Giuseppe ARDIZZONE- Grazie Dustin (una’estiva visione di “Quartet”)


 


I Cinema all’aperto


GRAZIE  DUSTIN

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Una estiva visione di “Quartet”, sua prima regia

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Dustin Hoffman ci ha regalato, dopo le tante prove magistrali come attore, un gradevole primo film da regista con “ Quartet”, opera dove affronta con mano sicura e delicata il tema della vecchiaia. E’, questo, un tema difficile e preoccupante, specialmente per quella generazione dei baby boomers, che guarda con preoccupazione il suo avvicinarsi e osserva il modo in cui l’affrontano i fratelli maggiori. “Quartet”  si fa apprezzare subito per la scelta dell’ambientazione, la campagna inglese che circonda la casa di riposo per musicisti e cantanti: Beecham House, e per la fotografia, sempre su toni morbidi. La casa di riposo è la risposta collettiva di questi artisti alla loro uscita di scena dal mondo dello spettacolo organizzato, alla loro solitudine personale, alla vecchiaia.

Non a caso le frasi più belle del film sono quelle in cui i membri del “quartetto “riflettono sugli aspetti della solidarietà: “ In questa casa, ci prendiamo cura l’uno dell’altro”, o quando, per convincere la più recalcitrante a partecipare allo spettacolo organizzato in occasione dell’anniversario di Verdi, uno dei componenti del quartetto le spiega che finalmente potrà esibirsi senza tener conto della critica ma solo per il piacere del canto. Stare insieme, rielaborando le proprie esperienze ed i propri ricordi, e affrontando insieme la gestione di una vecchiaia che può essere ancora uno degli aspetti della “vita”. Come dirà la dottoressa dello staff medico della casa di riposo al momento della presentazione dello spettacolo: “ sono commossa e ringrazio tutti gli ospiti della casa per quello che ci danno. Per la voglia di vivere che ci trasmettono”

La preparazione dello spettacolo è l’occasione per regalare ancora la propria esperienza e sensibilità agli altri e contemporaneamente un po’ di passione a se stessi. Il tempo non è ancora finito ed è bella l’inquadratura dei due innamorati, perduti da troppo tempo, che si ritrovano stringendosi la mano, l’una nell’altra, proprio durante lo spettacolo. Immagini ben diverse da quelle che vediamo quotidianamente per i nostri cari che vivono insieme alle “badanti “ di turno. Persone sole insieme con altre persone sole. Nonostante i nostri sforzi, tutte lontane dai propri cari e dal mondo che scorre fuori della casa. Si potrà stare anche male, si potrà litigare e gioire, si potrà passeggiare e giocare nei giardini di Beecham House ma in una dimensione che continua ad essere sociale.

Una pagina particolare è anche data dalla scena in cui, all’interno di una lezione sul significato dell’opera lirica, si realizza un confronto fra l’anziano cantante lirico ed un ragazzo adolescente amante del Rap. E’ la musica, il sentimento che esprime, che unisce le due realtà apparentemente così diverse. Ancora una volta l’incontro fra l’esperienza e la giovinezza produce il risultato più bello e fa sì che il giovane rapper sia lo spettatore più attento ed entusiasta dello spettacolo.“Quartet”, dopo essere passato attraverso la descrizione dell’ambiente. della vita e dei sentimenti dei personaggi, si chiude con la ricongiunzione e l’esibizione degli artisti che avevano dato, tanti anni prima, un’interpretazione magistrale del Quartetto del Rigoletto il cui ascolto ci accompagnerà con i titoli di coda…… “ Bella figlia dell’amore, schiavo son de’vezzi tuoi; con un detto, un detto sol tu puoi le mie pene, le mie pene consolar. Vieni e senti del mio core il frequente palpitar, con un detto, un detto sol tu puoi le mie pene, le mie pene consolar…

 

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Autore: admin

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