Gigi GIACOBBE- Lo sguardo ossessivo (“Pornografia” di Gombrowicz a Spoleto 2013)



Spoleto 2013


LO SGUARDO OSSESSIVO

 

“Pornografia” di Witold Gombrowicz ,  regia  di Luca Ronconi, al  Festival dei due Mondi


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Già con Quel pasticciaccio di Via Merulana di Gadda Luca Ronconi aveva dato avvio nel 1996 ad un nuovo modo di mettere in scena il soggetto romanzo, consistente in particolare nel far “dire” agli attori non solo le battute in prima persona ma anche le didascalie in terza persona. Un metodo ripreso adesso in Pornografia, un romanzo del 1962 dello scrittore e drammaturgo polacco Witold Gombrowicz, messo in scena da Ronconi nello storico e grazioso Teatro Francesco Torti di Bevagna ( 251 posti, 4 file di piccoli palchi, volta dipinta da Mariano Piervittori raffigurante angioletti e ninfe danzanti a 35 km distante da Spoleto) all’interno della 56ª edizione del Festival dei due Mondi diretta da Giorgio Ferrara. Non inganni il titolo, perché di Pornografia come la intendiamo noi occidentali attraverso le pellicole di Rocco Siffredi e delle varie Selen e Ciccioline, ce n’è ben poco, niente direi. Lo stesso Gombrowicz all’uscita del romanzo ebbe a dire che si trattava solo d’un titolo ironico.

E’ un’opera piuttosto sull’ossessione e sulla tragedia del guardare, che potrebbe trovare la sua sintesi in quei dipinti di Vigilio Guidi raffiguranti solo occhi disposti in lungo e in largo su tutta la tela. Il plot, all’apparenza semplice ma con risvolti noir, si svolge a Varsavia durante la guerra in Polonia al tempo in cui due buontemponi avanti negli anni, Witold e Federico, rispettivamente Riccardo Bini (somigliante in modo incredibile allo stesso Ronconi) e Paolo Pierobon, un Dmitrij dostoevskiano quasi sbucato fuori da quel capitolo dei Fratelli Karamazov incentrato sulla Leggenda del Grande Inquisitore, incontrano in una casa di campagna, dove sono ospiti, una coppia di adolescenti, Enrichetta e Carlo, che ai loro occhi appaiono libidicamente attratti da una passione reciproca, da qualcosa molto vicino al sentimento dell’amore. I due voyeur, senza morbosità apparente ma con alcune trovate intelligenti, banali quasi, come una gita in collina o un incontro casuale, conducono i due giovani a concretizzare la loro unione.

In realtà sono queste trovate a fa capire allo spettatore il senso del desiderio, che qui viene esibito, ostentato e rappresentato, quale vero significato della pornografia. Una Pornografia non relativa all’atto osceno o alla sessualità, ma al vero desiderio che si presenta come tale quando viene depauperato da ogni sovrastruttura e condizionamento. E bisogna aggiungere che in queste condizioni il desiderio svela una serie di categorie che tendono a venire meno, come la vecchiaia, ormai prossima a quelle due eccentriche figure, l’invidia della vigoria e bellezza perdute, la tristezza per quella libertà e spensieratezza forse non pienamente vissute. Insomma la vera Pornografia per Gombrowicz e Ronconi è quella del sentimento che viene messo a nudo e obbliga l’essere umano a guardarsi dentro, riconoscendosi scontento e appagato, vittima e carnefice, buono e crudele, falso e leale, coraggioso e pauroso e così via cantando.

La vera Pornografia è trasgressiva perché svela la vita interiore dell’uomo che diventa spettatore di sé stesso. La falsa Pornografia, ovvero l’oscenità, è solo banale omologazione. Durante le tre ore e mezza di spettacolo scorrono sulla scena nuda e nera di Marco Rossi poltrone sedie e arredi vari, pure due mega-macchine agricole d’antan e accanto alla coppia Bini-Pierobon un gruppo di attori, ben presenti sulla scena e tutti all’altezza dei loro ruoli, quali Ivan Alovisio, Loris Fabiani, Davide Fumagalli, Lucia Marisansalta, Michele Nani, Franca Penone, Valentina Picello, Francesco Rossini. Lo spettacolo è coprodotto dal Centro Teatrale Santacristina e dal Piccolo Teatro di Milano dove sarà in scena nella prossima stagione.

Autore: admin

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