Franco LA MAGNA – Delirio mistico di Malick (sugli schermi “To the wonder”)

 

 

Il film della settimana

DELIRIO MISTICO DI TERRENCE MALICK

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Dopo “The tree of life” ecco “To the wonder”


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Prosegue inarrestabile il delirio mistico di Terrence Malick (“La rabbia giovane”, “La sottile linea rossa”). Dopo “The tree of life”, che pur giudizi positivi aveva suscitato nella critica (forse meno nel pubblico) per la sua ricerca dell’assoluto, con “To the wonder” (2013), uscito più o meno clandestinamente nelle sale, l’ex regista maledetto tornato al cinema onusto di spiritualismo e fremiti escatologici, prosegue il sempre più personale e contorto percorso di analisi dell’amore e della bellezza, epicizzando (aiutato da un insopportabile e misticheggiante voce fuori campo) i semplici gesti della quotidianità. Nel tentativo di attribuire alle miserie degli esseri umani un improbabile contatto con Dio, Malick sceglie come archetipo la più banale delle vicende, assumendola a paradigma dell’idea filosofica dell’amore.

Una francese (Marina) malmaritata con bimba a seguito incontra un americano  che la porta con se negli States. Ma dopo una prima trance de vie e “d’amor fou” cominciano i primi dissapori. L’uomo indugia, madre e figlia (che inizia a mostrare una sempre più manifesta insofferenza nei confronti dell’uomo) tornano in Francia, anche perché scade il visto di soggiorno. Rimasto in America lui incontra Jane, una vecchia conoscenza. Si amano. L’amore francese sembra lontano, ma nel frattempo si modifica anche la condizione esistenziale di Marina. Abbandonata dalla figlia (che torna a vivere con il padre) decide di tornare negli Stati Uniti dove finalmente si unisce in matrimonio con Neil. L’armonia è solo apparente e  presto si spezzerà.

A complicare il non-racconto (Malick inorridisce se si parla di trama), un’afasia che probabilmente è indicatore d’incomunicabilità  (la storia in se sembra solo un viatico verso Dio, un pretesto ad introdurre una ridondanza di belle immagini, la bellezza della natura contrapposta a brutture e lordure create dall’uomo) interviene anche un prete in “crisi vocazionale”, che tuttavia non rinuncia al suo magistero e lo conduce come san Cristoforo, portandone il peso che da un momento all’altro potrebbe schiacciarlo. Ma alla lunga tutto si sovraccarica in una artificiosità macchinosa che inevitabilmente conduce alla noia, al fastidio di assistere ad una specie di “samsara”. “To the wonder” è un film sgradevole, un esercizio di stile costruito su una “ tesi” cara al regista: quella dell’ineluttabilità del destino dell’uomo inevitabilmente spinto verso Dio.

Autore: admin

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