Francesco NICOLOSI FAZIO- Diversi giovani (“La vertigine del drago” di A.Mortelliti, regia di A.Riondino,Stabile di Catania)

 

 

Teatro   Lo spettatore accorto

 

 

DIVERSI GIOVANI

Alessandra Mortelliti fotografata da Giacomo Cannata

“La vertigine del drago” di Alessandra Mortelliti. Supervisione al testo di Andrea Camilleri. Regia Michele Riondino. Con Michele Riondino e Alessandra Mortelliti (nella foto).  Al Teatro Musco- Stabile di Catania

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Ferito in un “pogrom” ad un campo rom, un naziskin, borgataro ed eroinomane, prende in ostaggio (?) una giovane zingara, zoppa ed epilettica. Rinchiusi nel rifugio/casa/garage del ragazzo aspettano al cellulare l’epilogo dettato dal gruppo nazi. La violenza e l’intolleranza del naziskin si confrontano con la doppia diversità della rom, al punto che alla fine il ragazzo, pur di non lasciare l’ostaggio al gruppo, la libera e per questo viene pestato a sangue dai suoi camerati.

Una storia improbabile e greve, che si impregna di odi ed umori (ignoranza, sangue, orine) ed offre lo spunto per una riflessione sull’oggi, soprattutto sui giovani che, con varie valenze/violenze, soffrono in quanto non integrati in questa realtà che è più nazista dei crani rasati: “I giovani debbono imparare il senso del dominio” (dal foglio di sala).

Questa è la possibile interpretazione della lunga attesa Beckettiana che i due devono subire, aspettando “l’ordine” (nuovo?), la chiamata che non arriva. Mentre giunge inesorabile la telefonata di promozione dell’operatore telefonico, per l’ennesima offerta, che non è certo volta ad un inserimento sociale. Ci spinge verso questa interpretazione la dichiarata mano di Camilleri (che è nonno materno dell’autrice), raro uomo progressista, sostanzialmente un sopravvissuto alla demolizione morale odierna. Altrimenti lo spettacolo potrebbe scivolare verso la caricatura antropologica, che mette insieme, come in un laboratorio sperimentale, due “nuovi mostri” che, alla fin fine, ipocritamente ci consolano al confronto con le nostre insulse vite.

Certamente bravi tutti e due, e nelle doppie vesti, simmetricamente incrociate sulla scena, scarna, sghemba e disadorna, antro e contro-altare della grande città che altri illustrano cinematograficamente con spot turistici di “grande bellezza”, caroselli quasi patetici e certamente Hollywoodiani.

Michele ed Alessandra colpiscono, centrandolo allo stomaco, lo spettatore; questo anche se a volte sorride, trattiene in bocca quel tanto di amaro che altro non è che un rigurgito incoercibile delle nostre cattive coscienze.

Bravi, comunque!

Autore: admin

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