Cecilia PAROLA- Pollock e gli irascibili (una mostra a Milano)



 

Arti figirative


 

POLLOCK E GLI IRASCIBILI

La Scuola di New York in mostra a Milano


Milano – In Europa la definirono Arte Informale la risposta che gli artisti diedero alla profonda crisi ideologica, politica e spirituale che la fine della Seconda Guerra Mondiale si era portata con sé. Ma con il passaggio di testimone da Parigi a New York, che divenne in quegli anni capitale di ogni avanguardia, siamo soliti parlare di Espressionismo Astratto o più in generale di Scuola di New York, per individuare gli artisti che diedero il via a una rivoluzione storico-artistica simile per gravità a quella impressionista. Non si tratta, però, di un vero e proprio movimento, ma di un insieme di idee affini, accomunate dall’unica, storica, rinuncia a tutto ciò che sia riconducibile a una forma, quel taglio definitivo al cordone ombelicale dell’Europa cubista e surrealista che portò a un profondo ripensamento del gesto artistico. Palazzo Reale di Milano inaugura una serie di iniziative per omaggiare la cultura d’oltreoceano, riunite sotto il nome di “Autunno Americano”, proprio con una mostra curata da Luca Beatrice e Carter Foster dedicata a questa rivoluzione, ospitando nelle proprie sale 49 straordinarie tele provenienti dal WhitneyMuseum of American Art di New York.

Come ogni grande rivoluzione artistica, anche questa comincia con un atto di ribellione. Siamo nel 1950 e il Metropolitan esclude da una grande retrospettiva dedicata all’arte contemporanea una serie di artisti, i quali, per tutta risposta, sottoscrivono in 18 una lettera di dissenso indirizzata al Presidente del famoso museo. Su Life appare anche una loro fotografia, che li ritrae tutti insieme vestiti provocatoriamente “da banchieri”, come si dirà poi. Eccoli, tra gli altri, riuniti: Jackson Pollock, l’unico senza cravatta, Willem de Kooning, Mark Rothko, Barnett Newman, Robert Motherwell, Hedda Sterne, Ad Reinhardt…gli Irascibili al gran completo, come furono battezzati in quei giorni dall’Herald Tribune.

Dal colore forte e compatto di Hans Hoffman agli olii tenui di Gorky, passando per i paesaggi astratti di de Kooning e l’ispirazione emotiva di Lee Krasner, la mostra ci dà un assaggio delle avanguardie newyorkesi di quegli anni, attraverso le opere degli artisti più rappresentativi dell’Action painting e del Color Field, i cui esponenti più celebri furono rispettivamente Pollock e Rothko. Il primo, in particolare, resta la figura più affascinante. Con un’attitudine da involontaria rockstar, Pollock sperimentò nuovi personali espedienti pittorici, come il “dripping”, che consiste nel lasciar sgocciolare sulla tela il colore non diluito da pennelli e bastoncini, vero e proprio copyright del movimento. E non si tratta soltanto di una questione di tecnica. Come fa giustamente notare Luca Beatrice (per una mostra d’eccezione, d’altronde, ci vogliono curatori eccezionali) nel commento puntuale dell’audioguida, Pollock è il vero anticipatore della performance, della body art, della potenza espressiva del gesto. Attraverso le immagini e le istallazioni presenti in mostra, lo si può quasi immaginare rinunciare al cavalletto e muoversi intorno la tela posta per terra per poter agire liberamente su essa, danzandovi intorno (come evocò il fotografo Hans Namuth) per poter trasformare il caso in un ordine creativo preciso. Del primo hipster della storia, al di là della figura affascinante dell’artista maledetto un po’ tardo bohemienne e un po’ jazzista su tela, si può ammirare, tra le tante, la bellissima Number 27, un’opera straordinaria come straordinario è il prestito che il Whitney ci ha concesso. Un motivo in più per visitare la retrospettiva, se non ce ne fossero già abbastanza.

Per saperne di più: http://www.autunnoamericano.it/

Autore: admin

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