Norma RANGERI*- Operazione Sindaco d’Italia (Renzi e le Primarie Pd)



Primarie PD*


OPERAZIONE SINDACO D’ITALIA

Valanga di preferenze per  Renzi- Ma se fossero frutto della paura?


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Un ple­bi­scito per un uomo solo al comando. La natura del voto che dome­nica ha lan­ciato Mat­teo Renzi alla guida del Pd somi­glia a un’incoronazione più che a un’elezione.

La netta impres­sione è che la linea poli­tica e i pro­grammi che i can­di­dati hanno espresso in que­sta cam­pa­gna elet­to­rale abbiano gio­cato un ruolo del tutto secon­da­rio. Certo, il sin­daco di Firenze ha spa­rato con più forza di Cuperlo con­tro il governo — ogni giorno in pra­tica — ma se que­sta fosse stata la carta vin­cente allora Civati, il più deciso con­tro l’alleanza di palazzo Chigi, avrebbe dovuto pren­dere più voti.

In realtà i con­te­nuti non sono stati deter­mi­nanti nel decre­tare il trionfo del vin­ci­tore asso­luto delle pri­ma­rie. Dome­nica nei gazebo è acca­duto un feno­meno diverso. Diverso dalle moda­lità delle pri­ma­rie pre­ce­denti — quelle con Prodi, Vel­troni, Ber­sani — dove in sostanza si doveva solo con­fer­mare una scelta di lea­der con­so­li­dati, col­lau­dati e for­te­mente radi­cati nella sto­ria fon­dante del Par­tito democratico.

Que­sta volta la spinta è venuta dalla paura di per­dere. In par­ti­co­lare quello che fati­co­sa­mente il Pd aveva por­tato a casa con il voto di feb­braio. Il con­senso al governo di cam­bia­mento di Ber­sani si era rapi­da­mente e rovi­no­sa­mente tra­sfor­mato nel suo con­tra­rio. Anzi­ché un cen­tro­si­ni­stra, una penosa alleanza pro­prio con il peg­giore di tutti, Berlusconi.

E, di con­se­guenza, una lace­rante faida interna, le minacce di scis­sioni, il fuoco amico nella bat­ta­glia — umi­liante e penosa — per il Qui­ri­nale. Ha pre­valso dun­que il panico di uno sfal­da­mento defi­ni­tivo, anche gra­zie alla spina nel fianco rap­pre­sen­tata dal Movi­mento 5 Stelle (non a caso il più con­cor­ren­ziale nei con­fronti di Grillo è stato pro­prio Renzi).

Così l’uomo che nem­meno un anno fa aveva perso la sfida con Ber­sani, ora viene som­merso da una valanga di consensi.

Le stesse regioni rosse, dove for­tis­simo è il vec­chio appa­rato e stret­tis­sima la con­nes­sione tra il ceto politico-amministrativo e la società, gli hanno rega­lato la più alta per­cen­tuale di con­sensi.
Un ple­bi­scito che con il 70 per cento a Renzi rati­fica la scelta di un pre­si­den­zia­li­smo di fatto (il sin­daco d’Italia) e con­ferma l’assoluta rile­vanza della comu­ni­ca­zione e del mar­ke­ting poli­tico (le ker­messe della fio­ren­tina Sta­zione Leo­polda). Con la tele­vi­sione che, ancora una volta, ha fatto la dif­fe­renza.
E tut­ta­via un risul­tato posi­tivo que­sto voto lo ha pro­dotto: rati­fica la fine di una nomen­cla­tura, soprat­tutto di matrice comu­ni­sta. Del resto negli ultimi anni la parola sini­stra era scom­parsa per­fino dal nome (da Demo­cra­tici di sini­stra a par­tito demo­cra­tico). Con Renzi l’ultimo simu­la­cro cade e quell’equivoco finisce.

In ogni caso la sorte del governo delle ristrette intese è nelle sue mani. La frase di Letta, «Lavo­re­remo bene insieme», sem­bra più un atto dovuto che una reale pro­messa.
Il pre­si­dente del con­si­glio adesso dorme sonni meno tran­quilli: Renzi non è solo un con­cor­rente per il futuro, ma colui che ha in mano la cor­rente che dà ener­gia al governo.(*ilmanifesto)

 

Ps “Orfani di tutte le sinistre…..rompete le righe e altri vecchi attributi” (gfm)

Autore: admin

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