Francesco NICOLOSI FAZIO- Il miracolo di San Eduardo (“Miseria e nobiltà” secondo Gleijeses, allo Stabile di Catania)

 

 

Teatro  La sera della prima

 

IL MIRACOLO DI SAN EDUARDO

48 miseria e nobiltà

“Miseria e nobiltà”   di Eduardo Scarpetta.   Regia: Geppy Gleijeses Con: Geppy Gleijeses, Lello Arena, Gina Perna, Marianella Bragilli, Antonietta D’Angelo. Produzione Teatro Stabile di Calabria – Teatro Quirino di Roma

Al Teatro Stabile di Catania

 

****

Ricordiamo Geppy Gleijeses nei panni di un garbato giovane architetto napoletano, proprietario di un negozio di articoli religiosi, tartassato da ben due clan di camorra, per problemi di “confine”. Volo liberatorio a Milano. Non era teatro, ma il film “Così parlò Bellavista”. Geppy era il genero del protagonista. La (modesta) citazione non è casuale, perché in quel bel film di De Crescenzo appariva tutta la Napoli artistica dell’epoca, una Napoli che, come ci ha confermato recentemente Scaparro, è sempre una sorta di giacimento culturale, delle grandi capacità artistiche, da cui si può ancora attingere.

Gleijeses da tempo si diletta in operazioni minerarie, trovando e forgiando vere e proprie pepite. Questa volta l’oro di Napoli è fornito da un vero mostro sacro: il grande Scarpetta, padre dell’ancor più grande omonimo De Filippo, che con questa commedia raggiunse l’apice della sua produzione. L’opera notissima, di cui ci rifiutiamo di tracciare la trama, è stata affrontata da Geppy “lavorando su varie fonti disponibili” (nota di regia) con una acuta capacità di analisi che contraddistingue la logica drammaturgica di Gleijeses.

Ma, scusate il gioco di parole, questa volta il “rigore” può portare al “fallo” se non addirittura alla “punizione”. Il regista/protagonista, nella sua recitazione, si ingabbia in una sorta di riproduzione di Eduardo De Filippo, anche nelle modulazioni vocali, metodo a cui non si abbandona neanche il figlio Luca, altrettanto bravo attore napoletano, che con più intelligenza supera sulla scena ogni difficoltà, anche di natura edipica. Vogliamo credere che una regia d’altra mano (seduta in sala) avrebbe potuto ricondurre l’attore verso una sua recitazione autonoma, per cui credibile e certamente attuale.

A riprova di questa (larvata) tesi, possiamo affermare che la resa artistica di tutta la compagnia, presente la mano del regista, offre una ottima recitazione con graditi segni di novità, superando a piè pari qualunque trabocchetto di riproduzione pedissequa ed evocativa. In altri casi abbiamo invocato: meglio il video!. Ma qui per fortuna il corpus della rappresentazione funziona a meraviglia, anche mediante l’attualizzazione del tema della miseria, che, grazie alla crisi, coinvolge qualunque spettatore pensante.

Come per il sangue di San Gennaro a volte il miracolo non si compie. Del resto come sacralità dell’autore non siamo poi così distanti. Dicono che durante l’occupazione francese il sangue non si sciogliesse, il Vescovo fu “avvicinato” da alcuni soldati francesi ed il miracolo si compì: il sangue si sciolse. In fondo, per evitare il mancato miracolo di Eduardo, sarebbe bastata, come fecero i francesi, soltanto un po’ più decisione. Sarebbe stata “l’arma” vincente.

Autore: admin

Condividi