Andrea FABOZZI -Fingere di cambiare o cambiare per (continuare a) fingere?… Il minuetto di Letta e Renzi

 


A che punto è la notte

 


FINGERE DI CAMBIARE O CAMBIARE PER (CONTINUARE A) FINGERE?

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Il minuetto tra Letta e Renzi, mentre il Pd -anzi il Paese- affondano

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A metà feb­braio, un anno fa, fa il cen­tro­si­ni­stra in alleanza con Sel vedeva il suc­cesso elet­to­rale a un passo; non è andata così e sono bastati dodici mesi per demo­lire ogni spe­ranza e offrire a Ber­lu­sconi, o a chi per lui, le con­di­zioni ideali per una facile, pros­sima vit­to­ria. Per chiu­dere con il governo Letta-Alfano è pronta la solu­zione peg­giore. Il governo Renzi-Alfano. Un’operazione tutta di Palazzo per sosti­tuire un pre­si­dente del Con­si­glio con un altro, che avrà l’effetto di impa­lu­dare il ram­pante lea­der del Pd nell’alleanza con i ber­lu­sco­niani in sonno del Nuovo cen­tro­de­stra. Ma è lui stesso a volerlo, il sin­daco di Firenze, emulo dei suoi primi modelli demo­cri­stiani. Oggi come ai tempi della Dc la vit­to­ria nel con­gresso del par­tito impone il cam­bio a palazzo Chigi. La corsa al potere è la stessa, sta­volta con tutto il per­so­na­li­smo sup­ple­men­tare che si deve alle pri­ma­rie e all’ego del protagonista.

Renzi va alla con­qui­sta di palazzo Chigi in nome del peg­giore con­ti­nui­smo. Innan­zi­tutto della legi­sla­tura: se ha sedotto in una set­ti­mana quasi tutto il Palazzo è per­ché può offrire a sena­tori e depu­tati la spe­ranza di durare fino al 2018. Non male per chi pro­met­teva l’abolizione imme­diata del senato e sven­to­lava come mas­simo di argo­men­ta­zione costi­tu­zio­nale le rozze cifre del rispar­mio degli sti­pendi degli eletti. A spin­gerlo alla guida di quello che sarà il terzo governo di lar­ghe intese di fila sono stati gli indu­striali, veloci a rico­no­scere nel vuoto del suo jobs act l’occasione per qual­che estrema que­stua e con­ces­sione. Ad aprir­gli not­te­tempo l’ufficio del pre­si­dente del Con­si­glio saranno i più intimi e fidati, fino a ieri, soste­ni­tori di Enrico Letta, arti­sti della con­giura di Palazzo. A dir­gli bravo, vai avanti sono i suoi pesti avver­sari del Pd, sicuri di aver tro­vato il sistema per libe­rarsi così del segre­ta­rio o del suo cari­sma. Arti­sti del fal­li­mento. Ad aspet­tarlo c’è la stessa alleanza che ha para­liz­zato Letta, quella con Sac­coni e Gio­va­nardi: è con loro che Renzi dovrà par­lare di diritti civili. D’altra parte il sogno di un cam­bio di mag­gio­ranza per imbar­care i gril­lini dis­si­denti e Sel — che una stra­te­gia alter­na­tiva alla sim­biosi con il Pd non se l’è data — è desti­nato a restare un sogno. Visti i numeri al senato ser­vi­rebbe mezzo gruppo a cin­que stelle per sosti­tuire i voti di Alfano: la realtà è più dura del tat­ti­ci­smo sfrenato.

E così Ber­lu­sconi sta per rice­vere in dono la più facile delle cam­pa­gne elet­to­rali, che gio­cherà dall’opposizione. Se sarà lunga potrebbe anche tor­nare a cor­rere diret­ta­mente lui, di nuovo can­di­da­bile. Magari con la legge elet­to­rale che il segre­ta­rio del Pd gli ha con­fe­zio­nato su misura. Il cen­tro­si­ni­stra sa fare mira­coli. Pec­cato che Renzi, ster­mi­na­tore annun­ciato del senato, sia troppo gio­vane per essere nomi­nato sena­tore a vita.(*ilmanifesto)

 

Autore: admin

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