Sauro BORELLI- La doppiezza di Disney (“Saving Mr. Banks”, ul film di J.Lee Hancock)

 

Il mestiere del critico


LA DOPPIEZZA DI DISNEY

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Il nuovo film di John Lee Hancock, “Saving Mr. Banks”


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E’ considerazione corrente – da sempre – che Walt Disney (1901-1966) il tycoon di Burbank, padrone e demiurgo del cinema d’animazione (e in seguito, tramite la sua azienda, di infinite pellicole zuccherose e corrive) fosse un uomo di larghe vedute e, ancor più, d’inesauribili risorse creative, oltreché di un’attitudine affaristica pressoché insuperabile. Tale fama, per gran parte incontrastata, ha nascosto in effetti un’indole, certe caratteristiche dello stesso personaggio non troppo edificanti. Anzi, decisamente riprovevoli. E spieghiamo subito perché.

In un ampio servizio del 1993, a firma Alessandra Farkas intitolato significativamente Disney, il genio del male si dava conto delle imprese non proprio commendevoli del signore in questione, giusto in rapporto, prima, con idee praticate da sempre sul terreno delle convinzioni politiche dello stesso Disney e, in seguito, delle opzioni assolutamente reazionarie fatte ancora da Disney in rapporto alla famigerata stagione, a Hollywood, del maccartismo imperante con effetti devastanti tra cineasti e scrittori di area democratica. Dunque nel testo sopra citato era detto a chiare lettere: “Ha stregato e fissato l’immaginario collettivo del nostro secolo (il ‘900) con la formula rassicurante e semplicistica di un mondo fiabesco e manicheo dove alla fine il bene trionfa sempre. Ma dietro la sua maschera di padre saggio, buono e geniale, Walt Disney nascondeva un’anima nerissima di razzista, fascista e antisemita. Dal 1940 sino alla sua morte, nel ’66, il re dell’infanzia lavorò come informatore segreto dell’FBI a Hollywood, facendo la spia su centinaia di presunti sovversivi e filo-comunisti”.

Tutto questo è ampiamente documentato nella biografia (non autorizzata) dall’eloquente titolo “Walt Disney, il principe oscuro di Hollywood” che Marc Eliot scrisse proprio nell’intento di dissacrare l’apologetica fama del personaggio menzionato. E, tra l’altro, in quella stessa biografia emergono aspetti anche privatissimi che prospettano una figura davvero desolante per la sue intime stimmate che disegnano un Disney “alcolizzato, impotente e nevrotico che soffriva di frequenti crisi depressive”.

Si può ben capire che, a fronte di simili rivelazioni, sconcerta non poco di trovarsi dinanzi a un film quale quello di John Lee Hancock Saving Mr. Banks ove, appunto, si escogita una vicenda tutta ottimistica sui casi intercorsi tra il sullodato Disney e la scrittrice anglo-australiana Pamela Travers che, a suo tempo, era diventata universalmente famosa per le sue storie accesamente sentimentali della intrepida, resoluta eroina, la governante Mary Poppins che d’un colpo poneva riparo a qualsiasi guaio o depressione.

Lo sconcerto è anche più avvertibile per il fatto che a simile iniziativa si sia prestato tanto un attore di robusto mestiere, Tom Hanks (appunto nel ruolo di un bonario, pazientissimo Disney), quanto l’attrice inglese Emma Thomson (Pamela Travers), già partecipi di realizzazioni sintonizzate su principi e idealità diversi da quelli perseguiti dal “principe oscuro di Hollywood”.

Oltretutto nel film Saving Mr.Banks, strutturato e dipanato con corretta professionalità, si ricupera la vicenda vecchiotta (e improbabile) dell’assedio e dell’ossessiva attenzione di Disney per realizzare – al di là dell’ostinata avversione dell’autrice di Mary Poppins – un film di mielosa consistenza da regalare – con un congruo profitto – all’universo mondo. La storia va avanti e indietro – grazie a un continuo parallelo flash-back tra i fatti del primo Novecento e quelli degli anni Sessanta – per oltre due ore e quel che se ne ricava risulta proprio ciò che più si temeva:Walt Disney è stato un grand’uomo e un avvedutissimo imprenditore. Tanto che l’irriducibile Mrs. Travers, dopo continue ripulse, si scioglie in lacrime davanti alla più che mistificatoria favola prospettata dallo schermo dal film di Robert Stevenson Mary Poppins (interprete preziosa la dolce canterina Julie Andrews).

A conti fatti, Saving Mr. Banks non è né brutto né bello, è un cosa sostanzialmente irrilevante che, a suo imperdonabile torto, viene a proporre la santificazione di un personaggio che di santo non aveva proprio alcunché.

A ulteriore suffragio di tanta e tale constatazione ci piace ricordare qui l’annosa vicenda legata alla figura e all’arte del grande “animatore” (e pittore) russo Alexandre Alexeieff, il geniale inventore dell’écran d’épingles (lo schermo di spilli) che, a cavallo della seconda guerra mondiale, si rifugiò in Canada ove, tramite un amico, prese contatto con Disney per trovare riscontro ai suoi mirabili mini film realizzati appunto con la tecnica suddetta. Ebbene, tutto quello che Alexeieff ottenne fu il plateale plagio del suo piccolo capolavoro Una notte su Monte Calvo inserito nel film d’animazione disneyano Fantasia. Alexeieff ebbe un bel protestare e rivendicare la priorità e l’eccellenza del suo piccolo grande film. Walt Disney ebbe, sempre la meglio. Come si dice: sic transit gloria mundi. E anche la più impudente falsificazione.

Autore: admin

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