Francesco NICOLOSI FAZIO- Lettera aperta. Israele nell’Unione Europea

 

 

Lettera aperta

 


ISRAELE NELL’UNIONE EUROPEA

Un uomo con una lunga barba nera su un balcone.

Theodor Herzl, fondatore del Sionismo, nel 1901

L’intuizione lumgimirante di Marco Pannella

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Una onlus italiana opera in Israele per incrementare l’accesso al liceo dei ragazzi palestinesi, in quanto la percentuale di studenti liceali presso la minoranza palestinese è “ferma al 65%”. Prendendo per buona la notizia ed il dato percentuale, bisogna rilevare che in altri paesi mediorientali il dato è di gran lunga inferiore, anche perchè per la gran parte degli stati arabi non è bene che il 50% dei ragazzi frequenti la scuola; ci riferiamo al 50% di sesso femminile. Contestualmente l’UE minaccia sanzioni ad Israele per il comportamento discriminatorio contro i palestinesi e per gli insediamenti abitativi nei territori occupati. Anche un anti-sionista comincia a sospettare che qualcosa nella politica mediorientale europea non funzioni poi tanto bene.

La cultura progressista occidentale è di molto debitrice nei confronti della cultura ebraica (Da Cristo a Marx, passando per l’influsso su Lutero), cultura ovviamente scatenata dalla diaspora successiva alla distruzione del tempio, con confisca del candelabro a sette braccia, da parte dell’imperatore Tito, evento ben rappresentato nell’omonimo arco. Sostanzialmente la spinta innovativa (da Avicenna a Galilei, ad Einstein), di cui abbiamo sempre goduto, veniva riconosciuta dalle “sinistre” ma associando questa genialità alla figura dell’”Ebreo errante”, il celebre “violinista sul tetto” che non possiede nemmeno la casa su cui suona.

Quando nel secondo dopoguerra (non possiamo dire l’ultimo in quanto la terza guerra è in corso) il sionismo riuscì nell’incredibile impresa di costituire lo Stato di Israele, molti occidentali furono colti di sorpresa. In un primo momento la sinistra fu molto favorevole, anche per via dell’appartenenza alla sinistra dei fondatori, con i loro Kibbutz. Ma nel tempo le opinioni si sono invertite, in gran parte per il virare a destra della politica dello stato ebraico. Ma forse agli intellettuali di sinistra faceva comodo avere questa fonte di cultura, che poteva essere incamerata dagli altri stati nazionali ed adesso invece comincia a restare in Israele, che difatti è lo stato a maggior innovazione del mondo, secondo solo agli USA, in assoluto, ma certamente il primo in proporzione alla popolazione che è, anche per merito dei Palestinesi, tra le più giovani al mondo. Al confronto noi italiani, al netto degli immigrati, siamo vecchi, ignoranti ed inefficienti.

In un momento dove il medioriente è una polveriera, in parte esplosa, ci troviamo purtroppo con una politica estera UE assolutamente amorfa, in parte succube degli Stati Uniti e, in forse maggior parte, legata a concetti e politiche formalmente filo-arabe, che già non funzionavano prima delle tante (troppe) primavere arabe, che hanno sconvolto l’assetto di quasi tutta la sponda sud del nostro Mediterraneo. Per nostra fortuna sono lontanissimi i tempi in cui l’Italia non poteva inviare in Israele né il Presidente del Consiglio (Craxi), né il ministro degli esteri (Andreotti) che ostentavano una politica filo araba a senso unico; anche “economicamente”. Ricordo che si spediva solo il ministro della difesa Spadolini, vicino alle migliori famiglie ebraiche italiane, tra cui alcune fiorentine. La politica nello scacchiere del vicino oriente è stata da poco mossa da Gianni Letta che ha millantato non si capisce quali successi, avendo svenduto un pezzo dei gioielli di famiglia agli Emiri. Ecco che la pochezza italiana deve essere integrata dalla politica europea.

Anni fa Marco Pannella fece una proposta che oggi si dimostra ancor più lungimirante: Israele nell’UE. Oggi diventa un obbiettivo utilissimo alla pace, unito alla possibilità di far entrare nell’orbita europea un paese che è destinato a segnare il futuro della crescita mondiale. Ciò comporterà benefici immensi anche dal punto di vista economico, ma soprattutto da quello politico in quanto già il solo contatto tra Europa ed Israele, determinerà una evoluzione positiva tra le sponde del Mediterraneo. In molti organismi europei Israele è presente in modo ufficiale e coerente. La stragrande maggioranza della popolazione d’Israele ha origini europee, molti con il doppio passaporto. Le collaborazioni scientifiche tra Israele ed Europa sono molto proficue. Gli europei, gli italiani in particolare, sono sempre ben accolti in Terra Santa.

Negli anni ’60 si  polemizzò sulla necessità di far entrare nell’ONU la Cina Popolare. L’ingresso della Cina di Mao alle Nazioni Unite portò, alla lunga, alla pacificazione completa dell’estremo oriente. Allargare la base delle organizzazioni internazionali è sempre un grande investimento politico. Riproviamoci  con la parte più evoluta dell’oriente a noi più vicino.

Autore: admin

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