Francesco NICOLOSI FAZIO- Mamma Natale (“Il Canto di Maria” di Doria e Cuzzocrea.Castello Ursino, Catania))

 

 

Il mestiere del critico

 

MAMMA NATALE

“Il Canto di Maria. Natività di Gesù di Nazareth, secondo sua madre”. Testi rielaborati da Egle Doria e Maurizio Cuzzocrea. Voce narrante: Egle Doria.Canti e musiche della tradizione interpretati da Maurizio Cuzzocrea e Franco Barbanera. Al Castello Ursino. Assessorato alla Cultura del Comune di Catania. Produzione: Associazione AreaSud

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Nella sala del più antico castello medievale europeo ancora intatto, dinanzi alla statua di Ercole, l’uomo che volle farsi Dio, si è tenuta la millenaria narrazione del Mistero, il Mistero di Dio che volle farsi uomo. Una grandiosità sublime, data dall’intrecciarsi di luoghi, simboli, musicalità e narrazione, in un evento che si è tenuto nel periodo dell’anno che la moltitudine dedica al puro divertimento. Questa sera la cultura ci ha anche divertito.

La storia di Maria, dall’infanzia premonitrice, sin dalla miracolosa gravidanza di Sant’Anna, alla nascita del re dei re, passando per il mistero dell’Annunciazione, incontro tra umano e divino. Una Santa Madre, innanzitutto donna, che viene svelata per mezzo dei Vangeli Apocrifi di Giacomo (già oggetto di interpretazione musicale da parte di Fabrizio De Andrè), ma anche rivisitando “Gli inni sulla natività” di Sant’Efrem Siro, santo, teologo e poeta ed il “Magnificat” del Vangelo secondo Luca.

Un vero spettacolo. Che supera di slancio la dimensione “natalizia”, per giungere di diritto nel piano del messaggio forte, lieve e profondo, incentrato su una donna, che anche se è la madre di Dio (“Colui che si trova tutto intero in me tutto intero nell’universo”), resta tale nella sua semplicità e nella sua immensità. Un alternarsi lineare e crescente di narrazione e musica popolare, musica con sonorità di alto sentire, con brani originali e testi anche raffinati, come la preziosa traduzione dialettale di un testo tratto dal “Paradiso” dantesco.

Maurizio Cuzzocrea, oltre all’uso degli strumenti a corda (e marranzano),. interpreta con equilibrio espressivo canzoni e nenie natalizie, con il ben riuscito proposito di superare la pedissequa rappresentazione tradizionale, trovando un registro nuovo e coerente, sia con il tema che con la nostra epoca. Simbiotico l’apporto di Franco Barbanera, che nella versatilità strumentale nei fiati, raggiunge la potenza evocativa col l’antico suono delle cornamuse. Siamo stati come cullati dal suono pastorale;  così molto naturale è parsa, nella sua dolcezza, la contro scena dell’attrice, che, con una accennata danza ed un luminoso sguardo, arricchiva la melodia.

Ecco che dobbiamo doverosamente evidenziare la grande capacità espressiva di Egle Doria che, nel racconto, offre una rara interpretazione di una Madonna più che probabile, anzi vera, con una moderna e fresca recitazione, che pare proprio resa da una giovinetta visitata dall’Angelo di Dio, porgendo un sereno stupore, come in Antonello. Un pieno ed effettivo “entrare nel ruolo”, poderoso anche  nei mezzi toni, mediante una lettura coerente e critica del personaggio, che fa immaginare come se ci fosse stata una attenta regia nello spettacolo. Da qualche anno apprezziamo, sempre più, questa notevole attrice, che domina ogni registro, costantemente alla ricerca del nuovo e del vero. Questa sera ha raggiunto un risultato raro, come di una altissima preghiera laica.

Socchiudendo gli occhi ci è sembrato di avere in sala il grande Otello Profazio e la splendida Pamela Villoresi. Con questo pensiero abbiamo saggiato l’umiltà di Egle e Maurizio, quest’ultimo ci ha confermato che anche lui, come Profazio, è di origini calabresi.

Oltre ad un appunto ad Antonio Schilirò, che non ci ha tenuto bene informati su tutte le pregevoli iniziative natalizie comunali da lui coordinate, dobbiamo far luce sull’unico difetto dello spettacolo: settanta minuti sono volati via troppo presto. Certo è stata notevole la riduzione dell’immensità del tema trattato, ma il pubblico, per la brevità, ci è quasi rimasto male. Nel cortile del castello ci siamo consolati con un bicchiere di vino, poetico “Al-Cantara”. Miracoloso.

Autore: admin

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