Giuseppe ARDIZZONE- Il finanziamento delle imprese europee




Saggistica breve

 

 

IL FINANZIAMENTO DELLE IMPRESE  EUROPEE

Mentre si approssimano le dibattute consultazioni elettorali



Fra pochi mesi saremo chiamati all’appuntamento con le elezioni europee; ma, già oggi, in tutta l’Europa, i livelli di scetticismo e di sospetto sono elevatissimi. Le liste di euroscettici e di persone che porranno la richiesta di una revisione delle politiche europee e dei trattati sono enormi, pur presentando al loro interno, spesso, motivazioni differenti. Rispetto ad una valutazione razionale delle proposte, prevale la prevenzione e la sfiducia. Non si entra più nel merito delle questioni; ma, ci si affida più a quello che non si dice, ma si avverte. si sente. Sta per arrivare anche il semestre italiano con M. Renzi molto probabilmente Presidente del Consiglio. Nel frattempo, tutti i paesi dell’eurozona con debito pubblico superiore al 60% del PIL dovranno iniziare un piano di ridimensionamento ventennale di questo rapporto, in un momento in cui l’intera area europea non sembra essere uscita, in maniera sostanziale, fuori dal ” Rallentamento ” dell’economia, Quasi tutti i paesi sono coinvolti, compresa la Francia e la Germania.

Possono la paura, il sospetto decidere del nostro futuro? No, la paura deve servire, come sempre, ad avvertirci dei rischi per consentirci di superarli.

Parliamo di questo e cerchiamo di capire quali sono le principali ipotesi in campo:

a) Una prima ipotesi si muove verso un’unità politica, fiscale ed economica europea che superi i nazionalismi, metta in comune i debiti pregressi e avvii una fase di sviluppo espansiva del continente, con un ruolo della BCE simile a quello della FED. Contemporaneamente, viene richiesta la revisione dei trattati (specialmente il Fiscal Compact) ed almeno il mancato conteggio degli investimenti all’interno del deficit di bilancio, con un rifiuto totale delle politiche d’austerità. In quest’ambito sembra riconducibile anche la lista Tsipras, recentemente proposta anche in Italia  da un gruppo d’intellettuali  e che sta gradualmente raccogliendo l’adesione di sempre più persone.

b) Ci sono poi molte posizioni euroscettiche che ritengono ormai insostenibile l’utilizzo di una moneta comune e che, pur comprendendo tutte le possibili conseguenze negative, ritengono inevitabile la fine dell’eurozona. C’è chi ritiene improcrastinabile, a questo punto, un’uscita unilaterale; c’è chi ritiene, invece, più opportuno predisporre un piano morbido e concordato per la sua fine.

c) Altre posizioni interlocutorie, si diversificano per la  volontà di non liquidare l’esperienza della moneta unica. Richiedono delle politiche interne pubbliche più virtuose grazie ad una stagione importante di riforme strutturali, volte a consentire la migliore allocazione possibile dei fattori produttivi. Sul piano europeo, prendono atto della necessità di procedere sul cammino dell’unità senza prescindere dalle forti diversità d’interessi nazionali. Ritengono inevitabile limitare quindi il ruolo della redistribuzione di risorse nell’area; ma, auspicano  una politica economica comune di sviluppo.

d) La posizione attuale prevalente,  sia nelle istituzioni europee che in molti  governi, richiede che i paesi finanziariamente ed economicamente più deboli facciano i “ compiti a casa”, rientrino nei paletti rigidi del “fiscal compact”, non assistiti da un piano di sviluppo importante a livello europeo che traini l’intera area fuori della crisi, ed operino un’adeguata svalutazione interna che li renda più competitivi in relazione al proprio livello di produttività.

All’interno dell’ipotesi C,  é possibile  pensare ad operazioni che realizzino una corretta sinergia fra gli interessi di tutti gli Stati membri ed uno sviluppo adeguato dell’intera area.

Abbiamo già avuto un importante precedente nell’operazione LTRO, messa in piedi dalla BCE sotto forma di  prestito a lungo termine nei confronti del sistema bancario. Il punto positivo è stato costituito dall’immissione di liquidità nel sistema; l’aspetto negativo è stato quello della destinazione dei fondi diretti, quasi totalmente, verso l’acquisto, da parte delle Banche, dei titoli di Stato dei rispettivi Paesi ..

L’operazione che si potrebbe invece porre in essere  è  quella di un  grande prestito verso il sistema delle imprese europee, con immissione di una liquidità di almeno 4.000 MM fornita  dalla BCE. Una forma d’anticipazione o sconto del credito perfezionato dalle banche commerciali nazionali in sinergia con la BEI nei confronti del sistema delle imprese europee.

Quali potrebbero essere le caratteristiche dell’operazione da considerare?

a) obiettivi e direttive

b) modalità

c) rischio a carico

Per quanto riguarda gli obiettivi essi dovrebbero perseguire quelli già prefissati nel piano programmatico EUROPA 2020 puntando sul risultato di uno sviluppo importante sia del PIL europeo, della produttività complessiva, del piano energetico, che della maggiore integrazione possibile fra gli Stati e le classi sociali. Il Governo Europeo ha già stanziato 900 MM per raggiungere questi obiettivi in sette anni. Penso che oggi sia dovuta una forte accelerazione ed un cambiamento d’approccio metodologico.Mettere in campo 4000 miliardi per l’intera area, con la condizione di riservarne la metà alle zone meno sviluppate, pretendendo, inoltre, che ogni finanziamento preveda che l’impresa richiedente proceda ad un aumento delle risorse umane utilizzate in maniera stabile

Sul punto delle modalità, penso ad un modello che veda nell’utilizzo della rete europea delle banche commerciali il motore del processo. Posto 100 il progetto per cui viene richiesto il finanziamento da un’impresa, all’interno della progettualità europea, l’istruttoria dovrebbe essere a carico della banca commerciale in rapporto, che dovrà valutare la validità del progetto e la capacità di rimborso. A proprio rischio la banca dovrebbe concedere il 30% del finanziamento richiesto all’interno dell’80% finanziabile del progetto; mentre, il rimanente 70% dovrebbe essere concesso dalla BEI, che si ritroverebbe a fare da capofila di una rete commerciale vastissima e capillare ( che avrà dato una prima valutazione del rischio sufficientemente obiettiva, considerando il fatto che rischia in  proprio su di una parte dell’operazione).L’intero finanziamento verrebbe poi anticipato dalla BCE, ( ottenendo a garanzia la cessione del credito nei confronti dell’impresa richiedente), come prestito alla BEI ed alle banche commerciali.Il costo del prestito concesso dalla BCE potrebbe essere non superiore allo 0,75% -1%. La parte finanziata dalla BEI non dovrebbe superare il 2% mentre la parte concessa  delle banche commerciali dovrebbe tenere conto del rischio a carico e quindi con condizioni   a tassi di mercato.

E’, di fatto, un’operazione di Quantitative Easing. Una forzatura è presente  nella tipologia del credito ceduto ( che non è costituito da titoli di stato ma dal credito che nasce dai contratti di finanziamento alle imprese) che fronteggia il prestito. All’interno di questo quadro operativo  nulla vieterebbe ulteriori interventi grazie ad accordi con fondi di Private Equity o possibili Prestiti Obbligazionari per permettere ad investitori privati di partecipare a questa grande operazione.

Dal punto di vista della gestione del rischio diciamo che quello da coprire è il rischio d’insolvenza, che prudenzialmente dovrebbe essere ipotizzato intorno al 15% del plafond accordato dalla BCE pari al 70% dei 4.000 MM ipotizzati e cioè 420 MM d’euro. Tale rischio  può essere coperto dalla stessa BCE  monetizzandolo.In realtà il mancato rimborso  non costitirebbe altro che il mantenimento di quella quota marginale di liquidità immessa nel sistema. Non si potrebbe imputare alla BCE né di svolgere un’operazione che tenda a favorire una parte degli stati membri rispetto ad altri né di uscire fuori dai suoi compiti, con questa immissione di liquidità , quando la situazione attuale è caratterizzata da un livello medio d’inflazione ben al di sotto del limite del 2% posto come obiettivo da perseguire e controllare. Tra l’altro trattandosi di un’operazione che prevde il suo rimborso nel tempo sfugge totalmente ad una possibile accusa di “ azzardo morale”.

Quali potrebbero essere i tempi di fattibilità e d’operatività di un operazione di questo tipo?

In presenza di una forte volontà politica condivisa, il tutto potrebbe funzionare nello spazio di pochi mesi. Non c’è nessun bisogno di mettere in comune il debito, né di modificare dei trattati.Non comporta nessun sforzo finanziario e nessun trasferimento di fondi fra i  Paesi membri. Permetterebbe  di premiare le eccellenze presenti in tutto il territorio europeo per raggiungere gli obiettivi d’Europa 2020 e far ripartire un forte processo di crescita dell’occupazione e dell’economia dell’area. Si tratterebbe, comunque, di un prestito rimborsabile e non a fondo perduto.

Il sospetto e la paura reciproca fra gli stati membri stanno paralizzando l’area. Dobbiamo uscire dalla gestione nazionale e puntare sul credito commerciale e la capacità dell’impresa. Porre tutte le imprese europee nelle condizioni di partecipare alla realizzazione del programma 2020 (magari con qualche accentuazione su alcuni punti) di là dal territorio d’appartenenza, sollecitando la collaborazione  fra imprese di più Stati membri..

Per ogni singolo Stato nazionale diventa  ancora più urgente la necessità di migliorare il più possibile la propria capacità d’utilizzo dei fattori di produzione, le economie esterne ed i servizi ed infrastrutture offerte nel suo territorio.

Certo, un Europa di questo tipo, che non vuole abdicare al suo ruolo di protagonista nel mondo, presto o tardi dovrà riuscire a porre in essere un adeguamento dei fattori produttivi d’ogni impresa europea al di là dal territorio in cui si trova ad operare. Dovrà avere una comune forza federale ed una voce unica  nel mondo; ma, il cammino è ancora lungo.

http://ciragionoescrivo.blogspot.com

 


Autore: admin

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