Giuseppe ARDIZZONE- Un fondo per il lavoro (individuandone alcuni flussi di risorse)




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UN FONDO PER IL LAVORO

Individuandone alcuni flussi di risorse

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La forza e la gravità della crisi economica, che dilania il nostro paese, rende urgente una riflessione strategica su quella che è la sua principale conseguenza: il peggioramento generale delle condizioni di vita e soprattutto l’allargarsi del fenomeno della disoccupazione.

E’ questo il male maggiore per una nazione! La mancanza del lavoro è forse una delle peggiori punizioni che un cittadino debba sopportare. Non a caso, la nostra Costituzione recita fra i suoi principi fondamentali la caratteristica di essere fondata sul lavoro. Al di là della constatazione della durezza e fatica connesse all’attività lavorativa, pure il lavoro è trasformazione della materia, esplicazione della creatività, servizio per la società, produzione di ricchezza. Guardandola dal punto di vista individuale è l’attività primaria che consente ad ognuno di noi di godere della propria realizzazione all’interno del consesso civile.

Nonostante tutti i problemi legati alla prestazione lavorativa, questa è la condizione di base da cui partire alla ricerca di un reale miglioramento sia della propria mansione sia delle condizioni lavorative attinenti.In questo momento, così difficile, porre al centro dell’iniziativa politica il lavoro è pertanto un dovere imprescindibile. Reperire le risorse, per mettere in piedi delle misure volte a favorirlo, altrettanto necessario.

Uno strumento utile per affrontare risolutamente il problema potrebbe essere quello della creazione di un fondo specifico nazionale per il lavoro, dedicato da un lato a porre a carico della fiscalità generale una parte consistente degli oneri contributivi e fiscali sul lavoro e dall’altro con il compito di alimentare il processo di sussidio alla disoccupazione, anche di lunga durata, e della ricollocazione all’interno del mercato del lavoro.

Si pensa ad un fondo specifico che possa essere gestito anche all’interno dell’organizzazione complessiva INPS; ma, con gestione separata e risorse ben individuate alimentate da flussi costanti nel tempo.

Oltre a quanto viene già destinato allo scopo, si possono individuare due flussi principali aggiuntivi di risorse:

1)      Il primo riveniente da una tassazione specifica dello 0,20% sulle ricchezze finanziarie detenute dalla famiglie italiane. Secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia le ricchezze finanziarie al 2012 ammontano, al netto delle passività, a ca. 2.775 miliardi di euro. Una tassazione aggiuntiva dello 0,20% (pari ad esempio a ca. 200 euro su di un montante di 100.000 euro) darebbe risorse per ca. 5,5 miliardi d’euro annui, con cui si potrebbero finanziare ca. 650.000 disoccupati di lungo periodo, dopo i due anni previsti dall’ASPI, con un reddito mensile di 700 euro, legato al vincolo della prestazione di servizio civile/lavoro di base insieme alla continuazione di un percorso orientato alla ricollocazione lavorativa. La comunità  potrebbe disporre in tal modo di una forza lavoro elastica ed utilizzabile a basso costo per tutte quelle occorrenze di emergenza o di intervento che si rendessero necessarie: dall’edilizia popolare, all’intervento ambientale ecc ecc. Nello stesso tempo il lavoratore, in attesa della sua ricollocazione definitiva, avrebbe un minimo reddito ed un ruolo sociale attivo.

2)      Il secondo riveniente dall’aumento dell’imposizione fiscale progressiva per i redditi superiori a 70.000 euro annui. Tali risorse dovrebbero essere totalmente recepite dal Fondo e dedicate alla riduzione degli oneri contributivi e fiscali sul lavoro sostenuti dalle imprese.Questo secondo flusso di risorse dovrebbe consentire un incasso annuo di ca. 9 miliardi di euro annui.

Basandoci sui dati IRPEF 2010, sappiamo che l’1,79% dei contribuenti, pari   n. 553.059, dichiaravano un reddito compreso fra 70.000 a 100.000 con il 9,56 % imposta totale pari a 14,2 MM su.redditi complessivi di 38,7 MM. L’1,09 %,  pari a n. 336.779, disponeva di un reddito  da  100.000 a 200.000,  per il 10,20 % sull’imposta totale,  pari  15,23MM, e  redditi complessivi di almeno  33,7 MM. Lo 0,15%  pari  n. 46 .345 con redditi  da  200.000 a 300.000  per 2,74 % imposta totale  pari a 4,09MM con redditi complessivi per 9,2 MM. Lo 0,10 %  pari a  n. 30897  con reddito   superiore a 300.000      per 4,70 % imposta  totale., pari a 7,02MM con redditi complessivi per  9,2 miliardi.

Riepilogando,  ca. 967.080 persone presentavano redditi  superiori a 70.000 euro  con un imposta totale a carico di ca. 40,54 MM. Ipotizzando il passaggio dell’imposizione fiscale progressiva dal 43% attuale  al 48% per i redditi compresi fra 70.000 e 100.000, al 53% per i redditi compresi fra 100.000 e 200.000 euro, al 58% per i redditi compresi fra i 200.000 e i 300.000 ed al 63% per quelli superiori a 300.000 è possibile ipotizzare un maggiore introito annuale di ca. 9 MM.

A tutto questo andrebbe aggiunta una riconsiderazione generale dello strumento della cassa integrazione che, spesso, nella sua versione “ straordinaria” ed “in deroga”, continua ad assistere aziende ormai entrate in una crisi, spesso senza ritorno, e continua a legare ad esse la sorte del lavoratore. In alternativa, sarebbe meglio destinare queste risorse per allargare l’utilizzo e le disponibilità  dell’attuale ASPI.

La creazione di un fondo specifico del lavoro può costituire un’esperienza strategica per la nostra società. Un passo avanti verso la costruzione di un nuovo modello di welfare  più aderente  alla situazione attuale  che ci permetterebbe di migliorare sia la competitività delle nostre imprese, riducendone il costo del lavoro, sia la  tutela del lavoratore nel suo percorso individuale di ricollocazione  nel mercato del lavoro verso il suo impiego più produttivo. Non riteniamo che, grazie alla capillarità dell’intervento, lo stesso possa avere conseguenze  negative sulla nostra economia; anzi, lo spostamento di risorse verso i ceti umili in preda alla disoccupazione,  il lavoro e l’impresa dovrebbero favorire sia la competitività delle nostre aziende sia il consumo (in considerazione dell’elevata propensione allo stesso da parte dei redditi  più bassi)  ponendo quindi condizioni favorevoli per lo sviluppo della domanda globale e del nostro sistema economico.

 

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Autore: admin

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