Franco LA MAGNA- Tempo di musical (“La Baronessa di Carini” al Teatro Brancati di Catania)




La sera della prima


 

TEMPO DI IL MUSICAL

”La baronessa di Carini”di Tony Cucchiara al Brancati di Catania

 

****

 

Dopo il lusinghiero successo ottenuto negli anni passati, rivive sul palcoscenico il musical scritto da Tony Cucchiara sul tuttora oscuro (c’è chi addirittura lo colloca nelle leggende), amaro e straziante, caso della povera baronessa di Carini, alias donna Laura Lanza di Trabia – andata sposa senza amore a soli 14 anni nel 1543 al barone Vincenzo La Grua Talamanca – che delusa dalla vita matrimoniale e divenuta amante del cugino Ludovico Vernagallo nel dicembre del 1563 viene scoperta e uccisa insieme all’amante (complice il marito) dal potente padre don Cesare Lanza, barone di Trabia e conte di Mussomeli (già perdonato da Carlo V per un precedente omicidio).

Storicamente i tenebrosi fatti di Carini ebbero uno svolgimento tuttora non del tutto chiarito. Alla fosca e cruenta vicenda di donna Laura Lanza seguì, poi, una conclusione sconcertante, generalmente taciuta. Compiuto l’omicidio, dopo un primo bando e sequestro di beni adottato dal viceré, don Cesare Lanza si rivolse al re Filippo II spiegando d’aver colto i due amanti in flagrante adulterio chiedendo perdono, ottenendolo con la restituzione di tutti i beni. Anche il barone La Grua (subito convolato a nuove nozze) fu assolto con formula piena. “L’aristocrazia del tempo – scrive il Dentici – era al di sopra delle leggi e della giustizia”. Sull’omicidio questa la chiusa del memoriale di discolpa di Lanza indirizzato al re: “…trovaro li ditti baronissa et suo amante nella ditta camera serrati insieme et cussì subito in quello stanti foro ambodoi ammazzati”

La vicenda è musicalmente “attualizzata” da Tony Cucchiara, che vi aggiunge uno straziante pentimento del padre e la discesa agli inferi (come vuole la tradizione popolare) dell’inconsolabile amante Vernegallo per incontrare la donna precipitata nel peccato. Una delle innumerevoli varianti a lungo studiate dagli etnoantropologi, poi alla base della mesta melodia partenopea “Fenesta ca lucive”, anch’essa d’incerta matrice musicale. Onusto di balli e canti che  rimandano alla memoria dei canti popolari siciliani ed enfatizzata dalla la vivace regia di Angelo Tosto “l’epica popolare acquista così una veste più contemporanea”, mentre blasfeme e divertenti appaiono le performances e i dialoghi d’uno scanzonato S. Pietro  con un Dio rimbambito. Gran lavoro del “jolly>” che vivacizza acrobaticamente una scena già di per sé dinamica.

Sul palco, tutti impegnatissimi: Giacomo Buccheri, Dario Castro, Adriano Di Bella, Giulia Di Domenico, Barbara Gallo, Yvonne Guglielmino, Rosario Minardi, Marzia Patanè Tropea, Emanule Puglia, Marina Puglisi, Patrizi Scilla, Enrico Sortino, Riccardo Maria Traci, Renato Vinciguerra. Scene Salvo Manciagli, costumi Giuseppe Andolfo.

La “baronessa” è stata portata sullo schermo da un film muto del 1910, di cui resta ignota la regia. Due le versioni televisive:  ”L’amaro caso della Baronessa di Carini” (1975) regia di Daniele Danza, ambientato nella Sicilia del 1812  e uno stravagante “La Baronessa di Carini” (2007) di Umberto Marino, anche quest ambientata nell’800 e trasformato in una bizzarra storia di reincarnazione pencolante tra Fogazzaro e il genere giallo-thriller, felicemente conclusa (sic!) con la fuga dei due amanti attraverso il passaggio segreto segnato dall’impronta della mano insanguinata della sventurata Laura.

****

 

La baronessa di Carini di Tony Cucchiara, regia di Angelo Tosto. Al Teatro Brancati di Catania, repliche fino al 2 febbraio.


Autore: admin

Condividi