Sauro BORELLI-Mafia franco americana (“Cose notre- Malavita, un film di Luc Besson)




Il mestiere del critico


MAFIA FRANCO AMERICANA

Il nuovo film di Luc Besson “Cose nostre – Malavita”

Il primo Luc Besson, poco più che adolescente, era un omaccione goffo, spettinato che, nel giro d’un paio d’anni, realizzò due film di esplosiva intensità spettacolare: l’allucinato Le dernier combat e il “sotterraneo” Subway. Poi, di lì a poco, il giovane Luc, fatto esperto delle cose del cinema kolossal, azzeccò due titoli di grande impatto commerciale quali l’imponente Le grand bleu e il fragoroso Nikita. Per il resto, Besson proseguì con agio la sua travolgente carriera con il grintoso Leon e il fantascientifico Il quinto elemento. Tutto ciò per dire che questo cineasta francese dalle attitudini e frequentazioni cosmopolite risulta oggi tra gli autori più collaudati e insieme più disinibiti dell’attuale panorama cinematografico internazionale.

E’ così, sull’onda di una carriera sempre resoluta e originale, che il Luc Besson contemporaneo è approdato ora ad una realizzazione che per le sue componenti un po’ spurie – testo letterario del francese Benacquista, sceneggiatura e regia appunto dello stesso Besson, produzione americana di Martin Scorsese, interpreti yankee quali Robert De Niro, Michelle Pfeiffer, Tommy Lee Jones, locations in una triste Normandia – si dispone sullo schermo con caratteristiche e spunti narrativi improntati da un sapido, volitivo umorismo di composita matrice parodistica. La vicenda, per l’occasione, è fin troppo semplice nella sua immediatezza drammaturgica, ma la sapienza e la duttilità espressive degli scafatissimi interpreti, il trio di grazia De Niro – Pfeiffer – Jones, la ispessisce di umori e sapori davvero magistrali: tanto che è un piacere seguire passo passo lo svolgersi dell’ironica-fragorosa storia su cui si basa la singolare trasferta in terra di Francia di una famigliola italo-americana – il marito, la moglie, due figli adolescenti (maschio e femmina) – particolarmente intollerante e manesca.

In dettaglio, i fatti sono così prospettati: i Manzoni, la famiglia di Brooklyn più che in odore di mafia per il passato, decide di passare al campo avverso della legalità e dell’FBI. Cosa questa che innesca da parte della malavita e in ispecie dei restanti mafiosi una scatenata caccia nell’intento di punire cruentemente l’intollerabile trasgressione. L’Fbi, frattanto, provvede a mettere sotto protezione l’ingombrante famigliola. Allo scopo cambia nome e recapito agli sfortunati Manzoni e li destina in un piccolo, sperduto paesucolo della Normandia. Fin qui, salvo qualche brusco incontro dei transfughi con la popolazione locale, le giornate trascorrono pressoché normali e noiose nella villetta destinata per il loro esilio, oltretutto con la tutela di un ruvido agente della Fbi sempre ossessionato – a ragione – della “longa manus” della mafia vendicativa e inesorabile.

Poi, però, dopo molteplici approcci coi paesani un po’ invadenti e ingenui, risolti con violenti riscontri tanto da parte dei genitori (l’uno fracassa un idraulico imprudente, l’altra dà fuoco a un supermercato inefficiente; mentre i due ragazzi trattano con botte da orbi insulsi molestatori e ottusi provinciali), quanto da parte degli incalzanti delinquenti che danno loro la caccia, il film si risolve a scoprire del tutto le carte. E in un tripudio di sparatorie e di botte micidiali la storia imbocca l’epilogo più prevedibile: i maneschi Manzoni fanno fuori tutti e se ne vanno, indenni, da quel sordido buco di Normandia, verso più radiose e gratificanti luoghi. Almeno questo fa supporre il finale di Cose nostre – Malavita.

Ora, resta di dire che De Niro, negli ultimi tempi accreditato soltanto di prove piuttosto sfocate, e la sempre fascinosa Michelle Pfeiffer, qui in un ruolo un po’ rozzo, si prodigano nel film di Besson all’estremo delle loro grandi risorse espressive. Per di più, il contributo produttivo certo importante di Martin Scorsese dà colore e spessore ulteriore al racconto, anche con alcuni rimandi al cinema maggiore della Hollywood più collaudata. A un certo momento, il padre Manzoni, contrabbandatosi per scrittore, viene coinvolto in una tipica serata culturale del piccolo paese. Ebbene, che accade? Chiamato a dibattere sul senso e sugli aspetti particolari di un film americano, il Nostro deve affrontare il cimento con le risorse che ha. Soltanto che, in un primo momento, gli viene proposto di fornire un suo giudizio sul film di Vincente Minnelli Qualcuno verrà (tratto dall’omonimo romanzo di James Jones, già autore del grande Da qui all’eternità) interpretato da Frank Sinatra, Dean Martin, Shirley MacLaine, e quindi (in mancanza di Qualcuno verrà) della gangsteristica saga del medesimo Martin Scorsese Quei bravi ragazzi, quasi un controcanto letterale dell’ironica vicenda appunto di Cose nostre – Malavita.

In definitiva, la combutta tra il francesissimo  Luc Besson e gli americanissimi De Niro- Pfeiffer-Jones, sotto la provvida malleveria di Martin Scorsese, ben temperata da un gusto umoristico certo sofisticato, tocca in Cose nostre – Malavita un risultato notevole. Non il capolavoro, ma quasi.

 

 

Autore: admin

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