Teatro Argentina di Roma. “Orchidee” di Pippo Delbono (dal 7 gennaio)

 

 

Cartellone

 

Dal 7 al 19 gennaio al Teatro Argentina di Roma

Pippo Delbono porta dentro e fuori la scena Orchidee,

pezzi di vita, amore e morte, nel racconto intimo e privato delle confessioni dell’attore

con la tenera e potente fisicità della sua compagnia

per interrogarsi sul senso della rappresentazione e dell’orrore quotidiano.

 

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Una coproduzione tra Teatro di Roma,

Emilia Romagna Teatro Fondazione, Nuova Scena-Arena del Sole-Teatro Stabile di Bologna

e con il Théâtre du Rond Point di Parigi e la Maison de la Culture d’Amiens-Centre de création et de production.

 

Il 9 gennaio alle ore 21.00 nella Sala del Teatro Argentina si terrà la proiezione in anteprima del film di

Pippo Delbono, Sangue, vincitore del premio Don Chisciotte alla 66°edizione del Festival del Film di Locarno.

 

Dal 7 al 19 gennaio lo spirito rivoluzionario e la sensibilità spiazzante di uno degli artisti più originali del panorama internazionale, irrompono sul palcoscenico del Teatro Argentina di Roma per mettere in scena il falso di fronte al vero, restituendo alla realtà la vita, l’amore, la morte, attraverso le pieghe dell’arte. Con Orchidee Pippo Delbono e la sua eterogenea compagnia-famiglia di cantori, danzatori, attori, invitano lo spettatore a navigare nei frammenti del nostro tempo, tra pezzi di cronaca che raccontano un mondo al confine tra degrado e provocazione, e schegge di un’autobiografia privata dell’autore, dove la bellezza e l’eleganza dei fiori del titolo diventano arma poetica di fronte al peso di una perdita, la morte della propria madre.

Delbono ci rende testimoni del doloroso congedo reso a Margherita, madre adorata, per accompagnarci in un viaggio che sa farsi drammaturgia utilizzando i versi delle tragedie shakespeariane come “Romeo e Giulietta” e “Amleto”, ripercorrendo le parole di Büchner, Pasolini, Kerouac, Cechov. Una traversata vertiginosa nei testi classici e moderni che diventa il riflesso di un tormento personale in rivolta contro l’orrore e le ipocrisie quotidiane, che l’artista ligure denuncia posizionando sulla scena totalmente spoglia un fondale bianco. Panoramica di ordinaria disperazione esistenziale su cui trascorrono le vite e le emozioni degli spettatori proiettate e incarnate tra le immagini di cronaca e i corpi vitali e sofferenti, felici e tristi, degli attori sul palco, a cui si mescolano confessioni private e sequenze filmate dallo stesso Delbono che ritraggono la madre morente. Un magma vorticoso e fagocitante in cui la musica gioca un ruolo di primo piano facendosi elemento drammaturgico con un tappeto sonoro che, pur derivando importanti tasselli in musiche firmate da autori come  Miles Davis, Philip Glass, Joan Baez, Nino Rota, Wim Mertens e Pietro Mascagni, trova il suo protagonista in un autore come Enzo Avitabile.

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Artista capace di sperimentare sulla scena, Delbono affronta – insieme alla sua compagnia, omogenea nella sua totale disomogeneità e ricca di personalità eccentriche – la confusione evocata nell’ambiguità delle Orchidee, fiori suggestivi ed eleganti ma ingannevoli per la difficoltà di distinguerne gli esemplari artificiali che sovente abbelliscono i salotti delle case borghesi. L’orchidea riassume, così, il senso del viaggio che l’artista ha intrapreso nelle diverse dimensioni dello spazio teatrale, trascinando nella sua danza imprevedibile i fantasmi del cinema mentre guida i suoi attori a mettere in scena la falsità di fronte alla verità delle cose, opponendo i codici della finzione cinematografica all’arte dello spettacolo dal vivo, alla verità dell’azione teatrale in scena. Come un “terrorista della cultura”, invita a una festa dove si incontrano scandali, folgori, visioni, ed ancora colori, voci, scoppi, e il mondo con le sue meraviglie, le violenze, i corsi e ricorsi della storia, per prendere coscienza del vuoto che riguarda tutti: la confusione di un tempo che non distingue la finzione dal vero.

 

Ufficio Stampaacura di Amelia Realino

Autore: admin

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