Teatro Argentina di Roma. Di scena “I pilastri della società” di Ibsen, regia di G.Lavia

 

 

 

Cartellone

 

Lavia e “I pilastri della società”
Al teatro Argentina di Roma in scena con un classico di Ibsen. Fino al 22 dicembre

 

 

Un potente e rispettato uomo d’affari che ha costruito il suo impero sulla menzogna; i tormenti, le debolezze e le ipocrisie della società borghese e il ruolo del singolo all’interno della collettività. Sembra il 2013 ma siamo nel 1877Gabriele Lavia continua nella sua meritoria riflessione sul teatro come strumento etico-civileattraverso la rilettura dei classici della drammaturgia. In scena all’Argentina fino al 22 dicembreI pilastri della società di Henrik Ibsen viviseziona una società allo sbando costretta a fare i conti col groviglio di segreti e ambizioni represse declinate sull’opportunismo e il calcolo politico.

La vicenda è quella del Console Bernick (un rigoroso e quintessenziale Gabriele Lavia), benefattore e onorabile armatore navale che mette in discussione la sua credibilità e il suo ruolo sociale dopo il ritorno in città del fratello minore della moglieBetty, emigrato in America da diciotto anni con la sorellastra Lona(Federica Di Martino, una Gianburrasca dell’Ottocento) dopo essersi accollato le colpe di una vergognosa vicenda di tradimenti e ruberie della quale fu in realtà protagonista l’attuale ‘pilastro sociale’.

Tra capi cantiere sindacalisti e speculazioni programmate (sta per partire il progetto della nuova ferrovia), associazioni di redenzione per donne peccatrici e falsa benevolenza, impulsi di modernità e una nave ammaccata e in partenza che si fa metafora di una condizione umana, il testo dell’autore norvegese (scritto due anni prima di Casa di bambola) svela gli artifici nascosti dietro la facciata di una società vuota e imbellettata. Una società dell’apparire della quale oggi si conoscono le derive e dalla quale ci si salva soltanto con la congiunzione di libertà e verità.

Austero e un poco monocorde, rivelato da balletti di fantasmi e da tendaggi rossi che  aprono e chiudono al mondo esterno quella ‘casa di vetro’, l’adattamento di Lavia (tre ore e diciotto personaggi in scena) è un saggio sulle tattiche del consenso e sull’uso della stampa che spingono l’attore fino al magnifico monologo del sottofinale (“La mia confessione è una vittoria o una sconfitta? Giudicate voi” dice rivolto alla platea che simboleggia i cittadini accorsi nel giardino della sua casa per festeggiarlo) in un crescendo di prese di coscienza e ragioni della moralità. Condotta, lavoro e azioni (il diritto del fare) o sensibilità, amori e felicità? “La politica è corrotta perché gli uomini sono corrotti” affermaBernick che come il Principe di Salina nel Gattopardo progetta un’apparente rivoluzione- seppur motivata da nobili intenti- perché in fondo tutto resti com’è e il potere finisca sempre nelle stesse mani.

Prodotto dal Teatro di Roma in coproduzione con la Pergola diFirenze e lo Stabile di TorinoI pilastri della società (scene diAlessandro Camera, costumi di Andrea Viotti e musiche diGiordano Corapi), dopo le repliche romane inizierà la tournée italiana che toccherà Cesena (Teatro Bonci 13-16 febbraio), Torino(Teatro Carignano 18 febbraio-2 marzo), Genova (Teatro della Corte dal 4 al 9 marzo), Modena (dal 12 al 16 marzo al Teatro Storchi), Padova (Teatro Verdi 18-23 marzo) e Milano (Strehler 25 marzo-6 aprile).

Autore: admin

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