Franco LA MAGNA-Cinema.Recensioni brevi (da “Nebraska” ad “All is lost”)




Cinema    Recensioni brevi

 


 

DA “NEBRASKA” AD “ALL IS LOST”

 

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Locandina Nebraska



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Nebraska (2013) di Alexander Payne


Un vecchio e pessimo genitore ostinato fino all’autodistruzione (che crede d’aver vinto un milione di dollari, abbindolato da un’evidente pubblicità ingannevole) e il figlio che alla fine ne comprende le ragioni e gli consente di realizzare l’ultimo desiderio, estrema “revanche” d’una vita anonima e mediocre giunta ormai al capolinea. Il viaggio come scoperta delle proprie origini, ma altresì del passato sconosciuto e della “umanità” del padre. Ultimo on the road gerontofilo di Alexander Payne (tema già affrontato in “A proposito di Schmidt”, superbamente interpreato da un dimesso Mike Nicholson), con “Nebraska” (2014, miglior attore a Cannes per lo straordinario protagonista Bruce Berm), girato in bianco e nero, Payne conferma le sue doti introspettive costruendo una malinconica, amara ed ironica storia minimalista, immersa nella sonnacchiosa provincia americana in crisi, dichiarando  palesemente con ripetute citazioni cinefile il suo omaggio al cinema americano degli anni ’70 (soprattutto dell’inimenticato “American Graffiti” di Bogdanovich). Pietas e cupidigia umana si fondono nel perfetto equilibrio creato da un cast di vecchie glorie hollywoodiane.           Interpreti: Will ForteBob OdenkirkBruce DernStacy KeachDevin RatrayJune SquibbAngela McEwanRance HowardMissy DotyAnthony G. SchmidtKevin KunkelMelinda Simonsen

Il castello magico (2013) di Ben Stassen e Geremy Degruson.

Delizioso cartone belga miracolosamente distribuito in Europa, che sembra dire alla corazzata USA ci siamo anche noi. Protagonista un tenero micetto, vigliaccamente abbandonato dai padroni (una vera e propria calamità sociale) “catapultato” in una (apparentemente) sinistra abitazione dalla terrificante nomea, dove troverà – dopo un’accoglienza non proprio ospitale da parte di alcuni ospiti – una nuova famiglia di giocattoli animati. Con la nuova allegre brigata il coraggioso piccolino salverà la casa, fraudolentemente messa in vendita dal canaglieco nipote del buon vecchio  proprietario-prestigiatore.

Belle & Sebastien (2013) di Nicolos Vanier.

Dopo la serie trasmessa negli anni ’60 dalla televisone francese e i cartoni giapponesi, torna in Francia la coppia cane-bambino inventata da Cècile Aubry (che maggior notorietà – e di conseguenza successo mondiale – ebbe nella terra del Sol levante). L’idea di fondo (trasferire  “diversità” e “malvagità” su una bestia, erroneamente creduta responsabile di continue stragi di pecore) regge ancora e ancor più quella dell’amicizia tra il bimbo e il buon cagnone. Il sub-plot con l’improbabile nazista dal cuore d’oro, innamorato della bella del villaggio, che salva una famigliola che tenta l’espatrio in Svizzera (la storia si svolge negli anni ’40, nella Francia occupata) è anch’esso un déjà vu, ma resta – ahimè – poco credibile. Grande protagonista l’impervia e maestosa natura delle Alpi francesi. Ogni tanto, fortunatamente, un film per l’infanzia interpretato da attori veri, contro l’ormai inarrestabile valanga dei cartoni.                                             Interpreti: Félix BossuetTchéky KaryoMargaux Chatelier Dimitri StorogeMehdi Andreas Pietschmann Urbain Cancelier

A proposito di Davis (2013) di Ethan e Joel Coen.

Aleggia in tutto il film una sorta d’atmosfera dimessa anni ’60 un po’ alla Kerouac, ma quel che chiaramente viene a galla è invece l’ennesima rappresentazione del fallimento dell’american dream, qui incarnato da un giovane folksinger (abbandonato e strapazzato dalla ex dove lui, senza fissa dimora, ogni tanto torna a rifugiarsi), frustato dal gelo newyorkese, in disperato “on the road” alla ricerca d’un impresario che sappia lanciarlo. Piccole apparizioni in locali di terz’ordine e perfino una bastonatura finale ne suggellano la catastrofe professionale. Malinconico canto del cigno del revival della musica folk americana, con vere performance live dell’ottimo protagonista  Oscar Isaac.                    Interpreti: Carey MulliganJustin TimberlakeJohn GoodmanGarrett HedlundAdam Driver Oscar IsaacF. Murray AbrahamMax CasellaAlex Karpovsky Ethan Phillips Ricardo CorderoMike Houston

The wolf of Wall Street (2013) di Martin Scorsese.

Scagli la prima pietra chi ingenuamente abbia mai creduto nella “bontà” della tana del lupo (leggesi: Wall Street, frenetico tempio della volatile finanza contemporanea). Nel dipingere la figura d’un perfetto gaglioffo, “self made man” (eterna fascinazione dell’imperitura mitologia americana) Scorsese (in odor di Oscar) sembra essersi ispirato al vecchio adagio del lupo che perde il pelo, ma continua a coltivare il vizio.  Qui lupo-Di Caprio (anch’egli vicino all’aurea statuetta), faccia d’angelo, infila le mani nelle tasche di investitori che anelano al facile arricchimento, istruisce al turpiloquio e alla truffa una scacilnata compagnoneria di brokers, copula, si droga e bestemmia come un invasato (con moglie e mignotte) e alla fine nuota in un mare di denaro. Nel regno dell’eccesso tutto è permesso. La frugalità di Paperon de’ Paperoni (Weber docet) non è neppure un vago ricordo nei baccanali di lupo-Di Caprio-Belfort. Una terrificante “mostrazione” del mondo immorale e corrotto dei gangsters-speculatori di cui Wall Street ribolle. Resta il dubbio (e il rischio) dell’involontaria esaltazione d’una pur sinistra e detestabile grandezza. Tanto più che alla fine la “pena” (dopo le abbondanti delazioni in aiuto alla legge del protagonista) è poco più che risibile. Non mancano in casa nostra eclatanti esempi similari.                                                                        Interpreti: Leonardo DiCaprioJonah HillMatthew McConaugheyJon FavreauKyle Chandler Jean DujardinEthan Suplee Jon BernthalRob ReinerMargot RobbieKatarina Cas.


La mia classe (2014) di Daniele Gaglianone.

Lezione multietnica a disperati extracomunitari che sognano un’inserimento nell’acciaccata Italia contemporanea, ex miraggio di poveri reietti. Gaglianone (“Nemmeno”, “Ruggine”) gira un tardivo esempio di cinéma-véritè, un docu-fiction (che qua e la svela apertamente la finzione), passando però con eccessiva nonchalance dall’ilarità e dall’ironia al dramma dell’immigrazione e ai suoi tanti corollari. Storie di ordinaria disperazione, ma tanti segnali sono baluginii senza adeguato sviluppo. Superbo e straordinariamente umano Valerio Mastrandrea, da sempre dotato d’una rara spontaneità, nel ruolo del maestro.                                                                        Interpreti: Valerio MastandreaBassirou BalldeMamon BhuiyanGregorio CabralJessica Canahuire LauraMetin CelikPedro Savio De AndradeAhmet GohtasBenabdallha OufaShadi Ramadan.

All is lost (2013) di J.C. Candor.

Suoni (sciabordar delle acque marine, tempesta, tuoni…), colori (lampi, sole implacabile, azzurro intenso del mare), assenza quasi totale di parola (salvo un’improvvisa imprecazione), terribilità dell’oceano in tempesta e l’incredibile compostezza dell’ormai vecchio Robert Redford, qui hemingwayano navigatore solitario nelle acque dell’Oceano Indiano, il cui yacht – speronato da un container alla deriva – inevitabilmente e lentamente s’inabissa. Sarà la natura a vincere sull’incredibile resistenza dell’uomo o preverrà l’istinto e la volontà di sopravvivenza d’un essere umano? Una lotta impari al limite delle possibilità umane. 105′ di straordinaria tensione emotiva per un film che s’annuncia come una sfida (anche al botteghino), già presentato lo scorso anno a Torino Film Festival. Unico interprete Robert Redford, che regge magnificamente l’incredibile prova.

Autore: admin

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