Giuseppe CONDORELLI- Nell’apparente caos (“Anticorpi” di Calabrò e Zappalà a Scenario Pubblico di Catania)




Il mestiere del critico

NELL’APPARENTE CAOS

In “Anticorpi” di Calabrò e Zappalà, di scena a Scenario Pubblico di Catania

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Lo spazio abbagliante della scena è una pagina bianca dove i corpi in-scrivono non solo i loro gesti ma la calligrafia caotica e fluttuante di libertà e di costrizione, di appartenenza e di contaminazione. Con “Anticorpi”, terzo movimento di “Sud-virus o dell’appartenenza” il progetto incentrato su un linguaggio coreografico totale – anche musicale ed espressivo – capace di inoculare “un virus del sud benefico e contagioso” – un’idea di Nello Calabrò e Roberto Zappalà – la Compagnia Zappalà Danza si inoltra in uno spettacolo di densa e avvolgente astrazione.

Nello spazio performativo di Scenario Pubblico “Anticorpi” è una sorta di ontogenesi del  movimento, in cui la morfologia e la sintassi indistinta dell’espressione sono forma dell’esistenza, delle relazioni e delle contaminazioni: e paradossalmente ogni gesto – sia esso un procedere o uno scalciare, un trascinarsi o un volteggiare – è preciso, netto, ritagliato tra suono e spazio, tra luce ed ombra, tra vuoto e pieno, tra silenzio e rumore.

Ma se il caos è solo apparente – in realtà sono le sue logiche, sconosciute e inesplorate, a sfuggire – “Anticorpi” propone un senso, e anzi, ci sono tutti i sensi, del e nel caos indagato e riscritto dai sette danzattori:  particelle-corpi che si muovono e interagiscono, ora lungo le simmetrie perfette di un preludio di Bach (quasi una sua rappresentazione grafica), ora attraverso le onde compulsive e dis-ordinate di una base elettronica.

Così l’  “estetico del caotico” – oggetto per eccellenza di riflessione nell’arte – irrompe nelle coreografie di “Anticorpi” facendosi metafora di una estetica dell’accoglienza (altra parola chiave del lavoro di Calabrò e di Zappalà): nell’ordine della vita si impone una crescente complessità, si innesca ogni possibile variabile, un processo che chiama in causa anche e soprattutto gli altri e che mette in crisi l’equilibrio dinamico avviando uno smantellamento dell’ordine fisico e verbale – dalla Marsigliese sussurrata, all’ossessiva riproposizione di una filastrocca in dialetto – estremo e provocatorio.

Che si getta letteralmente oltre il limes per generare un ordine superiore: il linguaggio babelico si è condensato in comunicazione – il gesto è verbo ed il verbo è gesto – in contagio salutare: la parola in/pasto al corpo il corpo in/scritto nella parola. Il virus si è trasformato in anticorpo.

 

Autore: admin

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