Sauro BORELLI- Gioventù dissipata a L.A. (“Bing ring”, un film di Sofia Coppola)

 

 

 

Il mestiere del critico


GIOVENTU’ DISSIPATA   A  L.A.

“Bling Ring” il nuovo film di Sofia Coppola



Varcata la soglia dei quarant’anni e accreditata ormai di cinque lungometraggi – compreso il nuovo Bling Ring ora sugli schermi – Sofia Coppola non ha più bisogno di alcuna tutela da parte del prestigioso genitore Francis. Adesso si cimenta del tutto in proprio con copioni, sceneggiatura (e persino produzione) dei propri film divaganti tra le più eclettiche vicende quali Il giardino delle vergini suicide, Lost in traslation, Marie Antoinette, Somewhere e, appunto, Bling Ring. L’esito complessivo di una tale direttrice di marcia risulta, a conti fatti, un’attitudine abbastanza decontratta ad affrontare moduli narrativi formalmente corretti e capacità di rappresentazione moderatamente allettante.

Sono queste le caratteristiche più significative avvertibili anche nel nuovo Bling Ring, una storiellina esile esile mutuata da episodi realmente accaduti nei quartieri alti di Los Angeles, protagonisti un gruppetto di ragazze e ragazzi nichilisticamente dediti al furto, al consumismo più sfrenato, all’uso scriteriato di droghe e passatempi più insulsi che, allettati da tutti gli oggetti del desiderio dissipatori (borse e abiti griffati, scarpe e gioielli, denaro a profusione), si danno al saccheggio di ville, appartamenti di idoli ingannevoli dell’attuale degrado culturale e sociali (in primis la mitomane Paris Hilton) nell’intento di “vivere la vita” nel più esaltante dei modi possibili.

Il meccanismo cui s’impronta un simile canovaccio non va oltre la ripetizione quasi ossessiva dei gesti, dei modi banalmente gergali, degli episodi di una esasperata pantomima – l’individuazione della casa da svaligiare, l’arraffa arraffa del furto vero e proprio, le irresponsabili vanterie, lo stordimento in fragorose discoteche, ecc. – destinata, di lì a poco, a naufragare nell’intervento della polizia, nell’arresto e in pesanti condanne carcerarie. A tanto e tale disfacimento morale fa, del resto, pertinente corollario il contesto sociale e familiare degli indisponenti ragazzi: una sorta di circolo di abulici snob che si nutrono anch’essi di miti fasulli e di convinzioni e convenzioni irresponsabili unicamente suggestionati dalle celebrities, dalla ricchezza, dallo scialo, dimentichi d’ogni altro problema al di fuori dal loro piccolo, miserabile mondo contingente.

Sofia Coppola prospetta, nel suo (forse) inessenziale Bling Ring, questo desolante quadro ricorrendo più spesso all’esasperante iterazione acritica che ad una strumentazione più motivata, più complessa. Tanto che la pur evidente pochezza cui s’improntano caratteri, individualità dei protagonisti viene in qualche misura tollerata, enunciata quale un fatalistico segno dei tempi e non – secondo logica deduzione – come eloquente stimmata di una società, di una pratica di convivenza, di consuetudini e principi tipici del capitalismo rampante. Quasi superfluo, poi, mettere in rilievo che interpreti, apparato tecnico-espressivo e suggestione spettacolare vengono presto vanificati da un mestiere insieme gelido e dissipatore. Stavolta Sofia ha fatto splash.

Autore: admin

Condividi