Sauro BORELLI- Il giovane Kubrick (la riscoperta di “Fear and Desire)


 


Il mestiere del critico



IL GIOVANE KUBRICK

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La  riscoperta di “Fear and Desire” (“Paura e desiderio”) del 1953

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Stanley Kubrick è tornato? Sì e no. In effetti, è “saltato fuori” – grazie alla provvida iniziativa della distributrice Qmi – il suo primo film Fear and Desire (a lungo disconosciuto dallo stesso autore) realizzato tra il 1953 e il 1954 da un Kubrick venticinquenne già vicino da tempo all’ambiente del cinema, esercitando il mestiere di fotoreporter. In precedenza, giovane newyorkese con precise ambizioni registiche, il Nostro, poco più che adolescente, aveva messo in opera documentari e cortometraggi quali Il giorno del combattimento e Il sacerdote volante, ma suo fermo proposito era appunto quello di approdare a un lavoro narrativo a pieno titolo. Così è nato Fear and Desire un’autoproduzione con finanziamento famigliare che, rigorosamente essenziale e con l’intento palese di proporre un apologo pacifista, prospetta nella misura canonica di novantaminuti una serrata seppure astratta disamina contro la guerra.

Il fatto significativo di questa impreveduta sortita non costituisce, peraltro, l’aspetto di novità implicito nello stesso film, quanto piuttosto un dato ulteriore sulla fisionomia esistenziale e creativa di Stanley Kubrick. Si sa tutta la congerie di motivi tematici, delle variabili vicende, dei più originali scorci psicologici e simbolici del cinema kubrickiano. E, soprattutto, è già chiaro il raccordo via via montante da un film all’altro, anche se fondamentale si dimostra presto, in questo autore così determinato e resoluto, lo slancio, fors’anche la passione di affrontare e dirimere, di volta in volta, le questioni brucianti d’una realtà contraddittoria e spesso sfuggente.

In questo senso, Fear and Desire si dispone sullo schermo – anche al di là dello jato temporale con cui ci giunge – come la premessa sintomatica di una direttrice di marcia che con le successive, più intense realizzazioni cinematografiche, andrà consolidandosi in trattazioni, opere sempre più acutamente rivelatrici del divenire e della incalzante battaglia delle idee. Sin dal suo severo, austero incipit, infatti Fear and Desire entra nel vivo d’un dramma già in atto volto a perlustrare, indagare a fondo i rovelli, le passioni le paure, i desideri (in italiano il titolo suona appunto Paura e desiderio) di quattro soldati sperduti in territorio nemico e, ansiosamente, alla ricerca d’una via di salvezza.

Va detto subito che il film non chiarisce per niente che guerra si stia combattendo, quali siano le fazioni in conflitto e, ancor meno, perché sia in atto una tale contesa. Il dato di fatto più immediato è soltanto che i personaggi in campo sono animati dai più cruenti propositi. I quattro soldati vagano per terreni, monti e fiumi sconosciuti mossi esclusivamente dall’odio verso altri uomini soldati e, in ispecie, da una tensione destinata a sublimarsi nella violenza, nella prevaricazione, nel massacro. Il tutto raccontato, passo passo, con il fatalistico sconforto di non trovare, né sapere una possibile soluzione al loro dramma.

Stilizzato secondo un montaggio rotto, affannoso Fear and Desire è contrappuntato da dialoghi smozzicati, sarcastici manifesta, per chiari segni, tutti gli aspetti caratteristici delle opere prime: ovvero la smania di infoltire il racconto, le immagini, i movimenti di macchina, le espressioni interpretative in una ricorrente congestione globale. Dire tutto e dirlo precipitosamente, senza alcun approdo plausibile. Certo, benché alle prime prove, Kubrick si dimostra già attrezzato nell’articolare un racconto incisivo, tanto che il tetro “bianco e nero” dell’intiera vicenda si condensa, comunque, in un film di originale estro, anche al di là di tutte le carenze, i compiacimenti e le semplificazioni affioranti da una traccia in fin dei conti pretenziosa ma vaga.

C’è inoltre in questo pur incompiuto dramma pacifista una pulsione sempre viva, palpitante per una visione e un trasporto incondizionato verso uno slancio antimilitarista e civile che presto, con il mirabile Orizzonti di gloria e l’ancor più incisivo Full Metal Jacket, Stanley Kubrick metterà in campo in anni più tardi in una sua tutta personale lotta contro la guerra, violenza, aggressioni dovunque e comunque si manifestino. Kubrick, insomma, anche nei suoi primi cimenti e, in ispecie in questo suo redivivo Fear and Desire, è e resta sempre Kubrick, un cineasta di genio e un uomo di civilissime passioni.

Autore: admin

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