Sauro BORELLI- Neocapitalismo alla rumena (“Il caso Kerenes”, un film di C.P.Netzer)




Il mestiere del critico


NEOCAPITALISMO ALLA RUMENA

Locandina Il caso Kerenes

 

“Il caso Kerenes” di Calin Peter Netzer

****

Capita di rado di vedere film rigorosamente incentrati su vicende, personaggi tratteggiati col preciso intento di perorare cause vibranti di sacrosanto sdegno contro soperchierie, prevaricazioni, malefatte d’un ambito sociale – e di riflesso politico – improntato soltanto dal culto del potere, del denaro, della corruzione più impudenti. Bene, il film di Calin Peter Netzer, tra i migliori cineasti del momento in Romania, Il caso Kerenes, assomma in sé tutti i pregi elencati, e per di più mette in campo, con semplicità e nitore esemplari, una storia tutta contemporanea ove alla desolazione civile e morale d’una classe borghese neocapitalista si aggiunge il contesto d’un Paese funestato ancora dalle conseguenze tragiche della annosa, devastante dittatura di Niccolae Ceausescu.

Puntando su un’oggettivazione d’un drammatico evento – l’uccisione d’un bambino da parte di un trentenne colpevole d’averlo investito con la propria auto – Netzer prospetta subito una vicenda torbida in cui la madre dispotica dello stesso giovane, la sofisticata scenografa Cornelia, anziché mossa da un minimo sussulto di pietà, di solidarietà per la povera famiglia della vittima, si dispone a ricorrere ad ogni espediente – dal ricatto sentimentale alla corruzione spicciola di poliziotti e altri comprimari – per ricondurre sotto la propria intollerante tutela l’indocile, riottoso figlio Barbu.

C’è in questo intrico tutto giostrato con refrattaria visione delle fisionomie esistenziali dei personaggi coinvolti, inerti e indifferenti, nell’evolversi di eventi, questioni legati alle indagini complicate del caso tragico, una sorta di smascheramento progressivo, inesorabile del cinismo di fondo che regge e “giustifica” una realtà quale quella attuale della Romania tribolata, oltreché da un persistente passato di privazioni e ingiustizie, da una pesante coltre di conformismo classista e, soprattutto, da squilibri civili esiziali per un moderno sviluppo del Paese.

Il caso Kerenes, oltretutto, non ostenta né suggerisce alcun demagogico richiamo a sdegnate prese di posizione, ma passo passo dipana la strategia abietta dell’orribile matriarca Cornelia nella sua marcia per smantellare, inquinare qualsiasi prova che gravi sul destino del pur insofferente figlio Barbu (che in ripetute occasioni augura alla oppressiva madre e ai suoi omologhi amici di “sparire per sempre”). Niente e nessuno ostacola il proposito egocentrico di simile virago, ma anzi tutto si squaglia, si confonde di fronte ai pretestuosi argomenti della resoluta Cornelia: i poliziotti si piegano presto alla seduzione della corruttrice, come anche uno squallido testimone oculare presto disposto allo spergiuro in cambio di centomila euro.

Ma è nello scorcio finale del film condensato in un messaggio né urlato, né consolatorio allorché, in un ulteriore tentativo di “comprare” la verità dei poveri genitori del ragazzo ucciso (dislocati significativamente in un desolato angolo della periferia di Bucarest), che l’emblematico personaggio della turpe Cornelia tocca il suo acme di cinismo e di inguaribile disonestà. I poveri genitori, una volta di più, subiscono disarmati il ricatto osceno della indegna signora perché tutto resti come sempre, impunito e inascoltato. Il caso Kerenes, tutto sommato, è un film-grido, pur se il suo linguaggio, la sua perorazione non si alzano di alcun sovratono. E ciononostante colpiscono a fondo la cattiva coscienza di molti. In Romania e dovunque.

Autore: admin

Condividi