Sauro BORELLI- Intellettuali in trincea (“Monuments Men”, un film di G.Clooney)



 

Il mestiere del critico

 


INTELLETTUALI IN TRINCEA

George Clooney


Il nuovo film di George Clooney “Monuments Men”

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George Clooney, oltreché una star consacrata, è un cineasta a tutto campo (attore, sceneggiatore, regista, produttore) che negli ultimi 12 anni ha fatto registrare – oltre i molti film interpretati – ben cinque lungometraggi a soggetto nei quali a vario titolo ha espresso il proprio eclettico interesse per le questioni di attualissimo spessore tanto psicologico quanto, più in generale, sociale, politico. D’altronde, è noto il prodigo lavoro di aiuto concreto che Clooney, specie negli ultimi anni, ha prestato a favore delle popolazioni del Sudan in lotta per la loro sopravvivenza e, di più, per l’appassionato contributo ch’egli ha dimostrato da sempre per le cause civili emergenti in ogni parte del mondo.

Questo, per quel che concerne la fisionomia non solo professionale, artistica di questo cinquantenne americano dedito abitualmente al mestiere d’attore ma, più latamente, ad un pratica esistenziale di un uomo d’oggi intieramente coinvolto in ciò che quotidianamente accade nell’universo mondo. Come si può constatare, dunque, una carta d’identità più che onorevole, specie per chi potrebbe essere – per l’ambiente che frequenta, cioè Hollywood dalle mille suggestioni e mistificazioni – estremamente facile indugiare e indulgere in miti e riti tutti frivoli e fuorvianti. In definitiva, George Clooney, come si diceva più sopra, è un professionista a tutto campo e in termini più precisi un personaggio di nobili intendimenti e propositi ideali.

Ecco, dopo questo prologo apologetico, parlare di Clooney e del suo nuovo film, Monuments Men, dove compare anche tra gli interpreti di spicco – insieme a Matt Damon, Cate Blanchett, Bill Murray, Jean Dujardin, Johm Goodman – riesce un po’ pregiudizievole parlare delle specifiche componenti di un’opera formalmente incentrata su episodi guerreschi. E peraltro permeata di tant’altri aspetti di una vicenda realmente accaduta a suo tempo e qui recuperata quale spunto emblematico di momenti drammatici di un gruppo di intellettuali (professori, critici d’arte, architetti, scrittori) chiamati al cimento delle armi per un ben preciso obiettivo pratico: scoprire, recuperare, salvaguardare le migliaia e migliaia di opere d’arte rubate, trafugate dai nazisti in ogni Paese da loro invaso ed oppresso.

L’intento originario di questa improba fatica è stato ispirato a Clooney & Compagni (specie l’assiduo sceneggiatore Grant Heslow) dal libro di Robert Edsel Monuments Men in cui viene evocata l’epocale iniziativa del presidente degli USA, Franklin Delano Roosevelt, di promuovere, al di là del più complesso compito di combattere, la ricerca e il recupero nei vari Paesi europei degli infiniti capolavori che i nazisti – e in ispecie Hitler direttamente – avevano sottratto ai legittimi proprietari (soprattutto ebrei) e alle gallerie più prestigiose d’ogni Paese invaso.

Così, approntato un copione informalmente desunto dal libro citato, Clooney, definito un cast di professionisti di collaudata professionalità, ha realizzato un film di impianto tradizionale ove la vicenda portante – l’incalzarsi dei tentativi affannosi e rischiosi per trovare i quadri, le statue, i libri e gli oggetti d’arte dispersi per l’Europa – si dipana in parallelo al progressivo precisarsi delle fisionomie, dei caratteri di questa congrega di “combattenti dell’ideale” che, seppure poco inclini alla guerra, si danno intieramente per assolvere all’arduo compito loro affidato.

In particolare,Clooney, che capeggia l’eterogenea brigata sbarca con i suoi, nel 1944, in Normandia e di lì s’inoltra, attraverso la Francia devastata, verso Parigi e oltre, sempre in caccia delle opere d’arte rubate dai nazisti. Una ricerca, questa, complicata e talora infruttuosa, fintantoché tra indizi e segnali incrociati gli avventurosi eroi riescono, passo passo, a scoprire e recuperare il prezioso bottino disperso e occultato dai tedeschi in profonde miniere e isolati castelli della Germania e dell’Austria.

C’è in questa alacre fatica di individuare e ripristinare nei musei originari le tante opere d’arte reperite nei luoghi più impensabili il suggello per un’iniziativa di impareggiabile valore  ideale. In questo senso il film di Clooney assolve con pacata e puntuale maestria al compito di testimoniare al meglio uno scorcio poco noto della seconda guerra mondiale. E in questo stesso terreno, senza digressioni e spunti troppo originali, Monuments Men, prospetta una storia insieme avventurosa e circostanziata, ove se si avverte forse la carenza per certi aspetti del racconto di un influsso dell’elemento tragico della guerra, per il resto l’evocazione delle figure e delle imprese degli “intellettuali in trincea” si dimostra efficace e nobilmente motivata.

Autore: admin

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