Luana SAVASTANO- Ma il silenzio è proprio d’oro? (Leo Gullotta, Fabio Grossi al Teatro Eliseo di Roma)

 

 

Lo spettatore accorto

 

MA IL SILENZIO E’ PROPRIO D ‘ORO?

A proposito del recente spettacolo di Leo Gullotta e Fabio Brossi al Al Teatro Eliseo di Roma

 

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Prima del Silenzio - Gullotta Le Pera 2Sarà in scena al Teatro Eliseo di Roma , sino 17 dicembre 2013 (con repliche nazionali successive), Leo Gullotta in Prima del Silenzio, spattacolo basato su testo di Giuseppe Patroni Griffi, per la regia di Fabio Grossi e le musiche di Germano Mazzocchetti. In scena ci sarà Eugenio Franceschini a cui si affiancheranno le apparizioni di Sergio Mascherpa eAndrea Giuliano. Prevista anche l’apparizione speciale di Paola Gassman.

Considerazione del regista di Prima del Silenzio
Raccontare in poche righe quelle che sono le progettualità di un regista che si confronta con un testo, non è mai cosa semplice. Certo è che, appena ci si predispone alla composizione, le parole escono facilmente davanti a soggetti così preziosi.

Il testo di questo nuovo progetto è Prima del Silenzio di Giuseppe Patroni Griffi.
Non si può di certo negare che tra le parole di Patroni Griffi, le sensazioni, i concetti, i sentimenti, le provocazioni, sanno come esaltarsi e completarsi, e che il pensiero di trasporle è fluido e gratificante.

Scritto negli anni ’70, il testo risulta ancor vivo per tematiche e concetto .
La storia racconta le scelte, pur’ anche rivoluzionare per la casta che lo ha inglobato per tutta la sua vita precedente, di un uomo , del quale non ci viene fornito il nome. Probabilmente questo poco importa alla risoluzione della vicenda, a mio discernimento l’autore, ad arte e tramite l’espediente, ha voluto rendere universale la faccenda.
Quello che leggo, con gli occhi di un uomo che vive il XXI secolo, Era questa di grande modernità, dove la comunicazione, attraverso apparati di nuova costruzione, è molto più facile ed immediata, fa sì che intraveda e consideri, attraverso il protagonista, un disagio sociale legato soprattutto alla comunicazione della parola scritta, della Poesia. Fantastica la scena finale dell’opera, dove il nostro LUI, circondato da pagine di libri, afferra “la parola” che gli svolazza attorno, in una ideale caduta libera, declamandone la realtà, in essa contenuta.
Ma per arrivare a questa, il travaglio assume le fattezze di un incubo, con l’apparizione dei fantasmi della sua vita: la famiglia, affrontata attraverso il personaggio de LA MOGLIE , come un’entità vorace e ricattatoria: la casta, rappresentata dal personaggio de IL FIGLIO, con i suoi orpelli e contributi piccolo borghesi; il dovere, materializzatosi attraverso il personaggio del CAMERIERE, che coartizzante, attraverso il senso di colpa, costringe e castra.

L’unica vicenda che realizza e tranquillizza il protagonista è quella che vive, nel suo contemporaneo, con IL RAGAZZO. Questa, pur’ anche vampireggiante, è linfa pura e vivificante durante l’incubo che egli vive. Ma anch’essa terminerà, come conclude la vita di un uomo, il quale abbandonato dai suoi stimoli si richiude nella sfera della parola, come ultima spiaggia di un inevitabile tramonto che chiuderà un percorso permeato dalla Poesia con la Poesia stessa.

Il Nostro spettacolo si svolgerà attraverso la presenza in scena del protagonista e del suo co-protagonista, mentre gli autori del percorso sensoriale del Nostro LUI, assumeranno essenza digitale: appartenendo la Nostra rappresentazione ad un’era atta al virtuale, anche l’incubo assume la forma d’un etere affollato di ricordi, passioni, depressioni e angosce.
Tutti i Nostri, vestiranno l’essenzialità del ruolo: un Uomo, durante la considerazione della sua vita, abbandona orpelli, inventati per giustificare realtà distorte.
Un racconto tecnologico per una sensazione assoluta.
Ma la Poesia avrà sempre e comunque la sua centralità vivificante.

Autore: admin

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