Sauro BORELLI- Sotto una stella spenta (note sull’ultimo film di Carlo Verdone)

 

 

Il mestiere del critico

 


SOTTO UNA  STELLA SPENTA


Note sul  nuovo film di Carlo Verdone

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Scriveva nell’’85 Stefano Reggiani in quella sua preziosa silloge intitolata Dizionario del post divismo dando conto della fisionomia esteriore come dei tratti psicologici di Carlo Verdone: “Viso e corpo ispessiti del ragazzo per bene, gesti impacciati eppure tesi dalla voglia intelligente di mostrare, di perpetrare una comune vendetta. Voce di gola adatta alle caratterizzazioni e alla mimesi, ma frenata dal timore di far troppo. Gesti ridotti al minimo, come di una persona qualunque sorpresa nella sua naturalezza… Un testimone, non un delatore”.

Ci sembra, questa, una sintesi pressoché perfetta del carattere, dei tic, dei ricorrenti camuffamenti di Carlo Verdone, autore-attore di vicende spericolate sempre in bilico tra panica incursione nella realtà e ilare controcanto di un vissuto più simile a una farsa agra che a un trasognato riscatto esistenziale. Sono, queste, le linee di forza di quasi tutto il cinema di Verdone che, di volta in volta, ripiega la propria attenzione su caratteri, situazioni di costume indicativi della nostra contemporaneità e, in ispecie, dei personaggi, delle vicende di scorci sociologici tipici della realtà italiana (e di più di quella romana o romanesca che sia)

Non fa accezione, in questo senso, la nuova fatica di Verdone Sotto una buona stella (titolo conciliante, generico per una storiella divagante tra slabbrata attualità e spunti sarcastici diffusi), una sorta di marchingegno già sperimentato con variabile successo dallo stesso autore giusto nell’intento di sbertucciare, da un lato, i costumi un po’ scostumati di tangheri e donnacole di un circoscritto ambito piccolo borghese (il richiamo alla Bellezza di Roma come modello più alto è evidente) e, dall’altro, constatare le penose peripezie di persone sole o malmaritate, figli sbandati senza collare e situazioni estreme ai limiti di un’esistenza allo sbando.

Tutto ciò è assemblato in modo anche discontinuo in Sotto una buona stella ove il deus ex machina (dentro e fuori dal film) risulta appunto Carlo Verdone nei panni di un dirigente d’azienda gettato sul lastrico dal principale mariuolo, incappato nei rigori della Guardia di Finanza, che, già inconsolato vedovo e oberato dal mantenimento di una giovane amante e di due figli adolescenti di nessuna attitudine pratica, si ritrova, nel pur lussuoso appartamento dalle parti dell’EUR, alle prese col mettere comunque assieme il pranzo con la cena. In simili ambasce, quotidianamente assalito da sempre più fastidiosi eventi casalinghi, il Nostro presunto eroe-antieroe s’imbatte in una apparente svitata che va ad abitare proprio nell’appartamento contiguo.  

E’ questa la causa di un incontro movimentato tra l’invadente donna impersonata con fin troppa immedesimazione dalla prevaricante Paola Cortellesi (brava sì, ma ostentatamente brillante secondo certa cifra tutta televisiva) e l’ormai disoccupato cronico Verdone che, di giorno in giorno, s’ingolfa sempre più in un confronto del tutto deficitario con gli abulici figli, l’incongruo ambiente condominiale e, appunto, con l’aggressiva affezione della nuova venuta, prima camuffata da operaia rumena e poi rivelatasi come incoerente “tagliatrice di teste” che di giorno licenzia impiegati e dirigenti per ogni dove, salvo poi, la notte, trovar loro nuove occupazioni.

Insomma, un garbuglio infinito ove ognuno cerca di dare il peggio che sa, seppure animato in origine dalle migliori intenzioni. Così, di riffe e di raffe – non esclusi i canonici sketch e grevi giochi verbali – Sotto una buona stella s’avvia farraginosamente verso l’epilogo che (neanche a scommetterci) si colora via via di un lieto fine improbabile quanto poco concludente.

In effetti, stavolta Verdone, pur coadiuvato dall’assatanata Cortellesi, tocca al più l’esito di una congestionata passerella nei luoghi comuni di una piccola umanità sperduta nel buio di consuetudini e modi tipici avulsi da qualsiasi logica sociale o politica. E’ gente senz’anima, questa, che si agita, scalpita, parla, straparla in un piccolo universo chiuso fatto di mediocrità e di insipienza. In questo preciso ambito sono rivelatori i due cialtroneschi, brutali impresari musicali che compaiono come fugaci emblemi di un disastro ormai compiuto. Questo, davvero, era il tasto su cui doveva pressare più risolutamente Verdone. Pena appunto, in caso contrario, lo svelenito, inerte approdo di Sotto una buona stella.

Autore: admin

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