Enzo NATTA- Scaffale: leggere di cinema (da Siniscalchi a Morsiani)




Scaffale

LEGGERE DI CINEMA

Da “Immagini della desocializzazione” di Siniscalchi a “Ribelli on the road” di Morsiani

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La crisi del mercato cinematografico dovrebbe riflettersi anche sull’editoria specializzata in materia e invece, a giudicare dalle uscite in libreria, i dati forniscono indicazioni del tutto contrarie. Soprattutto se i parametri di valutazione si orientano alla qualità piuttosto che alla quantità. Come di mostrano i titoli che seguono.

Quarto volume di una serie dedicata a “Il Novecento e la celluloide”, Immagini della desocializzazione di Claudio Siniscalchi (Edizioni Studium. Roma, 2013. Pagg. 270. € 21,50) completa un panorama storico che va dall’etica umanista e fordiana del periodo classico del cinema americano alle spinte nihiliste e libertarie che a partire dagli anni ’60 hanno stravolto la fisionomia di Hollywood e dintorni. Una metamorfosi epocale che ha partorito una rivoluzione sul piano ideologico e culturale (ma di minore entità su quello del linguaggio) e che Siniscalchi analizza nella dimensione di una postmodernità che va dal tramonto di una meravigliosa macchina dei sogni al nuovo stile Camp teorizzato da Susan Sontag. Lo stile totale della trasgressione che si fa dominante culturale e che, proprio attraverso il cinema, funge da strumento capace di mediare fra l’uomo e la nuova realtà che si affaccia alla ribalta del mondo. Una vicenda per certi versi simile, con un radicale cambio di fisionomia strada facendo, è quella che ha accompagnato l’Operazione Gattopardo raccontata da Alberto Anile e Maria Gabriella Giannice nell’omonimo libro edito da Le Mani (Recco-Genova, 2013. Pagg. 404. € 20,00).

In che cosa consiste l’Operazione Gattopardo? Lo svela subito il sottotitolo di questo ponderoso, accurato e ultradocumentato volume: Come Visconti trasformò un romanzo di “destra” in un successo di “sinistra”. Il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa fu il caso letterario dell’Italia a cavallo fra gli anni ’50 e ’60. L’establishment letterario giudicò un intruso il nobile sicialiano, segnato da una visione reazionaria e antistorica il suo romanzo. Da eliminare politicamente primancora che letterariamente. Tomasi di Lampedusa era morto circa un anno e mezzo prima che Il Gattopardo arrivasse nelle librerie, e in quel lasso di tempo si operarono gli “opportuni” arrangiamenti perché il progetto potesse tornare in “equilibrio”.

Tutta questa vicenda ha suscitato l’interesse degli autori del volume che ricompongono tessera dopo tessera l’intero mosaico di un retroscena clamoroso e pieno di interrogativi (perché il PCI cambiò parere sul romanzo? perché dall’edizione del film sparirono una dozzina di minuti senza spiegazione alcuna?) attraverso la ricerca di materiali inediti che si alternano a racconto, inchiesta giornalistica, analisi lettararia e cinematografica. Per ricostruire un pezzo di storia italiana. Campionessa di metamorfosi, sulla scena e sul set, capace di continue trasformazioni nella poliedricità dei personaggi interpretati è valentina Cortese. Prive alla mano lo dimostra Alfredo Baldi in Le nove vite di Valentina Cortese (Edizioni ETS. Pisa, 2013. Pagg. 175. € 22,00).

Classe 1923, una vita interamente dedicata a cinema, teatro, televisione, Valentina Cortese è l’ultima vera diva della scena italiana. Parlare perciò di “nove vite” non costituisce affatto una forzatura ma un ritratto imparziale dei suoi novant’anni trascorsi all’insegna di cambiamenti repentini (di vita e di svolte professionali) sempre affrontati con pronte e immediate trasformazioni. All’insegna di questa meravigliosa spontaneità si dipana tutta la carriera di Valentina Cortese che Alfredo Baldi segue momento dopo momento in una cronistoria caratterizzata da uno straordinario affiatamento fra arte e vita. Valentina Cortese fu interprete di molte commedie degli anni ’30 e proprio Commedia degli anni Trenta si intitola il testo di David Bruni edito da Il Castoro (Milano, 2913. Pagg. 165. € 15,50).

Studioso di quella parte di cinema italiano che riguarda in special modo gli anni ’30 e la commedia (si veda a questo proposito il compendio Dalla parte del pubblico dedicato ad Aldo De Benedetti sceneggiatore), in questo brillante saggio della serie “Italiana” David Bruni traccia una interessante teoria secondo la quale la commedia di quel periodo riflette in modo esemplare il processo di modernizzazione in atto nel Paese. Immagini della modernità diventano soprattutto alcune figure (per esempio il telefono e l’automobile) che, grazie alla forte mediazione del cinema, rivelano i sogni e i desideri degli italiani, proiettati in modo esponenziale sugli schermi attraverso oggetti, comportamenti e miti che si fanno sintomi e simboli di questo prepotente cambiamento. Cartina di tornasole e banco di prova di questa teoria otto commedie esemplari. Fra cui Gli uomini che mascalzoni di Mario Camerini, Teresa Venerdì di Vittorio De Sica e Mille lire al mese di Max Neufeld.

Restano da quelle parti, ma con un abbraccio totale al cinema di quel periodo,  Sergio Micheli e Paola Micheli con  Il cinema italiano dal sonoro al neorealismo (1930-1945). Due volumi indivisibili, il primo dedicato a “Storie e teoriche” (Betti. Siena, 2013. Pagg.437.), il secondo a “Per uno studio dei film del ‘ventennio’“ (Betti. Siena, 2013. Pagg. 395. € 50,00). Una storia del cinema del Littorio realizzata con un’incredibile abbondanza di materiali. L’idea è quella di un’antologia, appunti sparsi e schede redatte nel tempo per poi essere assemblati e catalogati in un unico corpo. Nonostante la sensazione di una certa carenza di amalgama e di un unico filo conduttore, i dati sono davvero tanti (sorprese e curiosità non mancano) e tutti interessanti. Come se si leggessero giornali dell’epoca saltando da una notizia all’altra.

E così ecco un brogliaccio che inizia con le preoccupazioni per l’avvento del sonoro e prosegue con la nascita della Mostra di Venezia seguita dalla Direzione generale per la cinematografia, con i prototipi della commedia e della sua fiorente stagione. Non mancano interviste con i protagonisti   di quegli anni, note sulla censura, sulla pubblicità e sulla cartellonistica, su costi, compensi e investimenti, sui “dietro le quinte” che svelano angoli nascosti e imprevisti. Tanti materiali scavati da una ricca miniera.

Ancora storia, con un occhio particolare al costume attraverso i tempi, in Ribelli on the road di Alberto Morsiani (Gremese. Roma, 2013. Pagg. 127. € 19,50). Il sottottitolo è “Moto e bikers del cinema” e tanto basta a evocare immagini mitiche di Marlon Brando nel Selvaggio, del trio Hopper-Fonda-Nicholson in Easy Rider o di Steve McQuen in La grande fuga. Nella folta compagnia non manca neppure Giacomo Agostini, recordman di campionati del mondo, che di tre film motoristici con risvolti sentimentali e di tanti fotoromanzi fu indiscusso interprete.

Il racconto di un biker-cinefilo non può essere che appassionato e appassionante, accompagnato da tante fotografie, ricco di aneddoti e curiosità a non finire. Ma il “centauro” (come si diceva una volta) troverà qualcosa di più in questo elegante e prezioso volume: troverà quella complicità, quei significati feticistici, quei legami e quel senso di appartenenza che soltanto un cultore del “mutùr” e delle due ruote può comprendere.

Autore: admin

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