Vincenzo SANFILIPPO- Da Manet a Warhol


Rimembranze



DA MANET A WARHOL di Giovanni Antonucci, ediz. Studio 12

Alla Biblioteca Vallicelltiana


Siamo nel Salone Borromini della Biblioteca Vallicelliana  dove viene presentato il libro Da Manet a Warhol. Itinerari nell’arte moderna di Giovanni Antonucci, costituito dalla riproposta editoriale di sue recensioni, adesso pubblicato nel 2013 dalle Edizioni Studio 12. Intervengono all’incontro Rocco Familiari, Gabriele Simongini Claudio Strinati. E’ presente l’autore, esperto dei mass media, storico del teatro  e critico d’arte, autore peraltro di numerosi volumi che affrontano il rapporto fra il teatro e l’arte.

La presentazione del volume si svolge ben oltre la valenza del libro stesso, considerato dallo stesso autore un pregevole “manuale” per tutti quelli che vogliono conoscere, capire e amare l’arte moderna e contemporanea. I tre interventi, molto qualificati e accuratamente preparati, sembrano siano scaturiti dall’articolo di chiusura del volume dal titolo molto  urticante : “Palma Bucarelli,  Direttrice della Galleria Nazionale D’Arte Moderna che disprezzava De Chirico e Boccioni”, accusata di  non  aver provveduto ad acquisire, quando ancora si trovavano sul mercato a prezzi modesti, i capolavori futuristi e della pittura metafisica, preferendo acquistare Fautrier e persino l’arte cinetica.

Ricordiamo al lettore che Palma Bucarelli  storica d’arte, direttrice e sovrintendente dal 1942 al 1975 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, intendeva il museo come “Laboratorio dei nuovi linguaggi artistici” con scelte basate a favorire le esposizioni e acquisizioni di nuove opere interdisciplinari.  Secondo le sue strategiche convinzioni crociane di “ conservare rinnovando e rinnovare  acquisendo”.

Le  scelte di arte contemporanea di Palma Bucarelli avrebbero suscitato anche odi feroci  e  nemici irriducibili, in generale,  in tutti coloro che non condividevano la sua predilezione per l’arte contemporanea e astratta: Avanguardie, Astrattismo, Informale, Arte Povera, Nouveau Réalisme, Arte cinetica, Concettualismo. Ricordiamo che negli anni 1940/ ‘60  sono stati questi i  Nuovi Linguaggi Artistici internazionali studiati e avallati  in Italia da studiosi  come Giulio Carlo Argan, Adolfo Venturi,  e artisti come Alberto Burri e il giovane Pino Pascali,  che  hanno ripensato  nelle loro creazioni/installazioni  le valenze  delle avanguardie storiche del ‘900;  I cui protagonisti intendevano l’esercizio dell’arte non più come esperienza strumentale del fare, ma come esercizio intellettuale, avventura del pensiero.

Mentre la prassi italiana era caratterizzata dal rinomato  provincialismo delle direttive culturali di partiti  Dc / Pci di allora strenui difensori del realismo nell’arte a solo indirizzo meramente figurativo. Persino Giorgio De Chirico, artista metafisico della rivelazione, dell’enigma e della malinconia,  dopo il suo rientro in Italia, si auto – proclamò Pictor  maximus cantore della classicità intesa come antesignano anacronista del ritorno all’ordine in arte. Nature morte, costituite  di nobili pennellate, finalizzate al  ritrovamento di pigmenti di epoche antiche.

che si stabilisce tra arte e società, in tutta la sua complessità, nell’immenso campo delle scienze sociali, quale rapporto di condizionamento reciproco.  La società, infatti proseguiva Familiari riferendosi agli artisti raccontati  da Antonucci, sia che li esalti, sia che li rifiuti, li considera sempre con un certo rispetto e guarda alle loro opere in modo differente dagli altri prodotti di mercato, specialmente nella misura in cui non ne riesce a comprendere la genesi e il significato profondo.  Interessante asserzione di Familiari  di cui ricordiamo il soggetto cinematografico  “Il Sole Nero” realizzato da Krzysztof Zanussi,( mia recensione del 2007  su InScena 11/ 12  Rivista mensile dello spettacolo ed. Gangemi), le cui linee guida sono state riproposte nel libro di Zina Crocè «Eros e Thanatos nella drammaturgia di Rocco Familiari» (Qualecultura).

Il secondo intervento di Gabriele Simongini ampliava il discorso sul “Sistema dell’Arte” contemporanea che classifica sulla scala dei valori “l’arte come moneta dell’assoluto” che in forme più o meno  appariscenti opera come una sfera autonoma  funzionante in base a leggi e codici  di investimento socioestetici.  Tuttavia  Simongini non esclude che ancora il collezionismo conservatore giudica folle investire su prodotti artistici  cosi detti d’avanguardia, ma  – continua – se questi prodotti verranno convenientemente reclamizzati…potrebbero a loro volta… essere valutati a prezzi altissimi.  E qui la disquisizione si ampliava, in vista di una conoscenza dei fenomeni artistici non più settoriale ma organica e globale.  Simongini è saggista  e critico che ama dar voce ad artisti e fenomeni creativi non integrati nell’ international style oggi dominante.

Il terzo intervento di Claudio Strinati è articolato con commenti elogiativi più sulla personalità versatile di Antonucci che sull’intrinseco volume, la cui stesura d’impianto manualistico è finalizzata appena  a permettere un’agevole consultazione sull’arte del’900;  spesso spunto per divagazioni che hanno poco a che fare con una autentica critica estetica. C’è da rilevare che la raccolta di recensioni può essere interessante per comprendere soprattutto il clima delle redazioni giornalistiche designate a imbastire la notizia che, tuttavia, rimane difficile scorgere una qualche validità di ordine critico   in questo tipo di commenti su protagonisti e fatti artistici. Nel volume infine era evidenziata, dai tre relatori, la mancanza di una cronologia delle voci necessaria alle esigenze dei lettori più giovani e degli studenti per definire i confini temporali di questo excursus artistico.  Notazione quanto mai interessante  dell’intervento di  Strinati  Dirigente del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il cui  ambito di studi basato  sull’arte classica  si apre all’interdisciplinarietà dei linguaggi con interessi anche  in campo musicale.

Chiudeva il convegno, l’autore Antonucci  che dimostrandosi molto soddisfatto di quanto elaborato dai tre insigni relatori, ha voluto riassumere  la struttura organica del volume  che si compone di tre parti.   La prima è rappresentata dai capisaldi dell’arte moderna francese, da Manet a Degas, da Gauguin a Toulouse-Lautrec, da Renoir a Matisse fino a Bonnard, dai futuristi russi, da Munch, da Grosz, da Klee, dai dadaisti e dai surrealisti per giungere a Bacon e Warhol. La seconda L’arte italiana dai Macchiaioli all’ultima Quadriennale  è un itinerario che parte dai macchiaioli per arrivare ai nostri giorni. Ne sono protagonisti pittori oggi pienamente rivalutati come Sartorio, Chini e Zandomeneghi, classici come De Chirico e Boccioni, presenti nei più prestigiosi musei del mondo, artisti di livello internazionale come Depero, Carrà, De Pisis, Donghi, Mafai, Licini, Campigli, neometafisici, eredi di De Chirico, come Clerici, Leonor Fini e Modica, maestri come Burri, Fontana, Afro, Schifano, Merz, senza ignorare Ontani, Stingel e gli artisti più giovani. La terza parte è un excursus dell’arte spagnola del Novecento, non solo di giganti come Picasso, Mirò e Gaudì, ma anche di pittori e scultori della seconda metà del secolo, degni eredi della grande tradizione del loro paese. Le ultime due parti  da pag 142 a pag 149; riguardano artisti attratti dal mito di Roma come Escher e Mitorai e il problema della critica d’arte, colta nei suoi risvolti sia negativi che positivi.

Autore: admin

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