Miriam COMITO- Troppo tempo fa (“Il soccombente” di T.Bernhard, con R. Herlitzka, Piccolo Eliseo)

 

 

 

Teatro     Lo spettatore accorto
 
 
TROPPO TEMPO FA
 

Roberto Herlitzka

 

 
“Il soccombente” di Thomas Bernhard
   Roma (Teatro Piccolo Esiseo, sino all’8 dicembra
con Roberto Herlitzka   adattamento di Ruggero Cappuccio Regia di Nadia Baldi musiche originali di Marco Betta
 

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Roberto Herlitzka, vincitore quest’anno del Nastro d’argento alla carriera e del David di Donatello come migliore attore protagonista, sarà in scena dal 12 novembre all’8 dicembre al Piccolo Eliseo Patroni Griffi di Roma. Acclamato dal pubblico e critica per le recenti prove d’attore ne La Grande Bellezza di Sorrentino, La Bella Addormentata di Bellocchio e Il Rosso e il Blu di Piccioni, Herlitzka debutta ne Il Soccombente capolavoro di T. Bernhard per la prima volta sui palcoscenici italiani.
Nadia Baldi firma una nuova regia di uno dei capolavori della letteratura mondiale del Novecento. La versione teatrale è curata da Ruggero Cappuccio per l’interpretazione di Roberto Herlitzka e Marina Sorrenti. Il flusso vulcanico del romanzo di Bernhard esplode in tutta la sua lancinante bellezza, illuminando i temi cari all’autore e all’Arte del Novecento con una lucidità di scrittura assoluta e chirurgica. Il genio, il suo fatale isolamento, l’amicizia, l’amore, l’inquietudine come farmaco e veleno per  sopravvivere alle crudeltà dell’esistenza umana, si sprigionano dalle parole di Bernhard attraverso il racconto di una vicenda esemplare. Due giovani amici, Wertheimer e l’io narrante dietro il quale si cela il desiderio di proiezione dello stesso scrittore, raggiungono Salisburgo per frequentare un corso di perfezionamento pianistico tenuto da Horowitz.
 
Nella città di Mozart, che li adesca e deprime, i due giovani incontrano e si legano ad un ragazzo singolare che si chiama Glenn Gould. Quando Wertheimer e l’Io narrante sentono suonare Gould, vengono travolti dalla piena di un trauma interiore che non concederà loro un solo attimo di pace per il resto della vita. I due virtuosi del pianoforte comprendono con chiarezza abbagliante che il loro amico canadese è un genio, peggio, una prova indiscutibile dell’esistenza di Dio. Il futuro dell’Io narrante e di Wertheimer è compromesso per sempre. Entrambi abbandonano gli studi pianistici ed entrambi subiscono il ricatto quotidiano della insostituibile bellezza della musica. Gli assalti della frustrazione, dell’ossessione, di una tagliente dimensione fobica che li magnetizza verso il pianoforte e da esso li allontana, creano un monumento dell’ambivalenza sentimentale che si concretizza come summa perfetta dei modernissimi crocevia psicoanalitici. L’indubitabile amore che Wertheimer e l’Io narrante nutrono per Glenn Gould, l’ammirazione per la suprema profondità con la quale egli ricrea le variazioni Goldberg di Bach, vanno di pari passo con la consapevolezza che il Dio del suono è entrato nella loro vita minacciando di distruggerlo.

  In “Il soccombente” l’interpretazione di Herlitzka è perfettamente aderente, con i suoi toni di voce modulati, la sua drammaticità mista a ironia, ad una perfetta percezione da parte del pubblico del dramma della depressione, dell’uomo medio che si occupa di arte  e che crede di essere destinato a grandi cose, a grandi sucessi,  per poi scontrarsi con il genio vero, quello capace di andare oltre la prassi, oltre i virtuosismi, di rompere il canone e di lasciare a bocca aperta….e davanti a questo, l’uomo medio, che si avvicinato all’arte con tanta dedizione, ma senza avere dentro la scintlla non può che soccombere. E’ uno scandagliare dell’anima, sulla ricerca della perfezione che porta alla decomposizione di chi la cerca, perchè è impossibile trovarla, essa stessa significa stagnazione o morte. Lo stesso Glenn Gould è morto di ictus quando era all’apice del successo.
 

Autore: admin

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