P. Cas.* – A comicità inermittente (“Sotto buona stella”, un film di Carlo Verdone)


 

Cinema     Il film della settimana*

 

 

A COMICITA’ INTERMITTENTE
“Sotto buona stella”, un film di Carlo Verdone
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Federico Picchioni è un uomo d’affari di successo che lavora per una holding finanziaria e vive in una casa lussuosa con la giovane fidanzata, Gemma. I due figli avuti dalla ex moglie, Lia e Niccolò, abitano invece con la madre. Quando la donna muore, Federico si trova costretto ad accogliere in casa i due ventenni, che lo detestano per aver abbandonato la famiglia, più una nipotina nata da una passata relazione di Lia. Contestualmente, un socio di Federico viene arrestato dalla Finanza, non prima di aver dilapidato tutte le sostanze dei colleghi e aver compromesso la loro reputazione. Gemma, che non sa che farsene di un compagno disoccupato e con figli a carico, lascia Federico.

Ed ecco che entra in scena Luisa Tombolini, una “tagliatrice di teste” tormentata dai sensi di colpa per il cinismo del proprio mestiere, che abita proprio nell’appartamento accanto ai Picchioni. Riuscirà questo mix di solitudini problematiche a raggiungere l’armonia?

Carlo Verdone, regista, interprete e cosceneggiatore di Sotto una buona stella, torna a parlare dei problemi della contemporaneità dopo Posti in piedi in Paradiso e lo fa a modo suo: mescolando realtà e parodia, situazioni implausibili e sentimenti autentici, farsa e malinconia. Il risultato è una commedia discontinua che attraversa alti e bassi, alternando momenti di comicità esilarante a momenti di staticità quasi asfittica. Un indizio per spiegare questa schizofrenia pare essere la scena del provino musicale cui Niccolò si sottopone, davanti agli occhi del padre, esibendosi in una canzone nostalgica per due produttori (uno dei quali ha una fisionomia familiare…) che non lo stanno nemmeno ad ascoltare, liquidandolo come deprimente. “La gente vuole ridere”, gli dicono. E Federico-Verdone risponde loro: “Quella che voi chiamate depressione si chiama anima”.

Ecco, l’anima di Verdone, e la sua vis (tragi)comica, si è spesso adeguata alle esigenze della risata facile e della confezione accessibile, soffocando quella vena anarchica (artisticamente parlando) che è il vero cuore delle sue gag e dei suoi fulminanti ritratti del bestiario umano. Anche in Sotto una buona stella questa spinta anarchica affiora in alcune scene il cui ritmo accelera impercettibilmente, regalandoci tempi comici precisi: ad esempio il reading di poesia, spassoso nella sua totale improbabilità, ed efficace nella sua componente surreale. Oppure il duetto in macchina fra Verdone e Paola Cortellesi-Luisa, intenti a discutere le modalità di un primo bacio. Queste situazioni riuscite si alternano però a siparietti da sitcom e a caratterizzazioni superficiali: difficile credere al personaggio della tagliatrice di teste che da un lato usa la peggiore retorica aziendalista per licenziare le sue “vittime”, dall’altro si adopera per riciclarle molto al di sotto delle loro competenze (e difficile credere alla gratitudine di questi ultimi nei suoi confronti…).

Così come macchiettistici appaiono i due figli sfaccendati (“le salme”) che bivaccano in casa del padre.
Tuttavia sulle debolezze prevale la genuinità del tentativo di Verdone di raccontare il reale, schierandosi dalla parte dei buoni (nel senso di persone di buon cuore). “Tu non stai bene”, viene ripetuto varie volte nel corso del film, e Sotto una buona stella si pone come termometro di uno stato di malessere diffuso nel Paese in cui i talenti vengono umiliati e i giovani sono costretti all’espatrio (non è un caso che un’altra commedia attuale si intitoli ironicamente La gente che sta bene). Di questo disagio ormai febbricitante Verdone si fa cantore con le sue armi comunicative: il lamento (in voce fuori campo), la vignetta feroce, la tenerezza inattesa.

E porta con sé lo spettatore affabulandolo con la sua stessa discontinuità, con i suoi inciampi e i suoi tentativi di ritrovare l’equilibrio (comico e narrativo), degni dello sciancato che ad un certo punto interpreta per gioco.
Gli fa da sponda Paola Cortellesi, anche lei sdoppiata fra la gag comica e l’interpretazione credibile, partner affidabile e collante fra i vari componenti della famiglia Picchioni. Soprattutto, Cortellesi è brava a rimanere in sella nonostante gli sbalzi di tono e di ritmo di un film che trattiene a stento la voglia di Verdone di esplodere nella sua dimensione satirica e nella sua ribollente rabbia sociale. Se Verdone desse più sfogo all’esasperazione e più spazio all’iconoclastia, il risultato finale sarebbe davvero irresistibile. (*mymovies)


Autore: admin

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