Sauro BORELLI- L’America malata di Violet (“I segreti di Osage County”, un film di John Wells)




Dal Teatro al Cinema                 Il mestiere del critico



 

L’ AMERICA MALATA DI VIOLET

Locandina I segreti di Osage County

 


Nel film di John Wells “I segreti di Osage County”

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L’America favolosa e favoleggiata vista, idoleggiata da noi nel secondo dopoguerra quando ogni film, tutte le musiche, i libri provenienti dalle contrade del Nuovo Mondo sull’onda delle armate alleate, non trova ora alcun riscontro nel film di John Wells I segreti di Osage County. Un’opera che, pur fitta di celeberrime stars come la superlativa Meryl Streep (qui nel ruolo della dispotica, nevrotizzata Violet) e l’altrettanto superba Julia Roberts (l’indocile figlia Barbara), risulta, a conti fatti, una tetra, angosciosa vicenda di una disastrata famiglia del profondo Oklahoma colta nel momento tragico del suicidio del padre Beverly, poeta allo stremo e per giunta alcolizzato; evento che segna insieme un generale, spietato esame di coscienza e una resa dei conti inesorabile, senza rimedio alcuno.

Detta così, la storia su cui s’incentra I segreti di Osage County parrebbe anche una sorta di variazione sul tema delle desolanti pièces di Tennessee Williams (tutte pervase di morbose suggestioni erotiche) o di Edward Albee (intrise di uno psicologismo maniacale), ma in effetti si rifà direttamente al dramma omonimo di Tracy Letts (già coronato dal Premio Pulitzer e baciato da un vistoso successo sulle scene di Broadway) e lui stesso sceneggiatore del lavoro di John Wells.

Dalla ribalta teatrale allo schermo questo medesimo testo narrativo assume le cadenze, i toni, e in ispecie le particolarità espressive di una “prova d’artista” giocata spesso ai margini di una esasperata metafora dell’America d’oggi, malata di disperazione e violenza. Al proposito, Meryl Streep, interpellata sul senso e la specificità del suo tribolato personaggio, cioè la squilibrata Violet, ha così spiegato la sua idea al riguardo: “Io preferisco vederlo come una donna, figlia di quella che qui, retoricamente, si chiama greatest generation, la generazione che ha conosciuto la povertà, la depressione e che ha combattuto la guerra. Questa generazione sta morendo; Violet ha avuto una storia di depravazione intorno a lei, è stata sfruttata, abusata, gli uomini l’hanno trattata male, Per queste donne, davvero, i figli erano l’unico faro della vita”.

Nel film di Wells, peraltro, l’odissea di Violet viene colta giusto nella fase terminale e più rovinosa. Violet medesima, malata di cancro alla bocca, drogata da una profluvie di medicine inessenziali, risulta il perno patologico di un girotondo parossistico, provocatoriamente sboccato in cui le tre figlie (capeggiate dalla volitiva Barbara), generi, nipoti, fidanzati in pectore vengono trascinati, talora anche del tutto incolpevoli, in una sarabanda di accuse, di infamanti peccati, proprio perché tale strategia estrema appare come l’espediente ultimo di una rivendicazione della vita, della dignità ormai dissipate.

L’elemento dominante di simile dramma emerge come l’urlata compensazione di un risarcimento dovuto per tante tribolazioni, infinite sconfitte e, su tale terreno, le sovreccitate liti tra l’energica Barbara e la indomabile madre Violet assumono spesso il turgore, la intensità da classica commedia greca, anche se il contesto, il coro dei restanti personaggi (tutti marchiati a fuoco da squallidi trascorsi) contribuiscono a radicare a fondo ad una realtà, un modo d’essere tutto ed esclusivamente americano. Persino il décor esteriore del racconto – quell’Oklahoma lontano, fatto di grandi distese di grano permeate di malinconica solitudine – determina la sensazione, appunto, di un’esemplare (pur se a volte troppo ostentata) débâcle tutta contemporanea.

In questo senso, affiora in modo contraddittorio il virtuosismo istrionico del duo d’eccezione Meryl Streep-Julia Robers (entrambe in lizza ai prossimi Oscar), pur se nel caso particolare qualche vistoso eccesso interpretativo sminuisce forse la resa generale della rappresentazione. I segreti di Osage County resta, comunque, un film di robusto impianto drammaturgico e di ancor più marcata attrattiva spettacolare. Anche perché, una vicenda così dolorosa, così tormentata non lascia certo inerte o indifferente neppure il più cinico spettatore.

Autore: admin

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