Franco LA MAGNA- Cinema, recensioni brevi (quattro film recenti)

 

 

 

 

Cinema    Recensioni brevi

 

QUATTRO FILM RECENTI

Da Paolo Zuzza a Costanza Quatriglio

 

L’arbitro (2013) di Paolo Zucca. Un grottesco-comico-drammatico sull’agitato e corrotto mondo del calcio, sport nazionale croce di Procure della Repubblica e delizia (non sempre) di tifosi. Esordio alla regia di Paolo Zucca che, spericolando sullo stesso argomento, narra di due mondi lontani ma paralleli: quello del grande calcio (addirittura dei Mondiali) e l’altro del calcio periferico d’infima serie, praticato dall’Atletico Pobarile in una Barbagia invasa da pecore e in preda a storiche faide familiari.  Il miracolo per il derelitto Atletico lo compie un dinoccolato emigrato, che tornato in paese si rivela fuoriclasse in grado di risollevare le sorti della squadra allo sbando e ritrova l’amore perduto dapprincipio recalcitrante. Accorsi, arbitro e improvvisato danseur, sogna di dirigere la finale ma finisce a “ballare”, ormai semi invasato, sul campo barbaricino dei sardi inferociti dal suo scandaloso arbitraggio. Qui, finalmente, la corruzione non paga. Ma è solo un film. Nella vita, purtroppo, non è sempre così. Anzi…                             Interpreti: Regia: Paolo Zucca Con: Stefano Accorsi – Geppi Cucciari – Jacopo Cullin – Marco Messeri – Benito Urgu – Francesco Pannofino – Alessio Di Clemente – Grégoire Oestermann – Franco Fais – Quirico Manunza – Marco Cadau – Andrés Gioeni .

Via Castellana Bandiera (2013) di Emma Dante. Due donne ostinate fino alla morte si fronteggiano con le auto in un vicolo (che alla fine in campo lungo metaforicamente si slarga). Nessuna delle due è disposta a retrocedere. Intorno s’affolla un’umanità palermitana reietta (Ciprì e Maresco docet). Passa il giorno, arriva la notte, ma una è tanto caparbia quanto vecchia e l’indomani mattina si scopre (ovviamente) morta. Contrasto di culture ? (la vecchia è albanese). Contrasto generazionale? Forse. Ma la verità finale sembra essere la morte vissuta come fatto collettivo (contro quella anonima delle città), quando tutto il rione corre verso l’albanese priva di vita, chiusa nell’auto che scivola via. Statico (Emma Dante è regista teatrale, e si vede) e scarsamente sviluppate caratterialità e psicologie. Si poteva fare di meglio, ma si tratta di un esordio. Tratto da un romanzo della stessa Dante. Buona prova corale del team attoriale.         Interpreti: Elena Cotta (Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia) – Emma Dante – Alba Rohrwacher – Renato Malfatti – Dario Casarolo – Carmine Maringola – Sandro Maria Campagna – Daniela Macaluso – Giuseppe Tantillo – Giacomo Guarneri – Marcella Colaianni

Sacro Gra (2013) di Gianfranco Rosi.
Nulla di sacro, ma solo l’immenso, alienante, raccordo anulare di Roma (cantato da Venditti), 70 km di strade attorno alle quali brulica una comunità che Rosi ha indagato girovagando per quasi tre anni per scegliere alla fine alcune storie emblematiche. Ne scaturisce un puzzle (premiato, forse esageratamente, con il Leone d’Oro a Venezia) di racconti scheggiati, smozzicati, protagonista l’enorme varia umanità “periferica” (non solo in senso fisico) che gravita intorno alla complicata ragnatela di raccordi del Gra. Non originalissimo, ma con un senso della composizione del quadro e dell’immagine. Personaggi reali, ma inevitabilmente un po’ in posa davanti alla m.d.p.

Con il fiato sospeso (2013)
di Costanza Quatriglio. La documentarista palermitana Costanza Quatriglio riprende la scandalosa vicenda della morte (per tumore al polmone) di Emanuele, ricercatore catanese di Farmacia dell’Università di Catania, avvenuta nel dicembre del 2003. Lo fa con il docu-fiction “Con fiato sospeso” (2013), scegliendo il racconto di una finta studentessa (interpretata da Alba Rohrwacher) che progressivamente si rende conto della pericolosità dei laboratori. Finzione reale, realtà sotto forma di finzione. Intorno altri spezzoni di storie. Per la morte di Emanuale, ancor oggi, nessuna condanna è stata pronunciata. Premio “Gillo Pontecorvo” alla Mostra del Cinema di Venezia. Dai documentaristi italiani – per originalità, lingua ed estetica – il cinema italiano sembra finalmente ritrovare nuova linfa vitale.

Autore: admin

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