Sauro BORELLI- Socialismo all’inglese (“The spirit of ’45”, un film di Ken Loach)

 

 

Il mestiere del critico


SOCIALISMO ALL’INGLESE

 

Locandina The Spirit of '45

Nel film di Ken Loach “The spirit of ‘45”

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Da sempre il cineasta inglese settantasettenne Ken Loach è orientato col suo cinema – tanto di matrice documentaria quanto di struttura narrativa – verso temi, vicende, personaggi tipici dei ceti popolari o, ancor più, in caratterizzati scorci della condizione proletaria. Cosa, questa, che fin dai suoi inizi nei primi anni Sessanta ha procurato al Nostro interdizioni, veti, censure reiterati da parte dell’establishment più retrivo dell’apparato culturale (e specificamente politico) inglese. Ciò che, peraltro, non ha mai indotto Loach a subire tali prevaricazioni, ma anzi che ha convinto ancor più il tenace cineasta a dar voce, immagini e appassionate perorazioni alle questioni sociali, politiche, civili tipiche della complessa realtà del Regno Unito. Così, dopo gli esordi vigorosi e rigorosi con film intrisi di forti accenti polemici quali Poor Cov e Family life ribadì la propria dispiegata azione creativa con l’incalzante serie di titoli come Riff-Raff, Terra e libertà, La canzone di Carla, In questo mondo libero, Il mio amico Eric, L’altra verità, ecc. tutti lungometraggi ove alla sostanziale scelta di campo per la causa popolare fa puntuale riscontro una serrata denuncia della manifesta componente classista della società del suo Paese.

Ora, evidentemente propiziata dalla comparizione e dell’imprevisto Leone d’oro a Venezia 2013 del pregevole film-documentario di Gianfranco Rosi Sacro Gra, la più recente prova registica di Ken Loach The spirit of ’45 è approdata alla programmazione commerciale anche sui nostri schermi. E tale fatto riveste un’importanza stratificata. Perché quel titolo, The spirit of ’45? Semplicemente per la buona ragione che Loach ha voluto riproporre in tutti i suoi aspetti il particolare, eccezionalissimo slancio con cui gli inglesi – specie quelli che avevano sostenuto con più sofferenze l’appello di Churchill (“sangue, sudore e lacrime”) il peso di sei anni di una guerra devastante, ma alfine vittoriosa – accolsero, pazzi di gioia, prima la conclusione del conflitto e, nei mesi, negli anni subito successivi, la clamorosa vittoria assoluta dei laburisti nelle elezioni del dopoguerra di Clement Attlee e Aneurin Bevan. Gli stessi dirigenti che col loro programma di nazionalizzazioni a oltranza e una politica progressista autenticamente innovatrice avevano con un resoluto colpo di scena soppiantato e battuto il pur prestigioso Winston Churchill, già intento a innescare quella torbida stagione consolidatasi, poi, nell’esiziale “guerra fredda” contro l’Unione Sovietica.

Tirando in campo, faccia a faccia, anziani testimoni di quel periodo fervido, esaltante – minatori, medici, infermieri, operai, portuali, impiegati e funzionari dei servizi pubblici – Ken Loach ha scelto così di scandire con la rievocazione del difficile eppure positivo cammino per restituire alle classi meno agiate un tenore di vita decente; strutture e provvidenze sociali più necessarie (la creazione, ad esempio, di un sistema sanitario nazionale); prospettive e potenzialità di sviluppo dell’intiero settore produttivo, fino a consolidare (come in realtà avvenne fino al 1951, anno del “ritorno” dei conservatori) un treno di vita generalmente più civile, più degno di un popolo che aveva strenuamente sopportato la guerra.

La sequela di testimonianze, i brani documentari, i riflessi ancora avvertibili di quell’epoca travagliata danno, tra l’altro, chiara dimostrazione non soltanto dell’intolleranza, della prevaricazione classista, ma altresì delle sconnessure, degli errori politici della pur ben intenzionata politica dei laburisti – e in ispecie del prodigo, focoso leader Aneurin Bevan, resoluto ministro del governo Attlee –, tanto che nel 1951 cedettero il potere al non acquietato Winston Churchill. Si capisce bene, seguendo i ricordi di attempati proletari, che Ken Loach parteggia palesemente per la loro mai dimessa causa socialista, senza tacere peraltro che “lo spirito del ‘45” non è stato vinto né da Churchill, né dalla rovinosa parentesi del neoliberismo selvaggio e della deregulation antioperaia della “signora di ferro” Margaret Tatcher, ma piuttosto fiaccato alla distanza da renitenze e reticenze del personale politico di dubbia probità nelle file laburiste. Ancor oggi, ad esempio, è ben viva l’esperienza dell’ambiguo ruolo recitato per troppo tempo dal “laburista” Tony Blair. Tutto ciò è più suggerito che detto esplicitamente nel documentario The Spirit of ’45, anche se è ben netto il discrimine che Ken Loach esprime da parte sua. Ragionando, certo, senza manicheismi, ma il suo cuore, batte, indubbiamente, ancora e sempre a sinistra.

Autore: admin

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