Monica SCHIRRU- Calvino, Albertazzi: antidoti alla pesantezza del vivere (“Lezioni americane” al Teatro Erba, Torino)

 

 

 

Il mestiere del critico

 


CALVINO, ALBERTAZZI: ANTIDOTI ALLA PESANTEZZA DEL VIVERE

“Lezioni americane”   di Italo Calvino (nella foto), con Giorgio Albertazzi, Stefania Masala, Anca Pavel. Regia di O. Forioso. Torino. Teatro Erba

Torinospettacoli


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Da un lato la leggerezza come reazione alla precarietà dell’esistenza, alla pesantezza del vivere, al senso umano di privazione; dall’altro la letteratura come suo veicolo privilegiato, dotato di una precisa funzione esistenziale.

Si snoda attraverso questo duplice itinerario la prima della “Lezioni americane” di Italo Calvino, messa in scena da Orlando Forioso, con Giorgio Albertazzi, interprete dello scrittore italiano scomparso nel 1985. La piéce teatrale di Forioso, filologicamente aderente al testo di Calvino, è un monologo erudito di grande fascinazione letteraria, in difesa delle ragioni della “leggerezza”. Leggerezza associabile con “la precisione e la determinazione – precisa Calvino – non con la vaghezza e l’abbandono al caso”: una specificità in cui lo scrittore ha riconosciuto una qualità fondamentale, letteraria ed esistenziale, del nuovo millennio.

Nella sua intensa interpretazione dei pensieri calviniani sulla leggerezza, Albertazzi ripercorre bellissime pagine della letteratura, del mito e della poesia. Dall’unico eroe in grado di tagliare la testa della Medusa, Perseo, che “vola con saldali alati” sostenendosi sui venti e le nuvole, cioè su quanto vi è di più leggero, al “Piccolo Testamento” di Eugenio Montale, dove “ traccia madreperlacea di lumaca / o smeriglio di vetro calpestato”, sono velate impronte di luce in contrapposizione alla visione apocalittica di Lucifero, che fionda sulle capitali dell’Occidente.

Da “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan kundera, constatazione della ineluttabile pesantezza del vivere, radicata in ogni forma di costrizione, alla digressione sulle entità sottilissime della scienza: “i messaggi del DNA, gli impulsi dei neuroni, i quarks, i neutrini vaganti nello spazio dall’inizio dei tempi.. “; fino all’informatica:  “ E’ vero che il software non potrebbe esercitare i poteri della sua leggerezza se non mediante le pesantezza del hardware ; ma è il software che comanda, che agisce sul mondo esterno e sulle macchine […] Le macchine di ferro ci sono sempre, ma obbediscono ai bits senza peso”.

Tante le suggestioni, di squisita eleganza, provenienti da alcune immagini letterarie, mitiche e poetiche della leggerezza (come omettere Don Chisciotte, sottilissimo eroe di Cervantes, che infilza con la lancia una pala del mulino a vento e viene trasportato in aria leggero come una piuma?), che accolgono l’atomismo di Lucrezio, Ovidio, Dante, Shakespeare, Kafka. Ma, tra tutte, una è scelta dallo scrittore come “simbolo augurale per l’affacciarsi del Nuovo millennio”: il salto agile del poeta-filosofo Cavalcanti che, nella novella del Decameron di Boccaccio, passeggia tra i sepolcri di marmo davanti a una chiesa. Qui incontra un gruppo di giovani fiorentini i quali, gli obiettano, con tono derisorio, di non essere della loro brigata.

E Cavalcanti  risponde loro: “ ‘Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace ‘ ; e – continua Boccaccio –  posta la mano sopra una di quelle arche [tombe, ndr], che grandi erano, sì come colui che leggerissimo era, prese un salto e fusi gittato dall’altra parte, e sviluppatosi da loro se n’andò”.

In questa versione teatrale la scelta registica ha omesso il riferimento a Leopardi, presente nelle pagine di Calvino e introdotto, molto opportunamente, “La pioggia nel Pineto” di D’annunzio,  che Albertazzi ha interpretato in modo magistrale, sottolineando alcune sublimi tracce di leggerezza.

Lezioni americane” non è un testo semplice da rappresentare in teatro. Solo un attore di grande potenza comunicativa come Albertazzi, istrionico e versatile,  in sinergia con la presenza in scena di Stefania Masala – nel ruolo di allieva-segretaria del “Professor Calvino”  – e della violoncellista Anca Pavel, può preservare la bellezza di queste pagine, rendendo pienamente riuscita una delicata operazione di transizione dalla letteratura – il mito e la poesia –  al teatro.

 

 

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Tournée

27 novembre- 8 dicembre: Teatro Nino Manfredi ( Ostia); 11 dicembre: Teatro Astra ( Bellaria Igea Marina); 14 dicembre: Palazzo dei Congressi (Stresa); 8 gennaio: Frosinone; 9 gennaio: Teatro Manzoni  (Cassino); 10 gennaio: Teatro Comunale Vittorio Veneto ( Colleferro); 12 gennaio: Teatro Van Westerhout ( Mola di Bari); 15 gennaio: Teatro Tosti ( Ortona); 17-19 gennaio: Teatro Traiano Comunale di Civitavecchia.

Autore: admin

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