Sauro BORELLI- Lotta di classe nel 2154(“Elysium”, un film di Neill Blomkamp)



Il mestiere del critico


LOTTADI CLASSE NEL 2154

Locandina Elysium

 

“Elysium”, il nuovo film di Neill Blomkamp

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Nel dizionario di latino-italiano di Conte – Pianezzola – Ranucci il vocabolo Elysium risulta, in italiano, “l’Eliso, sede dei beati dell’oltretomba”. Un luogo – si dirà – oggi obsoleto e, comunque, incongruo per definire un qualsiasi ricettacolo per storie, personaggi un po’ avventurosi. Ben altrimenti, il trasgressivo, temerario cineasta sudafricano Neill Blomkamp – già accreditato dell’avveniristico, plurimilionario District 9 e del pruriginoso Behind the Candelaria (apologetico ritratto del pianista Liberace, interpreti di spicco Michael Douglas e Matt Damon) – incettando una cifra spropositata (120 milioni di dollari) ha realizzato, ricorrendo appunto al titolo latino (benché del tutto arbitrario) Elysium, un giocattolone fragoroso e pretenzioso variamente arieggiante, da un lato, ad una sorta di apologo progressista a favore degli “umiliati e offesi” di sempre, e, dall’altro ad una sdegnata denuncia del cinismo criminale delle classi privilegiate.

A rigore, l’Elysium evocato dal film di Blomkamp compare sullo schermo come una mastodontica, inaccessibile stazione spaziale ove, anziché i sunnominati “beati dell’oltretomba”, campano nel migliore dei mondi possibile, straricchi e potenti d’ogni risma uniti da un esclusivo principio: tenere ermeticamente chiusa ogni via d’accesso alle sterminate folle cenciose, disperate che sulla Terra all’ultimo stadio di degrado sopravvivono tra miseria, fame, violenza in un’esistenza di perdurante incubo. In simile contesto, emergono, per contrasto, la gelida, infida segretaria di Stato del dovizioso Elysium Jodie Foster – grinta immutabile, ambizione snodata (vuole persino tentare un colpo di mano per scalzare il Presidente, non meno cinico di lei), piglio più che autoritario –; e Max Da Costa (Matt Damon) già ladruncolo senza fortuna tra i “dannati della Terra” (letteralmente) e ora operaio supersfruttato, in vena di prodigarsi per una dottoressa e la sua bambina malata di leucemia, che contro tutto e tutti vuole penetrare l’enclave privilegiata di Elysium dove cure sofisticate possono guarire ogni malattia.

Questo, in buona sostanza, il fulcro del costoso marchingegno che Neill Blomkamp ha assemblato infittendo di macchinose imprese e di scatenate battaglie dal sembiante avveniristico – con soldati robot e montature guerresche impressionanti (l’eroico Max sottoposto all’imposizione di un esoscheletro di cuoio e acciaio) –: il tutto per raccontare come e quando l’indomito operaio riuscirà, alla fine, a salvare l’amica dottoressa e la sua bambina schiudendo le porte già inaccessibili di Elysium. C’è in questo precipitoso inoltrarsi tra reboanti eventi e cruentissimi incontri-scontri tra personaggi mostruosi e, talvolta, figure umanissime una tensione forse artefatta che soltanto vagamente adombra ciò che si potrebbe definire “lotta di classe” politicamente intesa.

Qualcuno commentando questo stesso film ha menzionato anche con generico riferimento il classico Metropolis di Fritz Lang, ma il richiamo risulta, a parer nostro, del tutto indebito, poiché, a parte l’ambiguo spessore metaforico di quel classico lungometraggio (da non dimenticare la sceneggiatura paranazista della compagna di Lang, Thea von Harbou), non c’è connessione plausibile tra l’intento meccanicamente spettacolare da cui è mosso il pur scafato Neill Blomkamp e il manifesto monito sociale, politico espresso – nonostante tutti i condizionamenti – dal ben altrimenti motivato Fritz Lang.

Infine, Matt Damon e Jodie Foster, come si diceva nei ruoli maggiori, prodigano in questo film la loro sapiente esperienza, pur se per l’occasione l’aspetto più rilevante di Elysium si dimostra l’armamentario di richiamo fantascientifico su cui ruota l’improbabile vicenda. Anzi, a questo proposito va rilevato che tanto i costumi quanto la scenografia dell’insieme non vanno oltre la forzatura di modelli già esistenti nella nostra tribolata quotidianità: non a caso, le sbrindellate mises degli interpreti le si trova in qualsiasi assembramento di giovani e meno giovani d’oggi, mentre è certo significativo che per gran parte Elysium sia stato “girato” nella macrodiscarica di Città del Messico. Sì, innegabilmente, c’è sentore di “lotta di classe” nel 2154, ma tutta sbrindellata e senza alcuna pregnanza morale.

Autore: admin

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