Domenico TRISCHITTA- L’ intervista. Aldo Puglisi (a 50 anni da “Sedotta e abbandonata”

 

 

L’intervista

 

 

ALDO PUGLISI “A 50 ANNI DA SEDOTTA E ABBANDONATA”

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Aldo Puglisi, Saro Urzì, Stefania Sandrelli e Lando Buzzanca in una scena del film

L’attore siciliano debuttò nel film di Germi, per poi proseguire una lusinghiera carriera

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Nel 1964 si completava la triade catanese alla corte di Pietro Germi (dopo Saro Urzì e Daniela Rocca) con il lancio di Aldo Puglisi nel ruolo del seduttore nel capolavoro del regista genovese “Sedotta e abbandonata”, che valse la palma d’oro al festival di Cannes al grande Urzì, un attore fin troppo dimenticato e che meriterebbe una dignitosa rivalutazione postuma. Il film fa parte della trilogia sullo spietato osservatorio del costume italiano che si apre con “Divorzio all’italiana” e si chiuderà con “Signore e Signori”. A pensarci bene Germi fu l’unico regista italiano, assieme a Lina Wertmuller, che abbia capito la potenzialità dei grandi caratteristi catanesi. Abbiamo incontrato Puglisi, che è tornato a vivere nella sua Catania, per rievocare quei momenti memorabili.

D: Lei viveva nel quartiere San Berillo. Che ricordi ha?

R: Noi eravamo amici di famiglia con quella dell’avvocato Sapienza, il padre di Goliarda, la grande scrittrice. Fu mia madre che mi affidò a lei, dato che avevo solo dieci anni, la quale mi accompagnava al cinema Mirone, l’attuale cinema King, per vedere “Biancaneve e i sette nani” o “I miserabili”. I miei genitori erano attori e quindi sono un figlio d’arte, loro avevano lavorato con Angelo Musco, Giovanni Grasso e Tommaso Marcellini. Cominciai facendo teatro al centro universitario diretto dal regista Salvino Aiello, assieme a Pippo Baudo e Tuccio Musumeci, anche se in realtà volevo fare il musicista, il pianista per la precisione. Il cinema si presentò per pura casualità, alcuni anni dopo.

D: Come inizio?

R:  Andai a Roma e mi presentai al centro sperimentale di cinematografia ma era troppo tardi. Mi limitai a fare l’uditore, seguivo le lezioni, ma poi mi stancai e mi trasferii in Germania per seguire un corso di scenografia. Il clima non mi piacque e poco dopo ritornai a Roma. Ne approfittai per ritornare al centro sperimentale per salutare i miei amici proprio nel momento in cui l’aiuto regista di Germi si trovava là per cercare un volto adatto per il ruolo di protagonista maschile. Scattava delle foto e ne fece alcune anche a me. Dopo alcuni mesi ricevetti un telegramma dalla produzione che voleva incontrarmi, mi presentai ma mi dissero che ancora non avevano scelto l’attore. Mi rimandarono a casa e dopo un po’ mi riconvocarono perché Germi in persona mi voleva conoscere. Mi presentai timidissimo e lui dopo un po’: “Ma lei ha studiato mimo?”. Ed io: “veramente no.” Mi guardò per un po’ e poi mi consigliò di non lasciare Roma. Finalmente, dopo qualche mese, mi incontrò nuovamente e mi fece recitare una poesia di Leopardi. E pochi giorni dopo mi comunicarono che sarei stato io il protagonista di “Sedotta e abbandonata”.

D: Che ricordi ha del set?

R: Appena arrivai a Sciacca sentivo le urla di Germi rivolte a Saro Urzì, erano molto amici e spesso si prendevano in giro. Urzì è stato molto affettuoso nei miei confronti, ma anche con la Sandrelli e Buzzanca.

D: Qualcosa in particolare?

R: Sicuramente la scena in cui Urzì mi cercava per picchiarmi, davo che lo avevo disonorato seducendo sua figlia. Lui aveva un temperamento irruento e mi diede degli schiaffi veri anche se con sapienza. Invece quelli di Lola Braccini (la moglie di Paolo Stoppa”), che interpretava mia madre, facevano male veramente, anche perché teneva un anello pesante al dito. Il risultato fu che in serata Germi mi chiamo per accertarsi delle mie condizioni, dato che tutti gli altri erano finiti in ospedale per le botte che si erano date sul set.

D: E da quel ruolo fortunato seguirà l’incontro con Vittorio De Sica che la sceglierà per “Matrimonio all’italiana”, a fianco di Sofia Loren e Marcello Mastroianni….

R: De Sica aveva una grande personalità, sembrava il Papa quando entrava sul set. Ma era un uomo affabile, estroverso, a differenza di Germi che a volte mi metteva soggezione. La Loren fu molto generosa, mi coccolava spesso dato che ero il più giovane.

D: Non tutti sanno che lei ha fatto molto teatro. Vogliamo ricordare i suoi lavori più importanti?

R: Ho lavorato molto con Luca Ronconi di cui ricordo un “Orlando Furioso” che abbiamo portato in giro in molti teatri del mondo e “Utopie” la sintesi di sei commedie di Aristofane, e con Carlo Cecchi.

D: Poi ci fu un suo breve ritorno al cinema.

R: Sicuramente il ruolo del perito balistico nel bellissimo film di Paolo Benvenuti, “Segreti di stato” , che riprende in chiave originale il caso della morte di Salvatore Giuliano.

Autore: admin

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