo».

Molte di queste competenze culturali gli serviranno per la sua ascesa, le usa strumentalmente ma non crede in nessuna di esse, né alle religioni che muterà, né alle idealità laiche. Suo padre, Nissim, pensa che il figlio Samuel diventerà il capo della scuola ebraica. Invece con la sua abilità dialettica Samuel in poco tempo diventerà «defensor» della fede cristiana, lascerà il suo popolo, la sua religione, abbandonerà la sua famiglia per diventare un paladino del cristianesimo.

Invincibile nei duelli dialettici pubblici, la sua fama giunge sino a Giovanni re di Aragona e di Castiglia. Ma non è più Samuel, entrato in un convento carmelitano è divenuto convertendosi al cristianesimo Guglielmo Raimondo Moncada (come era possibile allora, ha preso il nome del suo padrino, uno degli uomini più potenti del tempo in Sicilia). La fama delle sue predicazioni contro gli ebrei giunge sino in Vaticano.

Ma non vi è idealismo autentico nei suoi sermoni, né fervente passione, in realtà instilla odio verso il suo popolo, e addirittura giunge a impossessarsi dei beni della scuola ebraica del suo paese natio. Violenze, turpitudini ed inganni, caratterizzano la sua esistenza. Utilizza tutto per accrescere il suo potere, riesce a sostenere una tesi ed il suo contrario, ma non vi è nobiltà filosofica nel suo modo d’essere, solo obiettivi, spesso biechi, da raggiungere. Così entrato nelle grazie di un potente cardinale, giunge all’apice della sua carriera ecclesiastica nel 1481, quando vien chiamato da Papa Sisto IV a recitare il sermone della Passione. Il potere e la fama non gli bastano, è sempre alla ricerca di nuove entrate di denaro, ma la sua sfrenata bramosia lo spinge ad un errore gravissimo. Nella ricostruzione di Camilleri si tratta dell’omicidio di un usuraio al quale si era rivolto per le sue manie di grandezza.

Dopo l’ascesa, l’ennesima caduta. Ma fugge e si rialza, va all’estero, in Germania grazie alla sua cultura entra in contatto con il fine umanista Agricola, potrebbe vivere tranquillamente in quella terra, apprezzato ed ammirato. Ma il desiderio di tornare in Italia è troppo forte, e così nella nuova veste di Flavio Mitridate riesce ad entrare dopo qualche tempo nella cerchia di Pico della Mirandola. Molto efficace la ricostruzione del contesto storico-sociale e culturale del mondo umanistico dell’Italia centrale. Camilleri intersecando storie e libri preziosi, utilizzando filologia e filosofia, struttura un romanzo che fa riferimento ad una seria bibliografia ma al solito ne colma i molti vuoti inventando narrativamente. (*asudeuropa-centro studi pio la torre)

Autore: admin

Condividi