Gigi GIACOBBE- Gli eccentrici mosaici di Bob Wilson (“The old woman” al Festival dei Due Mondi di Spoleto)




Festival dei Due Mondi


GLI ECCENTRICI MOSAICI DI BOB WILSON

“The Old Woman” di Bob Wilson al Teatro Nuovo di Spoleto


Il Teatro Nuovo di Spoleto, per la 43ª edizione del Festival dei due Mondi, è affollatissimo alla “prima” di The old woman dello scrittore surrealista russo DannilKharms. Il motivo è che trattasi d’uno spettacolo allestito da Bob Wilson, ormai da un quinquennio  presenza fissa della cittadina umbra e che i due protagonisti sono il ballerino russo Mikhail Baryshnikov e l’attore americano Willem Dafoe, come dire, due star internazionali per riunire nell’amore e nel disarmo le due più potenti nazioni del mondo.

Il primo recita in russo, il secondo in inglese, entrambi sottotitolati in italiano, giusto per comprendere lo spirito d’uno scrittore di Sanpietroburgo che tanto scrisse per l’infanzia, il cui vero cognome era Juvačëv, appartenente ad una famiglia antizarista, fondatore del movimento futurista Oberiu assieme al pittore Malevič e altri artisti, autore di scritti teatrali che ci rimandano al mondo assurdo di Beckett e Ionesco, tali da fargli guadagnare la fama di drammaturgo geniale e folle e che, arrestato varie volte e condannato ai lavori forzati, morì nel 1942 all’età di 37 anni in una clinica psichiatrica detentiva di Novosibirsk.

Invero The old woman, (La vecchia signora) non so se è stato scritto per i bambini, visto il plot di tipo noir, con ossessive ripetizioni di frasi e concetti, quasi dei calembour ricchi di non-sense espressi in modo seriale, come le musiche di Wim Mertens o di Michael Nyman o le serigrafie di Keith Haring o di Andy Warhol. Anche perché prima dello spettacolo, un sipario in bianco e nero raffigurante campagne alberate, case e monti e disegnini infantili lungo tutto il perimetro della tela, attraversata al centro da un cagnolino rosso luccicante e dalla silhouette d’un funambolo con pantaloni gialli e frac azzurro, poteva far pensare che lo spettacolo potesse essere indirizzato ad un mondo infantile, così come avvenuto per il recente Odyssey al Piccolo di Milano.

Mi sbagliavo, perché il racconto, scandito in varie scene, prosegue con la scansione d’un puzzle: tante tesserine che compongono le varie scene (lo spettacolo, questa volta, stranamente, dura un’ora e mezza senza intervallo) per cui alla fine sarà lo spettatore a metterle nella giusta sequenza. C’è anche da dire che Baryshnikov e Dafoe sembrano due gocce d’acqua, entrambi vestiti di nero, con trucco pesante sul viso e marcate occhiaie attorno gli occhi, capelli ondulati e ciuffo verso sinistra il primo verso destra il secondo, riconoscibili in particolare per la cravatta che porta il primo e la farfalla del secondo, naturalmente nere.

Le parole sembrano superflue in questo spettacolo anche se una mini sinossi, accostabile a quei primi telefilm in bianco e nero di Hitchcock,  potrebbe riassumersi in un uomo che incontra nel cortile di casa sua una vecchia signora con un grande orologio in mano senza lancette, alla quale viene chiesta l’ora, comparendo successivamente quella donna morta stecchita nella casa di quell’uomo, quasi certamente uccisa da lui. Il problema sarà come liberarsi di quel cadavere, che probabilmente sarà fatto a pezzi, messo in una valigia e gettato poi in un pantano.

Amen. Altro che storia per bambini. Piuttosto uno spettacolo che ha messo in luce le doti interpretative, clownesche, danzanti anche di Defoe, entrambi colti verso la fine in posture che si rifacevano all’osannato Eistein on the beach, e tutti i funambolismi scenici di Bob Wilson, le sue proverbiali e magiche luci in grado di far volare gli spettatori in mondi onirici, popolati anche anche da galli e galline e in grado di rendere rossa la lingua di Dafoe, di verde il viso di Baryshnikov. Un esempio di frasi seriali: “La fame inizia così’: ti senti attivo al mattino, poi arriva la debolezza, poi arriva la noia, perdi la lucidità mentale e l’ardore…”, oppure: “E’ meglio che la birra scorra liberamente perché è contro natura che stia ferma”. Spettacolo salutato alla fine da ovazioni e applausi interminabili, con Bob Wilson assente, a pensare già all’allestimento d’un nuovo spettacolo.-

Autore: admin

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