Franco LA MAGNA- Talvolta il Teatro paga (incontro con Tuccio Musumeci che reinventa Eduardo)



Incontri


 

TALVOLTA IL TEATRO PAGA

un primo piano di Tuccio Musumeci;

Tuccio Musumeci reinventa Eduardo con la regia  Armando Pugliese al Teatro  Brancati di Catania

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Versione vernacolare (in dialetto siciliano) della più “pirandelliana” delle opere di Eduardo, la cui fortuna (se ne ricorda una versione cinematografica del 1943, firmata da Carlo Ludovico Bragaglia, con il trio dei De Filippo ancora coeso, prima dell’irreparabile rottura) perdura, conservando (“aggiustamenti” a parte) perfino una patina di ritrovata freschezza. La storia (notissima) è quella di Ferdinando Quagliolo, gestore di un banco del lotto, ereditato dal padre e sfortunatissimo giocatore, che non vuol pagare il suo viceversa fortunatissimo impiegato (innamorato della figlia del suo datore di lavoro) che vince una cifra con i numeri ricevuti in sogno proprio dal padre defunto di Quagliolo. Ma l’happy end s’intuisce già dalle prime battute.

Rinvendisce – con inaspettato brio – l’ormai classico eduardiano, il regista Armando Pugliese, abbondandemente supportato dall’impareggiabile vis comica di un travolgente Tuccio Musumeci, pilastro d’una comicità meridionale che nel corso degli anni si è arricchita d’inesauribile corredo gestuale, mobilità facciale e camaleontica espressività. A Tuccio Musumeci, decano degli attori comici siciliani, abbiamo rivolto  alcune domande sulle origini della “sicilianità” della commedia.

– L’impressione immediata che si ricava da questa versione del “Non ti pago” è quella d’aver compiuto un tentativo, peraltro riuscitissimo, d’evitare ogni drammaticità, d’allontanare ogni possibile seriosità, trasformando la commedia quasi in una farsa…

“Si, la commedia di Eduardo è amara. Amando Pugliese che l’aveva già fatta molte volte, anche con Luca (a cui abbiamo chiesto il permesso di rappresentarla), ne ha curato una trasposizione dialettale adattandola addirittura a livello nostrano, quindi aggiungendo elementi tipici catanesi (S. Agata, S. Euplio…). Inoltre non abbiamo studiato sul copione napoletano, ma direttamente su quello italiano…”           

-Perché ?

“ “Perché nel teatro napoletano, che ha una tradizione settecentesca mentre quello siciliano risale appena all’inizio del secolo scorso (Martoglio docet), le cadenze sono diversissime. I napoletani tendono ad “allungare”, si dilungano molto,  mentre noi siciliani abbiamo una battuta stretta, brevissima, fulminante. Pensa che Turi Ferro che doveva fare “Filumena Marturano” poi optò per “Il sindaco del rione Sanità”.

– Ma tu che ruolo hai avuto nella rielaborazione del testo in dialetto di Pugliese?

“ Mah, io ho aggiunto soltanto qualche battuta…”

– Alcune delle quali, però, fanno scompisciare il pubblico. Pugliese comunque non è nuovo ad operazioni per così dire “revisionistiche”?

“Si, è vero. In “Fiat voluntas dei” di Giuseppe Macrì, tanto per fare un esempio, il parroco non indossa la tonaca. Sta in abiti civili”.

– E tu, hai mai giocato al lotto?

“Si, qualche volta, in passato. Ora non più. Ci credo poco”.

Molto ben amalgamata l’intera compagnia. Oltre al mattatore Musumeci, Olivia Spigarelli (Concetta, sua moglie), Chiara Seminara (Stella), Giovanni Rizzuti (Bertolini), Turi Giordano (avvocato Strumillo), Riccardo Maria Tarci (Aglietilello), Agostino Zumbo (Don Raffaele Console), Fabio Costanzo (Luigi Frungillo), Angelo D’Agosta (Vittorio Frungillo), Loredana Marino (Carmela), Vlentina Ferrante (la cameriera). Scene di Riccardo Perricone; costumi di Dora Argento; aiuto regia Norma Martelli.

Autore: admin

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