Vincenzo SANFILIPPO- Signorinette (“Le donne si guardino…” Teatro Tordinona, Roma)



La sera della prima

SIGNORINETTE

 

“Le donne si guardino dal lasciar tracce di rossetto sulle schede elettorali”

 

di e con Tiziana Avarista, Carmen Giardina, Anna Maria Loliva, Federica Marchettini

regia di Nuccio Siano   Rokma, Teatro Tordinona

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Sembra essere breve la distanza che separa il mondo e gli intrecci della commedia dal mondo e dagli intrecci della vita quotidiana. In un ricalco fra lo stralunato e la stravaganza dei caratteri, degli ambienti e delle situazioni storico – sociali del primo dopoguerra, quattro italiane di oggi raccontano  con brio le battaglie per l’emancipazione  e le vittorie  conseguite delle italiane di ieri.

Questo spettacolo  sa raccontare con maestria scenica  l’evoluzione della condizione femminile su cui si edifica la commedia sociale della vita quotidiana: In questo senso Signorinette, che nel titolo evoca il sapore di cipria e profumi di tanti fotoromanzi, rotocalchi e film d’‹antan› di una volta, opera una contaminazione efficace delle forme comiche e dei registri della commedia popolare, ponendosi in bilico tra il vaudeville dolciastro della simpatia e del ridicolo e la nuova commedia, che annuncia con sobrietà e leggerezza l’affermarsi di un altro genere di società.

Per la prima volta a Teatro le quattro pregevoli interpreti ci raccontano parodisticamente la grande avventura del voto alle donne in Italia. E’ il 2 giugno del ’46. Tutto il popolo italiano è chiamato alle urne con suffragio universale, per scegliere fra Monarchia e Repubblica ed eleggere i membri dell’Assemblea costituente: per la prima volta 12 milioni di donne italiane possono votare ed essere elette. Il paese è devastato da caos e povertà. La disoccupazione è alle stelle. Il divario fra nord e sud è catastrofico. Interi quartieri sono in macerie. Eppure nell’aria c’è un’energia nuova, carica di speranze, di promesse e di avventura.

Attraverso un lavoro di ricerca, direi di “modernariato d’epoca” durato più di un anno, Tiziana Avarista, Carmen Giardina, Anna Maria Loliva e Federica Marchettini hanno selezionato articoli di giornali e riviste dell’epoca, foto, canzoni e cinegiornali che raccontano cosa accadde nel momento del fatidico primo voto alle donne e quale fu il lavoro delle madri costituenti. L’intero spettacolo è  un percorso emozionante, un viaggio nella memoria, tra ricordi personali e collettivi anche grazie alla  direzione di Nuccio Siano che riesce  a ben  coordinare e restituire un ritratto vivo dell’Italia del ’46 raccontata dal punto di vista delle donne, immergendo  il pubblico nell’atmosfera straordinaria di quei giorni vibranti di speranze e di azioni, appassionati e coinvolgenti.

In questa prospettiva di messa inscena  abbiamo notato come sia stato possibile per gli autori del testo, spostare sensibilmente la definizione di “teatro popolare”, e dunque di realismo storico -letterario  e cinematografico. verso una zona intermedia di meta-teatralizzazione finalizzata  a comprendere al tempo stesso un insieme di elementi testuali ed extra-testuali ( con molteplici tasselli  cinematografici d’epoca, come nel film “L’Onorevole Angelina” 1947; di L. Zampa, sceneggiatura Suso Cecchi D’amico, dove Anna Magnani  nel personaggio di Angelina, con le sue “baccagliate”,  diventa una paladina della povera gente  che  la vorrebbero come onorevole alla Camera dei Deputati.)  Per  cui l’inserimento cinematico voluto dalla regia e dagli autori mette in scena una serie di questioni che investono il ruolo del cinema degli anni ‘50 in una società diventata  democratica; tali questioni in quel  tempo investivano il ruolo degli intellettuali nella elaborazione dei modelli culturali più adeguati all’emergere di  gruppi sociali fino allora tenuti ai margini della vita nazionale.

Uno spettacolo piacevole che racconta con spigliatezza interpretativa quella speranza di rinnovamento democratico. Un invito a ritrovare, nel buio della crisi che stiamo vivendo, la luce di tante lotte e di tante conquiste che fanno parte della nostra storia e possono ancora contribuire a disegnare il nostro futuro.

I risultati elettorali furono che su 556 deputati eletti, 21 erano donne. Quattro di loro entrarono nella “Commissione dei 75” incaricata di scrivere la Carta Costituzionale: la democristiana Maria Federici (Fondatrice dell’ANFE Associazione Nazionale Emigrati), la socialista Lina Merlin e le comuniste Teresa Noce e Nilde Jotti.

Le loro biografie, la loro passione politica, l’efficacia delle loro azioni in quel parlamento sono davvero entusiasmanti: alcune di loro hanno origini umilissime, quasi tutte hanno combattuto in prima persona durante la resistenza, alcune imprigionate, hanno fondato giornali, sono state protagoniste nei sindacati, tra i partiti, hanno avuto figli, mariti, amori. Si sono battute per la parità̀ salariale, per la tutela della maternità, per la cancellazione dell’N.N. dai documenti anagrafici, per l’equiparazione dei figli adottivi a quelli legittimi, per la partecipazione all’amministrazione della giustizia, contro un’immagine della donna che la voleva remissiva moglie e madre. Senza mai rinunciare a se stesse e non smettendo mai di lottare per ciò̀ in cui credevano.

 

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Ufficio Stampa a cura di  Marzia Spanu

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Autore: admin

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