Giuseppe CONDORELLI- In nome del Padre (“Oh, Dio mio!” di A.Gov al Teatro Stabile di Catania)

 

 

 

La sera della prima


IN NOME DEL PADRE

“Oh, Dio mio” di Anat Gov di scena allo Stabile di Catania

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Dio non è morto. Ma è molto malato. Perciò, in anonimato, ha fissato, sulla terra, un appuntamento con una psicologa di successo, Ella – il cui nome in ebraico significa “quercia” – profondamente, radicalmente, atea e con un figlio autistico. Nello studio di Ella questo Dio si presenta nella mise di un piccolo borghese, gli occhiali scuri e l’immancabile cappotto grigio topo. E’ un po’ spaesato, un po’ a disagio. Insomma – a suo stesso dire – non ci sta più con la testa. Perchè?  La sua opera, il creato – il lavoro di… una vita – lo ha deluso. Per questo è sceso di nuovo e dietro la sua faccia di Padre si è imposto di indossare la maschera del padrino (una parodia goffa di Marlon Brando) per farsi ricevere. E prima di scatenare un’altra e più definitiva fine del mondo tenta la strada della terapia.

“Oh, Dio mio!” dell’israeliana Anat Gov per “L’isola del Teatro” – la rassegna dello Stabile sui rinnovati legni del Musco di Catania – è un godibilissimo atto unico che si muove serio e faceto, agile e brillante, costellato dalla versatilità di Vittorio Viviani-Dio e di Viviana Toniolo, la psicologa Ella; ondivago tra Freud e la rigida ortodossia ebraica, tra l’ammiccante e spietata desacralizzazione della umana ratio e i dogmi della fede e che culmina nella domanda cruciale: perchè Dio ha creato il mondo se l’uomo poi – da Adamo al genere umano tutto – lo hanno umiliato?

Dal suo apparente bozzolo delicato di donna Ella riesce però, in un crescendo di botte e risposte e pur nell’impossibilità di tracciarne un profilo psicologico (Lui è uno senza padre né madre…), a scardinare la ritrosia capricciosa e bambinesca dell’Onnipotente e soprattutto i suoi propositi vendicativi.

Attraverso un’ora e passa di scoppiettanti battute, l’ilarotragedia tutta yiddish di Anat Gov – con una regia però più attenta a diluire tutto in salsa sketch – diverte e commuove, ci fa sorridere e riflettere, fino alla conclusione sospirata da tutti: solo l’amore guarisce. Solo l’amore ci guarisce. Ed è proprio all’ombra dell’abbraccio di Ella-quercia che l’Onnipotente sarà capace di riconquistare la sua natura di essere, supremo sì, ma questa volta fragile e tenero. Umanissimo.

Autore: admin

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