Teatro Vascello di Roma- “Il malato immaginario” di Molière, secondo Teresa Ludovico




 

Cartellone



 

Teatro Vascello Roma   -sala Giancarlo Nanni

Teatro Kismet Opera di Bari

Presenta

IL MALATO IMMAGINARIO    Ovvero LE  MOLIERE IMMAGINAIRE

Dall’11 al 23 febbraio 2014

Regia, adattamento e riscrittura di Teresa Ludovico
con Augusto Masiello, Marco Manchisi, Ilaria Cangialosi, Cristina Mileti, Paolo Summaria, Michele Cipriani,Daniele Lasorsa
arrangiamenti musicali Michele Di Lallo
spazio e luci Vincent Longuemare
assistente alla drammaturgia Loreta Guario
costumi Luigi Spezzacatene – Artelier Casa d’Arte
musiche di Nino Rota

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Una casa del sud, in un bianco e nero da pellicola neorealista, con qualche lampo di colore. Una maschera, Pulcinella, espressione di quell’anima popolare, beffarda, liquida che pervade tutta l’opera di Molière; uno spirito che entra ed esce dai panni di una serva o di un fratello e che continuerà la sua recita anche quando si spegneranno le luci della ribalta.

Un malato brontolone accudito da una serva petulante e ficcanaso, insolente e fedele come sapevano essere certe nostre donne, un po’ zie un po’ comari, un po’ tuttofare che governavano casali, masserie o palazzotti di signori o finti signori. Una figlia angelica, una moglie perfida, un fratello consigliere, un giovane innamorato e medici, tanti medici che millantano crediti, maschere farsesche in un mulinello a volte assordante, una danza grottesca di quel quotidiano stretto fra le pareti domestiche dove ogni sussurro si amplifica, dove covano intrighi, dove si fingono finzioni. E il malato? Imaginaire… Per il malato Argante, “vivere è essere malati”! Non gli interessa la guarigione, ma quel mistero che i medici, con la loro presenza, le loro cure, le loro formule in latino gli promettono. La malattia come bisogno di non esistere, di addormentarsi, finché tutta la vita sia risucchiata da quel nulla che aspira all’eternità.

Solo una malattia immaginaria può proteggere dalla disperazione di vivere. Argante è un solitario e il suo è un immenso monologo. Forse solo Molière sarebbe potuto essere il suo interlocutore; infatti, eccezionalmente, viene citato in scena cancellando così il diaframma tra il teatro e la realtà, tra la recitazione e la vita. Tra Molière e Argante c’è una relazione misteriosa e profonda, non è la malattia il loro punto di incontro ma la comune vocazione immaginaria, la loro separazione dalla realtà.

La musica, negli spettacoli di Molière era fondamentale, storica la collaborazione con Lully, compositore italiano di corte, e storica la rottura del loro rapporto in occasione della messa in scena de Il malato immaginario. Avendo Nino Rota composto Le Molière imaginaire si è “immaginato” che i due artisti si incontrino e dialoghino; tre secoli li separano ma l’arte non conosce tempo e spazio. Un Molière anche per raccontare l’artista Molière, la vita di chi professa la fede del teatro. Alla quarta replica de Il malato immaginario, Molière, nella parte di Argante, volse gli occhi al cielo, perse la parola e rimase soffocato dalla grande quantità di sangue che gli usciva dalla bocca.

Agli attori era negata la sepoltura in terra consacrata, a meno che non avessero rinnegato la propria professione. Fu necessario l’intervento del Re Sole perché potesse essere inumato, di notte, in un cimitero. Ma avrebbe Molière rinnegato mai la sua professione? No. Dopo che il morso del teatro ti ha inciso profondamente, dove ti seppelliscono non conta più. Vita e scena si mischiano, il tempo dell’arte è un tempo ibridato di perenne inquietudine, pezzi di personaggi si attaccano alla pelle e pezzi di pelle leniscono le ferite dei personaggi.

Le Molière imaginaire ovvero la malattia del teatro


-Ufficio Stampa a cura di Cristina D’Aquanno  cell 340 5319449

Autore: admin

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