Vincenzo SANFILIPPO- Diario romano (ricordando Carla Attardi)

La memoria


DIARIO  ROMANO

Ricordando Carla Accardi, signora dell’astrattismo

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Per quanto malinconica e triste  possa sembrare la scomparsa di Carla Accardi ( Trapani, 1924 – Roma, 23 febbraio 2014) artista italiana quasi novantenne ancora attiva,  la vera tragedia sarebbe  il pensare che se gli artisti non dovessero morire mai, rimarrebbero  “irrelati” ovvero irremovibili nel  ricambio generazionale  dei linguaggi artistici.  L’artista ci lascia e la sua opera rimane a testimoniarne l’aspetto olistico della propria opera dopo la morte, documentando l’energia creativa del suo tempo.

E solo adesso che  Carla non c’è più ci viene in mente il suo  grande ed ennesimo guizzo di creatività  espressa nell’opera Il Pasos de pasaje  costituito da un grande  lavoro compositivo  in  ceramica gres presentato di recente a Mosca, a Roma, a Catania, quest’ultima alla Fondazione Puglisi Cosentino nel segno dell’arte contemporanea “Carla Accardi. Segno e trasparenza”, esposizione curata da Luca Massimo Barbero in collaborazione con Studio Accardi  e  il patrocinio della Presidenza della Regione Sicilia, dell’Assessorato ai Beni Culturali ed Ambientali, dell’Assessorato al Turismo regionale, della Provincia e del Comune di Catania.

Carla, artista progressista, ha dato e lasciato a noi tutti un alto esempio di vitalità, di fantasia, di moralità, di impegno civile. A tal proposito vogliamo anche ricordare che Carla Accardi ha scritto insieme a Carla Lonzi e Elvira Banotti, nel 1970 il primo manifesto femminista, Il Manifesto di Rivolta femminile (Rivolta femminile era il gruppo femminista fondato dalla giovane studiosa e, allora, geniale critica d’arte, Carla Lonzi che poi a differenza di Carla Accardi abbandonerà l’esercizio della critica d’arte per dedicarsi solo alla lotta femminista).

Perciò possiamo affermare e testimoniare il ricordo della sua levatura intellettuale  copiosa di memorie e di vita associativa che ci riporta ai diari variegati dell’ambiente artistico romano, ovvero ai tanti  artisti siciliani   che hanno operato a Roma: dal realista  Renato Guttuso ( Bagheria 1911 – Roma, 1987); all’astrattista Antorio Sanfilippo ( Partanna, 1923 – Roma, 1980); Dunque due conterranei,  rappresentanti  due diverse scuole di pensiero, in polemica  artistica tra due differenti modi di concepire l’arte contemporanea:  se questa  avrebbe dovuto essere “realista” oppure “formalista” in senso astratto.

Problematiche che hanno affrontato molti artisti della mia generazione nel periodo di formazione, quando negli anni 1967/1971 sono stato allievo  di Toti Scialoja in Accademia di Belle Arti a via Ripetta; e attraverso le sue lezioni ebbi modo di conoscere gli  artisti esponenti del “Gruppo Forma 1”. Si trattava di Carla Accardi, Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato. Furono denominati come “Gruppo Forma 1”, e si proclamavano “formalisti e marxisti, convinti che i termini marxismo e formalismo non siano inconciliabili …” sostenitori di un’arte strutturata ma non realistica, che dà importanza alla forma ed al segno nel loro significato basico essenziale, dichiarando, per esempio “ci interessa la forma del limone, non il limone”, eliminando nelle loro opere ogni pretesa realistica, simbolista o psicologica.

Negli anni settanta dunque ebbi modo di conoscere non solo le loro opere, ma anche  frequentarli andando a trovarli nelle inaugurazioni delle loro mostre,  nei loro studi. Di pomeriggio ogni tanto andavo da Scialoja  nel suo studio di via Margutta, per apprendere la sua particolarissima tecnica pittorica, altre volte da Achille Perilli nello studio al Flaminio, accanto allo studio di Luigi Boille, e di Marcello De Filippo. Oppure nel tardo pomeriggio ci s’incontrava da Bucconi  in via di Ripetta, luogo di ritrovo serale, dove ci si intratteneva a  bere qualche rosso di annata e scambiarci delle opinioni.

Senza minimamente prevederlo, il mio destino di giovane artista  si sarebbe incrociato  con  il mio omonimo Totò Sanfilippo e con sua moglie Carla Accardi.  Accadde nel biennio 1975/’77; allora ero stato nominato   assistente di cattedra  al 1° Liceo artistico Statale di Via Ripetta,  dove tantissimi altri artisti da Giulio Turcato a Nicola Carrino vi insegnavano.  In quegli anni conobbi Carla Accardi, signora solare e comunicativa,  caratterialmente diversa da  Totò Sanfilippo che apparentemente si mostrava come un artista taciturno, probabilmente  in quel periodo  “introverso” per fattori soggettivi,  come se l’artista ricercasse un volontario isolamento con l’intento di tutelare la propria personalità.Quel decennio degli anni ’70 quando l’ho conosciuto, penso che per l’artista sia stato un tempo esistenzialmente difficile, nel quale ha rallentato l’attività artistica e  diradato quella espositiva. Probabilmente pressato psicologicamente, anche se non lo faceva apparire,  dalle critiche provenienti dall’ambiente dell’engagement comunista, caratterizzato da diversi elementi contraddittori e conflittuali, e di cui  il politico-artista Guttuso era allora  rappresentante, eletto alle elezioni del 1976 al Senato della Repubblica per il PCI, le cui direttive culturali  accusavano gli  artisti  che producevano arte astratta di usare un linguaggio non comprensibile alla massa.

Penso che quei suoi  silenzi erano propedeutici  alla propria creatività, di vivere la pittura come una  ossessione :“la cosa,  che conta, diceva,  è di pensare assiduamente alla pittura la maggior parte del giorno, senza sostituirla con altre storie”. E’ attraverso l’esperienza segnico cromatica del marito  che Carla Accardi giunge all’elaborazione dell’automatismo segnico  evolvendo quelle cromatiche pennellate  fluorescenti su supporti plastici trasparenti, anche  uscendo dalla dimensione del quadro e coinvolgendo lo spazio espositivo attraverso  installazioni di stesure cromatiche. Tale poetica personale volta all’esplorazione della relazione tra segno e colore scaturisce dall’impulso creativo caratteristico della cultura mediterranea, di cui Carla Accardi è stata figlia, interprete e virtuosa.

Autore: admin

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