Francesco NICOLOSI FAZIO- L’affaire Bergerac (L’opera di Rostand di scena allo Stabile di Catania)


Teatro   La sera della prima



L’AFFAIRE DE BERGERAC

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“Cyrano De Bergerac” di Edmond Rostand. Regia Giuseppe Di Pasquale (nella foto). Scene e costumi Angela Gallaro. Con: Angelo Tosto, David Coco, Leonardo Marino, Giampaolo Romania, Cosimo Coltraro, Sergio Seminara, Plinio Milazzo, Lucia Fossi, Luca Iacono, Marina La Placa, Liliana Lo Furno, Lucia Portale, Francesco Russo-   Al Teatro Stabile di Catania (Sala Angelo Musco)

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Poeta drammatico Edmond Rostand compose l’opera in versi nel 1898, anno notevole della storia di Francia, l’anno di inizio del processo contro Emile Zola per vilipendio, a seguito del suo celeberrimo “Jaccuse” per la revisione del processo di condanna di Dreyfuss. Già la scelta del personaggio storico, guerriero e poeta parigino autoproclamatosi guascone, ne segna una volontà tra l’apotropaico e l’evocativo, in quanto il vero Cyrano (veramente gran nasuto) vive da protagonista il tempo di Richelieu (guardie del Cardinale c/o moschettieri), scrivendo opere contro il prete ministro, in una Francia dilaniata e divisa come quella della fine dell’ottocento. Per Rostand, Bergerac, come tutti i grandi poeti, cerca amore e verità. Tema quest’ultimo ripreso dall’autore nell’altra e più esplicita opera Chantecler (Cantachiaro), di un decennio dopo, pubblicata proprio alla fine dell’affaire Dreyfuss. Oggi con lo stesso nome abbiamo il “gallo del pulito” ed Edmond magari oggi scriverebbe soap operas.

Come la verità anche l’amore è irraggiungibile, un sentimento che è al contempo indispensabile ed impossibile. Geniale la splendida triangolazione tra Cyrano, Rossana e Cristiano, su cui si incentra la vicenda del nasuto protagonista che, amando la cugina, scrive per Cristiano i versi per l’amata, che ricambia dubbiosa verso il giovane. La guerra (contro i crucchi, nemici di sempre) porterà via i due uomini, non ottenendo nessuno né verità né amore. Il tutto corredato da: duelli, balconi e scale, fughe rocambolesche, attori tromboni, potenti imbecilli, guitti e giocolieri. Tutto in versi, come nel prezioso film con Gerard Depardieu.

Anche il bravissimo Giuseppe Di Pasquale riesce a rendere percepibile ma non invadente il gusto della rima del testo, come bisogna saper fare in un buon cocktail con l’angostura. Per questo gli attori, con notevole impegno, scombinano il verso sia con una recitazione naturale e sentita, ma soprattutto con una cadenza ed un ritmo che destrutturano la bella poesia, aggiornandola. Tornando agli spot televisivi direi: “Sembra facile!”. Nel senso che il lavoro che si è reso necessario per la piece ricorda il mitologico Sisifo.

Il risultato è  molto divertente e potrebbe anche dirsi sorprendente, se non sapessimo già. Una scena elegantemente ridondante con grandiosi teli recanti manifesti di spettacoli dell’epoca di Rostand, e coevi costumi splendidamente picareschi, portati con sobria disinvoltura da tutti i bravissimi attori che, nel tamburino, espressamente citiamo uno per uno; volutamente tralasciamo  un qualunque commento per il bravissimo Angelo Tosto (un Cyrano che sembra imparentato con Don Chisciotte); in questo ritenendo che il perfetto gioco di squadra è l’elemento caratterizzante l’opera.

Raramente la fine di uno spettacolo lascia un vuoto ed un magone che ti obbliga a rivederlo. Anche perché uno dei misteri del teatro, ne è anche una certezza: ogni sera è uno spettacolo nuovo. Da vedere e rivedere.

Autore: admin

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