Monica SCHIRRU- Lib’s Theorem (Teatro Tegio di Torino, il Ballet de Lyon)




Danza       Il mestiere del critico


LIMB’S THEOREME

Ballet de l’Opera de Lyon


Coreografia e costumi William Forsythe  Musica Thom Willems   Scene Michael Simon e Willem Forsythe  Luci Willem Forsythe e Michael Simon.Torino, Teatro Regio

*****

Il Teatro Regio di Torino ospita in questi giorni due autorevoli eventi per gli amanti della danza: Limb’s Theorem di William Forsythe e Giselle di Mats Ek. Protagonista il Ballet de Lyon, compagnia che si sta affermando sempre di più nel panorama internazionale, per solide doti tecniche e versatilità interpretativa.

Creato per il Ballet Frankfurt, andato in scena per la prima volta alle Städtische Bűhnen di Francoforte il 17 marzo 1990, Limb’s Theorem è un capolavoro del balletto, che si sviluppa in una danza frammentaria all’insegna della più ardita decomposizione del codice classico, in cui confluiscono severi elementi scenografici che si ispirano all’architettura contemporanea.

In Limb’s I, il primo dei tre atti, campeggia sulla scena una struttura in acciaio, bianca e rettangolare, che, ancorata a terra attraverso un’estremità, viene fatta ruotare su se stessa, modificando così la percezione dello spazio scenico. Forsythe si ispira qui all’architettura decostruttivista di Daniel Libeskind che progetta luoghi di esperienza sensoriale a forte valenza simbolica. Gli effetti-luce, anch’essi alterati dalla spostamento di posizione della struttura – opera d’arte,  sono fasci luminosi rasoterra –  tutto il resto è avvolto nella penombra –  e provengono da saracinesche che si alzano e si abbassano dietro le quinte di sinistra. I danzatori sono talvolta ombre in movimento, appena percepibili tra il buio e la luce, talaltra figure nitide, rischiarate dal candore abbacinante del bianco, riflesso dalla struttura, sotto e di lato la quale si genera la danza.

Nel secondo atto, Enemy in the figure, di grande potenza comunicativa,  la struttura-architettura è sostituita da una sorta di muro ondulato in legno chiaro, su cui le ombre dei ballerini, amplificate e deformate dai riflettori mobili portati da loro stessi sul palco – originale intuizione scenografica – creano un’insolita danza artificiale. In questa elettrica euforia, ogni elemento in scena – anche la corda che viene mossa in modo ondulatorio da dietro le quinte – è una scheggia, un frammento che racconta sé stesso, senza rimandi concettuali ad altro. Quasi “un pensiero che eccheggia nel vedere”, come scrive Ludwig Wittgenstein nelle Ricerche filosofiche riguardo ad alcune considerazioni sulla percezione e la rappresentazione, da cui Forsythe rimane affascinato.

In Limb’s Theorem c’è inoltre un chiaro rimando alla teoria della frammentarietà di Aldo Rossi, che faceva della frantumazione del tessuto urbano la condizione indispensabile nel progetto di riqualificazione urbanistica. Anche in questa coreografia emerge il recupero del “frammento” appartenente al passato, rivisitato e ricollocato in un contesto innovativo. Non è un caso se la musica di Thom Willems, collaboratore storico di Forsythe , attinge anche alla danza di folklore e al walzer.

Il terzo atto, Limb’s III presenta una situazione scenografica molto simile al primo, con una calotta in legno e acciaio che scende dall’alto e un sistema di luci generate dall’abbassamento e innalzamento di saracinesche. Ed è tutto un moltiplicarsi di danzatori che, nei passi a due, negli assolo, negli insiemi provengono da ogni direzione e danzano in disordine come cellule isolate, perfette nella diacronia dei movimenti eseguiti rapidamente: piedi flessi, estensioni esasperate, polsi ripiegati, ampiezza di movimento, in una danza flessibile e morbida che, sebbene usi le punte, appartiene alla modernità.

Limb’s Theorem, questo astratto e affascinante “teorema dell’arto”, rapisce dalla bellezza. E’ una coreografia ardua, aspra per chi danza: solo una compagnia di elevato livello tecnico è in grado di affrontarla. Rappresenta un traguardo straordinario che il Ballet de Lyon, insieme alle grandi compagnie internazionali che l’hanno in repertorio, è riuscito a raggiungere pienamente.

Autore: admin

Condividi