Giuseppe ARDIZZONE- Italia, tra passato e futuro




Polis

ITALIA, TRA PASSATO E FUTURO

Mentre i problemi della collettivita si moltiplicano

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Proprio nel momento in cui il nostro paese affronta uno dei periodi di maggiore crisi della sua storia, è bene guardare al passato, alle radici della nostra democrazia, per ritrovare i valori fondativi della convivenza. Avevamo appena concluso una guerra difficile e controversa, insieme ad una brutta guerra civile ed una lotta partigiana di resistenza contro il precedente alleato tedesco. Le forze democratiche e popolari, unite nel Comitato di Liberazione Nazionale, avevano liberato il nostro Paese; insieme alle truppe alleate, dall’occupazione tedesca e dal Fascismo, quando i padri della patria scrissero la nostra Carta Costituzionale. “La più bella del mondo” : ha detto Benigni!  Come dargli torto, quando vi si legge che la nostra Repubblica è fondata sul lavoro: il bene più prezioso che una persona possa desiderare per poter vivere con dignità all’interno del consesso civile?

Oggi, che la disoccupazione dilania le speranze d’intere nuove generazioni, ci si rende conto di quanta lungimiranza ed attenzione per la vita delle persone racchiuda quella frase, posta all’inizio della nostra Costituzione.  Lavoro e rispetto, per la persona e la sua fatica, erano i valori fondativi della nostra educazione, nel dopoguerra.  Si era conosciuta la fame e la solidarietà fra la povera gente.  Qualunque mestiere, anche il più umile, era guardato con rispetto. Il proprio lavoro, vissuto come servizio, era anche motivo d’orgoglio e dignità personale. Possibilità di formare una famiglia. Possibilità di sperare in un miglioramento ulteriore.

Per anni, il duro lavoro di questa gente ha permesso la completa ricostruzione dei danni della guerra ed il miracolo economico; mentre, l’azione riformatrice e la vigilanza democratica dei partiti e dei sindacati cercava di ottenere un miglioramento complessivo delle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari.  Vi sono stati, tuttavia, alcuni difetti strutturali, in questa costruzione, che continuiamo a portarci dietro.   Il primo è rappresentato dall’arretratezza economica, culturale e politica del Mezzogiorno d’Italia, tra l’altro esente dal processo di rinnovamento popolare ideale e politico della Resistenza.  La gestione dell’arretratezza, affidata ad un’alleanza con forze locali conservative e corrotte, ha consolidato il sottosviluppo, mortificando la creatività e la speranza delle persone.

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La criminalità organizzata, che ha assunto, in queste realtà, la forma più complessa della società segreta, capace del controllo del territorio, ha stornato a proprio favore ingenti risorse, altrimenti dedicate allo sviluppo, corrompendo e compromettendo il Sud ed, in seguito, attaccando l’intero territorio nazionale. La stolta alleanza con una classe politica corrotta del Sud, capace di contatti con queste forze, in grado di controllare voto e territorio, è stata un’insopportabile palla al piede per lo sviluppo italiano.

Un ‘altro difetto strutturale è stato determinato dal controllo dell’apparato dello Stato e delle partecipazioni statali da parte delle forze politiche. La gestione e l’indirizzo delle risorse verso canali preferenziali ed amicali ha portato progressivamente al disastro del nostro paese , incapace di reggere la competitività di un mondo globalizzato , mortificato da un’eccessiva ineguaglianza sociale, da una corruzione ed illegalità diffusa ed organizzata, dall’abbandono del rispetto per il lavoro ed il merito. Ci ammoniva già Berlinguer su quanto fosse nefasta l’occupazione dell’apparato dello Stato da parte della politica; ma , niente è ancora cambiato.

Si sono create consorterie e corporazioni che, grazie alle protezioni politiche, mantengono privilegi che costituiscono un appesantimento inutile per il nostro sistema sociale ed economico.Mille leggi e leggine, insieme ad una complessa burocrazia, complicano la vita delle aziende e delle persone, favorendo ulteriormente l’utilizzo delle raccomandazioni, del familismo amorale e della corruzione.  Un altro difetto strutturale è rappresentato dalla relativa debolezza della nostra classe imprenditoriale e dall’incompiuta liberalizzazione delle attività economiche e finanziarie .Troppo spesso questo ha portato a scarsi investimenti , al mantenimento d’assetti proprietari poco dinamici ed incapaci di raccogliere le sfide necessarie al potenziamento delle aziende amministrate Quello che costituisce poi un pregio : l’importanza e la forza delle nostre PMI rappresenta anche una debolezza.  Da un lato osserviamo la dedizione , l’impegno la capacità imprenditoriale delle famiglie . Dall’altro la relativa debolezza delle strutture gestionali. La difficoltà ad impostare l’attività secondo un’efficace programmazione economica e finanziaria e di controllarne la relativa gestione. La scarsa capitalizzazione. La difficoltà a raggiungere una dimensione sufficiente per sopportare i costi di una struttura manageriale complessa e la sfida dei mercati internazionali.

Le forze politiche di sinistra in questi lunghi anni hanno cercato di fare tutto il possibile per la difesa della democrazia e delle condizioni di lavoro e di vita delle masse popolari.  Come dimenticare il ruolo decisivo assunto dai sindacati uniti, in quella stagione delle riforme che sconfisse politicamente ed isolò la lotta politica armata degli anni di piombo! Eppure è rimasto incompiuto un completo passaggio da quella che era l’ipotesi rivoluzionaria e la prefigurazione di una società socialista, portata avanti da uno dei più forti partiti comunisti dell’Occidente, verso un completo e vitale ruolo riformista all’interno della società italiana.  La stessa esperienza del movimento dell’Ulivo di R. Prodi , che sta alla base della stessa fondazione del Partito Democratico, deve essere ancora digerita fino in fondo.

Non vi sono tuttavia alternative ad un ruolo fortemente riformista e moderno della sinistra italiana . Un ruolo capace di portare il Paese fuori dalle sue contraddizioni e dalla rabbia diffusa ed antisistema che lo pervade, come è già avvenuto tante volte nel passato .  Il nostro Paese ha vissuto anche altre volte spinte populiste dal carattere ambiguo,   con la compresenza di aspetti antisistema rivoluzionari e fortemente persecutivi. La fuga dalla responsabilità può trasformarsi in fuga dalla libertà con estrema facilità.

Lo sviluppo collettivo di atteggiamenti persecutivi, che spostano tutti i problemi nella ricerca della colpa di qualcuno , siano essi gruppi sociali ,categorie , o  addirittura interi paesi stranieri, porta facilmente all’espressione violenta, quasi giustificata dall’insopportabile oppressione e violenza nascosta di cui si è vittime. La rinuncia della razionalità porta facilmente al fanatismo, di cui certo il nostro Paese non ha bisogno per ritrovare la strada del miglioramento collettivo. Dobbiamo invece riuscire a comprendere le sfide della nuova realtà globalizzata e delle nuove frontiere produttive, che abbiamo davanti a noi, senza arroccarci nella difesa di ciò che ormai è insostenibile ed obsoleto.  Vi è sempre un aspetto positivo da cogliere nei periodi di mutamento . E’ in essi che nascono le nuove civiltà . Esse , tuttavia , sono patrimonio di chi ha il coraggio di guardare senza paura al nuovo e con fiducia ai frutti del lavoro , dell’impegno, della collaborazione.

 

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Autore: admin

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