Cecilia PAROLA- Mostra monografica diMonet a Pavia

 

 

 

 

Arti figurative


MONET AU COEUR DE LA VIE


A Pavia una innovativa monografica sul celebre impressionista

 

****

Pavia – Alle Scuderie del Castello Visconteo, fino al 15 dicembre è possibile ammirare alcuni dei capolavori di Oscar Claude Monet.

Protagonista di quella rivoluzione di pochi che nel 1874, anno della storica esposizione presso lo studio fotografico di Nadar, cambiò totalmente il modo di pensare il gesto artistico, firmatario involontario del quadro-manifesto: Impression, soleil levant da cui il movimento prese il nome, artista che ha avuto “il solo merito di aver dipinto direttamente di fronte alla natura”, Monet viene qui indagato come l’uomo che c’è dietro l’artista. Fascinazioni, episodi di vita vissuta, aneddoti, vengono raccontati attraverso supporti multimediali che suggeriscono un nuovo modo di fruire l’esperienza museale.

La mostra non ha un catalogo estremamente significativo – 21 le tele autografe, più alcuni documenti come lettere e testi d’archivio – ma la mancanza risulta compensata dalla ricchezza della presentazione. Il percorso espositivo voluto dal curatore Philippe Cros, infatti, accompagna il visitatore con uno story-telling multimediale affidato a istallazioni video. In esse, i personaggi chiave della vita dell’artista – il padre, Alphonse Monet, il primo maestro Boudin, il ministro Clemenceau, le donne della sua vita Camille, Alice e Blanche – monologano impressioni ed episodi, in ambientazioni moderne che sulle prime potrebbero esercitare un effetto alienante. L’obiettivosarebbe quello di immergersi completamente nell’ “idea” impressionista, grazie a effetti sonori studiati ad hoc e a diversi tipi di fragranze esalate nelle sale, che suggeriscono sentimenti e stati d’animo precisi. Purtroppo, si rischia talvolta che l’apparato curatoriale sortisca l’effetto contrario, ovvero quello di allontanarci dalle opere in sé, tra cui – per chi scrive – la più notevole risulta una tela della celebre serie sulla cattedrale di Rouen. In quanto mostra celebrativa, questo almeno l’effetto conclusivo, ci si aspettava forse un’esaltazione più critica della pennellata dell’impressionista, a cui viene attribuita la paternità (che egli stesso rifiutò) un po’ forzata di un movimento ancora di gran moda, se consideriamo che il settembre dello scorso anno Pavia aveva invece ospitato Renoir. La multimedialità, in ogni caso, risulta un espediente piacevole e immersivo, un promosso tentativo di svecchiamento del vecchio canone museale.

Piccola nota a margine: va bene alzare il prezzo di una mostra quando si offrono percorsi così attentamente pensati, ma l’assenza di riduzioni per universitari non fa una buona “impressione”.

Autore: admin

Condividi