Sauro BORELLI- Vite allo sbando (“Uomini di parola”, un film di F.Stevens)

 

 

 

 

Il mestiere del critico


VITE ALLO SBANDO

Locandina Uomini di parola

 

“Uomini di parola”, un film dell’attore produttore F.Stevens

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All’apparenza, Uomini di parola, “opera prima”di Fisher Stevens (già attore e produttore di originale piglio), potrebbe essere definito un film permeato da nostalgico rimpianto per un cupo passato di malavita e di desolanti avventure. Per di più, la storia su cui si regge la stessa pellicola risulta sorretta, animata variabilmente da tre attori-feticcio quali il sempre istrionico Al Pacino (Val), l’infido Christopher Walken (Doc) e l’enigmatico Alan Arkin (Hirisch) che, in una Los Angeles tetra e periferica vagano per bordelli e squallidi abituri cercando di ripristinare – dopo quasi trent’anni di lontananza – rischiosi rituali delinquenziali e residue pendenze vendicative.

In particolare, Val, un Pacino più che mai in vena di autodegrado, rispunta fuori dalla galera dopo 28 anni di pena scontata, lui solo, per non aver voluto fare il delatore. E comunque, accolto, alla sua sortita dall’amico Doc (peraltro incaricato da uno spietato capomafia di uccidere proprio lo stesso Val, pretestuosamente accusato di aver liquidato a suo tempo il figlio del suo persecutore). Ritmato da una scansione misurata e sapiente, Uomini di parola segue passo passo i giorni, le notti deprimenti dei due ritrovati amici che presto riveleranno l’uno all’altro i rispettivi inesorabili ruoli: Val sarà la vittima predestinata, Doc il suo assassino designato. Poi, però, le cose si mettono in tutt’altro modo. Nel loro peregrinare, nel loro straparlare di tutto e di niente – i dialoghi disinibiti risultano frutto della brillante sceneggiatura di Noah Haidle – prende corpo quasi impercettibilmente la perlustrazione esistenziale di vite allo sbando e, tuttavia contrassegnate, al di là di tutto, da codici comportamentali, persino da una sorta di morale che non consentono deroghe né escamotage di sorta.

Vengono in mente, ripensando alle immagini scabre, alle frasi recise di Uomini di parola, qualche pensiero alto e certe atmosfere intense di illuminazioni poetiche folgoranti quali i versi non dimenticati di Quasimodo per testimoniare, appunto, la sindrome basilare di Val e di Doc (col redivivo e poi subito spento Hirsch): “Ognuno sta solo sul cuor della terra / trafitto da un raggio di sole: / ed è subito sera”. C’è, del resto, un tono di fondo che sorregge la storia imbastita da Fisher Stevens attorno e dentro personaggi segnati, si direbbe, da un “male di vivere” fatale, inconsolabile. Soltanto, infatti, spingendo verso le strenue conseguenze le loro “vite vendute”, i tre picari, anche loro malgrado, sublimeranno le loro rovinose parabole umane in un epilogo cruentissimo e senza scampo.

Di tanto in tanto, nel chiaroscurale décor di una realtà frantumata tra fabbriche dismesse e luoghi marginali, affiorano le figure femminili aureolate da una specie di nativa bontà e prodigo afflato solidale – la nipote di Doc, soccorrevole cameriera, e la figlia di Hirsch, infermiera di stoica tempra –: ma la loro presenza non allevia, certo, la malinconia di questa favola nell’insieme gradevolmente semplice e decontratta nel suo intento di fondo.

Da notare che Uomini di parola arieggia, per certi versi, ad alcuni altri film di analogo impianto narrativo e plausibile approdo morale. Pensiamo, in ispecie, a Vivere alla grande (1979) di Martin Brest – una garbata, agroilare commedia giostrata su tre vecchi pensionati (Art Carney, Lee Strasberg, George Burns) –; e a Due Tipi incorreggibili (1986) di Jeff Kanew – “ritorno di fiamma” anch’esso all’insegna dell’avventura tardiva di due grintosi ex galeotti impersonati per l’occasione da un riflessivo Burt Lancaster e da uno scatenato Kirk Douglas. L’importante è che in tutti questi film, quello attuale di Stevens e gli altri più vecchi ora ricordati, si prospettano sullo schermo con vicende forse risapute ma riscattate pregevolmente da un’innegabile dignità di rappresentazione. Non è poco.

Autore: admin

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