Francesco NICOLOSI FAZIO- Varietà verità (Viviani, Ranieri, Scaparro allo Stabile di Catania)

 

La sea della prima

 

VARIETA’ VERITA’ (IN VARIE ETA’)

Fotografia di Massimo Ranieri

Poesie, parole e musiche di Raffaele Viviani.  Coon Massimo Ranieri Regia: Maurizio Scaparro.

Al Teatro Stabile di Catania


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Eduardo era erede naturale di Scarpetta, di cui ebbe solo il nome di battesimo. Massimo Ranieri è l’erede spirituale di Raffaele Viviani, padrino Maurizio Scaparro.

Una bellissima trasposizione densa di significante, scaturita dalla fantasia del grande regista: Viviani”in prova sul piroscafo Duilio in viaggio da Napoli a Buenos Aires”. In particolare l’attimo fuggente è quello del passaggio dell’equatore, metafora a metafora, evento che diviene occasione per uno spettacolo della compagnia di Viviani per gli emigranti che vanno per non tornare, 1929.

L’epoca, il mare aperto, il viaggio verso l’ignoto in direzione del tramonto, le tante vite che si incrociano, fiduciosi, disperati e clandestini, il senso dell’arte e quello della vita, Il 1929 anno gemello ai tanti anni a noi presenti, anno a cui si fa sempre riferimento e paragone per la lunghissima crisi, sempre più odierna. Il messaggio politico è presente e garbato, rimandando anche a Pratolini, grande estimatore di Viviani, che lo definiva “socialista”.

La vicenda sulla nave diventa un leggero ed efficace pretesto per riprendere il miglior repertorio di Raffaele, che risulta fresco e moderno, tratto da “quel vitalissimo giacimento culturale che era la Napoli dei quartieri” (nota di regia). Forse Scaparro potrebbe usare anche il presente, perché come diceva Pasolini. “Napoli resisterà ad ogni epoca o catastrofe”

Prova di questa strabiliante continuità storica e culturale sono i meravigliosi interpreti, tutti partenopei, di una bravura straordinaria, che hanno certamente fatto lavorare serenamente Scaparro. Una recitazione limpida e fresca, calibrata e popolana, calda e sensuale, amalgamata ed uniforme, in uno spettacolo che poteva frammentarsi nel viceoclip d’antan, o peggio sfociare nella pedissequa cover, come visto in altre esperienze partenopee.

Ma a rendere memorabile e grandioso lo spettacolo è la possente figura di Massimo Ranieri, ancor più animale da palcoscenico, soprattutto nel senso della misura e del sospeso, nelle pause millimetriche, con una recitazione naturale sideralmente lontana da qualunque naturalismo. Emerge una vecchia, cara espressione dei nonni: scevra da ogni finzione. Un attore assolutamente perfetto. Anche nelle esilaranti figure femminili. Un evento nell’evento è Massimo nel “Guappo di Cartone” con pose sceniche che sembrano condensare l’intero teatro gestuale mondiale. Veramente spettacolare.

Inoltre per molti lo spettacolo è un’occasione per un primo incontro con il teatro di Viviani che faceva un teatro che non piaceva ai borghesi perché, come gli fa dire Ranieri: “la verità scoccia il pubblico”; in un periodo di crisi (oggi come nel ’29) la gente si vuole svagare, magari dopo una lauta cena, e non vuol certo pensare a chi soffre, magari non vuol nemmeno pensare, e basta.

Anche questa è una verità.

Autore: admin

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