Francesco Nicolosi Fazio- “Variazioni enigmatiche” al Teatro Canovaccio, Catania



La sera della prima


RIESCO, COME IONESCO.

 

Variazioni enigmatiche.

Di Eric-Emmanuel  Schmitt. Traduzione: Glauco Mauri.  Regia: Franco Giorgio.  Con: Massimo Leggio e Giovanni Arezzo. Caatania, Teatro del Canovaccio


 

In un’isola al Circolo Polare Artico un premio Nobel svela un suo grande segreto. Una sorta di seduta psicoanalitica con un finale yiddish alla Woody Allen. Non per niente il personaggio dello scrittore si chiama Abel. Rimanda a Ionesco de “Le sedie” questa commedia-intervista di recente ideazione, tradotta e portata in scena anche da Glauco Mauri. Necessita un breve cenno di trama. Straordinariamente un eremitico scrittore, fucilatore di curiosi, rilascia un’intervista ad uno sconosciuto e giovane giornalista di provincia. Alla fine scende dalla sua torre eburnea, per rivelarsi un uomo semplicemente innamorato di una donna, con cui teneva un epistolario amoroso, di cui ne ha fatto l’ultimo romanzo. Finale a sorpresa, quasi pirotecnico.

Schmitt fa pensare a Ionesco, dicevamo, nell’intendere il teatro come un pretesto per parlare “di vita e di morte, di passioni e tradimenti, di verità e menzogne, della grandezza di Dio e dell’uomo.” (note di regia). Ma anche per parlare della difficoltà di essere un uomo di cultura e finire a vivere in un’isola deserta: “Resto sempre da solo, perché difficilmente trovo migliore compagnia!”

Un’opera che spiazza, con un continuo zigzagare di fatti e concetti, che abilmente disorientato lo spettatore, che subito si identifica con l’intervistatore, trionfatore nel duello con il Nobel, grazie all’insolito finale, finale che ci fa anche sorridere, come può capitare con Beckett.

Un’opera densa e complessa, attuale ed a-temporale, che, anche grazie alla perfetta regia di Franco Giorgio, cattura il pubblico con un ritmo serrato ed una recitazione millimetrica, nei tempi e nei movimenti, dei due attori che sono quasi “tautologicamente” inseriti nei loro ruoli, grazie anche a due ricche “maschere”, forti e di variegate e virili sfumature.

L’altra sera, al “Teatro del Canovaccio”, ci siamo ricordati che anche la nostra città (Catania) fa parte dell’Europa. Almeno per il buon teatro. Si preannuncia una stagione intrigante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore: admin

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