Arianna GALATI- Dorme sulla collina. Manlio Sgalambro, filosofo,poeta



Dorme sulla collina



MANLIO SGALAMBRO

Filosofo e poeta (che scriveva ‘parole’ anche per la musica)

 

****

E’ morto a Catania questa mattina Manlio Sgalambro, noto filosofo di scuola nichilista che ha raggiunto la fama popolare come scrittore di molti testi per Franco Battiato negli ultimi venti anni. Sgalambro avrebbe compiuto 90 anni quest’anno essendo nato nel 1924 a Lentini, in provincia di Siracusa.

In realtà non si laurea filosofo, ma giurisprudente; la filosofia la coltivava da solo e il mistero di come sia riuscito a diventare uno dei grandi autori e pensatori è stato spesso oggetto del contendere anche da parte dello stesso Sgalambro, che non riusciva a spiegarsi il motivo del suo successo in campo filosofico. I suoi libri sono tradotti anche in inglese, francese, tedesco e spagnolo.

La sua carriera di autore di testi per i brani di Franco Battiato inizia ufficialmente nel 1994 dopo un incontro casuale con il cantautore siciliano: assieme compongono tutti gli ultimi album di inediti di Battiato come L’ombrello e la macchina da cucire, L’imboscata, Gommalacca, Ferro battuto, Dieci stratagemmi, Il vuoto, Apriti sesamo. Sua la firma di co-autore di uno dei capolavori di Franco Battiato, La Cura.

Ma non solo con Franco Battiato si è prodigato in scrittura di testi: Manlio Sgalambro ha collaborato anche con Alice, Fiorella Mannoia, Carmen Consoli e Milva in qualità di autore.

Si fa strada come inusuale cantante pubblicando anche un singolo: una divertita cover di Me Gustas Tu di Manu Chao. Per spiegare la sua scelta così crossover da filosofo nichilista a gaudente canterino, Manlio Sgalambro precisò così:

Un alleggerimento che considero doveroso. Dobbiamo sgravare la gente dal peso del vivere, invece che dare pane e brioches. Questa volta, mi sono sgravato anch’io. E poi, la musica leggera ha questo di bello, che in tre minuti si può dire quanto in un libro di 400 pagine o in un’opera completa a teatro. (*soundblog)

 


****

Note Biografiche (da Wikipedia)

Manlio Sgalambro non ha mai conseguito  titoli di studio: né lauree per i biglietti da visita: come sia riuscito a diventare uno scrittore di filosofia – i cui libri sono tradotti in francese, tedesco e spagnolo – è un mistero che egli stesso stenta a spiegarsi.
Nel 1945 inizia a collaborare alla rivista catanese Prisma (diretta da Leonardo Grassi): il primo scritto è Paralipomeni all’irrazionalismo.

Nel 1947 si iscrive all’Università degli studi di Catania:
« All’università decisi di non iscrivermi in Filosofia perché la coltivavo già autonomamente. Mi piaceva il diritto penale e per questo scelsi la facoltà di Giurisprudenza. »
(Manlio Sgalambro)

Dal 1959, assieme a Sebastiano Addamo, scrive per il periodico Incidenze (fondato da Antonio Corsano): il primo articolo è Crepuscolo e notte (che viene ristampato nel 2011). Frattanto inizia a scrivere anche per la rivista Tempo presente (diretta da Nicola Chiaromonte ed Ignazio Silone).

Nel 1963, a 39 anni, si sposa. Il reddito che proveniva da un agrumeto (lasciatogli in eredità dal padre) non bastava più, così sceglie di integrarlo compilando tesi di laurea e facendo supplenze nelle scuole:
« Il matrimonio è un momento, come dice Hegel, in cui «la realtà determinata entra in un individuo». Dunque il matrimonio non coincide semplicemente con l’ amore per una persona, ma con la durata: ecco dove sta l’essenza, quasi teologica, del matrimonio. »
(Manlio Sgalambro)

Alla fine degli anni settanta decide di organizzare il suo pensiero in un’opera sistematica: a 55 anni Sgalambro manda il suo primo libro, La morte del sole, con un biglietto di due righe alla casa editrice Adelphi, a proposito dirà:
« E lì è rimasto due anni. Ma siccome io sono fatto in questo modo, non ho chiesto niente. Poi è arrivata una telefonata a mia moglie. Mi chiedevano di andare a Milano, per prendere contatto con l’editore.[6] »
(Manlio Sgalambro)

Negli anni seguenti, con lo stesso editore, pubblica anche: Trattato dell’empietà, Anatol, Del pensare breve, Dialogo teologico, Dell’indifferenza in materia di società, La consolazione, Trattato dell’età, De mundo pessimo, La conoscenza del peggio e Del delitto.

Intanto, all’inizio degli anni novanta, con alcuni amici avvia una piccola attività editoriale a Catania: nasce così la De Martinis. All’interno di questa casa editrice, Sgalambro si occupa di saggistica, pubblicando un paio di propri testi (Dialogo sul comunismo e Contro la musica) e ristampando alcune opere di Giulio Cesare Vanini e di Julien Benda.
Nel 2005 suscita polemiche una sua intervista a Francesco Battistini sulla mafia (“indistruttibile”, “l’unica economia reale di quest’isola”), su Leonardo Sciascia (“un maestro di scuola che voleva insegnarci le buone maniere sociali.

Ma rivisitarlo oggi è come rileggere Silvio Pellico. (“La sua funzione si è esaurita”).
Nel 2010 pubblica l’opera L’impiegato di filosofia, sorta di divertissement dal taglio volutamente ironico, nel quale afferma, tra le altre cose, di aver rinunciato alla filosofia per ritrovarsi più filosofo di prima.
Nel 2011 pubblica due raccolte di poesie: Nell’anno della pecora di ferro e Marcisce anche il pensiero.
Nel 2012 pubblica un nuovo libro, Della Misantropia.

Autore: admin

Condividi